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“Gli sdraiati”: la recensione

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Generazioni Archibugi

Dopo aver portato sugli schermi il remake di un film francese come Cena tra amici, grazie al lungometraggio Il nome del figlio, la regista italiana Francesca Archibugi trae ispirazione da un noto libro di Michele Serra e porta sugli schermi Gli sdraiati, un’opera generazionale che parla dello scontro tra un padre e suo figlio, sullo sfondo di una serie di problematiche famigliari.

Non nuova a discorsi del genere, se calcoliamo sue regie passate come L’albero delle pere e l’esordio Mignon è partita, l’Archibugi per questo ennesimo confronto giovani/adulti prende al suo cospetto un cast capitanato dalla presenza di Claudio Bisio, che ricopre i panni del genitore protagonista della vicenda qui narrata, affiancato dall’adolescente Gaddo Bacchini nei panni del suo problematico figlio.

Completano il tutto la presenza di attori affermati come Antonia Truppo, Gigio Alberti, Barbara Ronchi, Sandra Ceccarelli, Donatella Finocchiaro e Cochi Ponzoni, più una combriccola di volti adolescenziali come quelli di Nicola Pitis, Nicolò Folin, Gabriele di Grali, Massimo de Laurentiis e Ilaria Brusadelli; quest’ultimi elementi di contorno che dovrebbero dare il giusto ridimensionamento all’argomento generazionale trattato in questo Gli sdraiati.

Padre e figli

Conduttore di un noto programma televisivo, Giorgio Selva (Bisio) è un uomo divorziato che si prende cura del suo figlio diciassettenne Tito (Bacchini), un ragazzo con cui vive un rapporto alquanto particolare se non problematico.
Sempre in compagnia della sua scalmanata combriccola di amici, il giovane crea soltanto dubbi in suo padre, uomo messo già in crisi dal suo matrimonio fallito.

Ulteriore dilemma è l’entrata in scena di Rosalba (Truppo), una donna che visse una storia clandestina con Giorgio e che è madre di una ragazza diciassettenne, Alice (Brusadelli), compagna di classe di Tito.

Il dubbio però sorge spontaneo; che siano entrambi figli del medesimo uomo?

Per Giorgio cominciano una serie di eventi scatenanti che possono metterlo di fronte a evidenti complicazioni, come la probabile storia d’amore che i due adolescenti stanno vivendo.

Gioventù odiata

Sarà che ormai la Archibugi in quanto rapporto giovani/adulti abbia già detto abbastanza, oppure che ciò che sulla carta, nello scritto di Serra, risultava essere materiale più incisivo su grande schermo acquisisce meno rilevanza, ma Gli sdraiati è un’opera che veramente non riesce a colpire nel segno in ogni sua parentesi o argomento trattato.

Questo lungometraggio tende a voler analizzare tale delicato tema generazionale mettendo un Bisio, alquanto fuori parte, alle prese con un figlio odioso quanto antipatico come il Tito di Bacchini, e non sono simpatici neanche la combriccola di amici di contorno; l’errore è che si punta ad empatizzare per loro, ma tale caratterizzazione estrema non fa altro che renderceli insopportabili ad occhio nudo, senza arrivare quindi al dunque stabilito dalla Archibugi in quanto narratrice.

Inoltre Gli sdraiati contorna il tutto con situazioni profonde, ma che in verità risultano essere solo a sé stanti, senza una degna motivazione di esistere (la parentesi sentimentale con la barista interpretata dalla Ronchi, quella politica con la Finocchiaro) o senza chiudere nel modo giusto (il rapporto tra Giorgio e il genero Pinin di Ponzoni, la stessa situazione che vede coinvolta la Rosalba della Truppo).

Ulteriore elemento deleterio un alone di noia perenne, dovuto sia a mancanza di ritmo che ad argomenti da trattare .

E alla fine, purtroppo, non potrete fare a meno di odiare questi giovani “sdraiati”.

Mirko Lomuscio