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“The void – Il vuoto”: la recensione

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Orrori dal passato

Se c’è una cosa che gli horror di oggi tengono a voler dimostrare, sia consapevolmente che inconsapevolmente, è quella insana voglia di soppiantare ogni tipo di riferimento alla cara vecchia scuola registica di una volta, fatta di pura creatività a tutto tondo ed effetti speciali artigianali, sostituiti ora rispettivamente da solite trame a base di spaventi fini a se stessi ed effetti visivi digitali.

Ma ogni tanto, ancora adesso, c’è chi ci da’ un taglio a quest’appiattimento del linguaggio registico odierno ed ecco quindi che due registi come Jeremy Gillespie e Steven Kostanski azzardano ad un tuffo nel passato con una pellicola come The void – Il vuoto, ovvero un puro e diretto atto d’amore verso il cinema della paura che fu, quello generato da menti grandiose e tramandato nel tempo, intento ad aprire nella mente degli spettatori un accenno di paura mischiato al puro citazionismo sfrenato, gesto anche commovente a ben vedere.

Insomma The void – Il vuoto ha la funzione di voler basare la sua riuscita su ciò che viene raccontato e non sulla solidità narrativa in sé, utilizzando per l’occasione un cast di volti poco conosciuti come Aaron Poole, Kathleen Munroe, Ellen Wong, Daniel Fathers e Kenneth Welsh.

La clinica degli orrori

In una notte come tante, dentro ad una clinica ospedaliera, irrompe l’agente Daniel Carter (Poole) assieme ad uno sconosciuto sporco di sangue, trovato per la strada che vagava nel buio.

Il loro arrivo porterà però con sé una serie di avvenimenti sconcertanti, come il comportamento assurdo di alcune persone e l’improvvisa apparizione di un gruppo sconosciuti incappucciati, situati intorno all’ospedale ed armati di pugnali.

In più, qualcosa si nasconde nei sotterranei dell’edificio, ed andare a vedere di cosa si tratta ne trarrà delle risposte alquanto agghiaccianti.

Trivia movie horror

Si era data per morta ormai una certa creatività nel campo del cinema horror, oggi adeguatosi su storie di fantasmi o trasposizioni e remake di sicuro impatto, senza però lasciar alcun segno da tramandare a livello visivo e formale; The void – Il vuoto, fregandosene altamente di queste tendenze, viene fuori dal cilindro del duo Gillespie/Kostanski con le migliori intenzioni, gestendo ottimamente tutta la sua ispirazione in riguardo e sorreggendosi esclusivamente sul concetto “vecchia scuola” in modo a tratti toccante.

E’ una sorta di trivia per appassionati del genere horror questa pellicola, la quale apre le danze nel modo più carpenteriano possibile (cioè memore di John Carpenter), attingendo ad un misto di titoli come Distretto 13 – Le brigate della morte, Halloween 2 – Il signore della morte, La cosa e Il signore del male, per poi proseguire strizzando l’occhio ad un autore come David Cronenberg e saccheggiando la visionarietà del mondo di Clive Barker a più non posso, senza disdegnare un certo amore per il nostro Lucio Fulci, il cui …e tu vivrai nel terrore! L’aldilà si scopre essere il maggior punto di riferimento per questo The void – Il vuoto e i suoi due registi.

Avete quindi letto bene ciò che vi aspetta da quest’opera, un prodotto che assolutamente intende creare una storia inquietante senza seguire un nesso logico, sorreggendosi su un canovaccio esile (la seconda parte è debole nelle spiegazioni ma potente a livello visivo) e sfoggiando effetti speciali di trucco ricchi di splatter, come solo una volta si sapeva fare.

Ad oggi sono film come The void –Il vuoto che ci ricordano da dove vengono determinati spaventi cinematografici, di quelli che ancora fanno scuola.

Mirko Lomuscio