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“Malarazza (Una storia di periferia)”: la recensione

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Crimine neorealista

In questi tempi italiani il genere crime è nel pieno della sua produzione, grazie al successo di serie tv come Romanzo criminale, Gomorra e Suburra, prodotti incentrati sulla potenza attuale dei temi trattati, centro nevralgico delle drammatiche storie periferiche.

Ad azzardare un’analisi del genere ora è un lungometraggio come Malarazza (Una storia di periferia), opera seconda del giovane autore Giovanni Virgilio, incentrato sulle burrascose vicende delle strade abitate nei sobborghi di Catania e, soprattutto, del quartiere chiamato Librino.

Storie di malavita e droga, di donne forti e uomini deboli, questo film conta quindi sulla vincente presenza di un cast all’altezza, nonostante non tutti siano dei nomi altamente noti del nostro panorama, d’altronde pur sempre di un’opera indipendente si tratta; quindi a recitare in questo Malarazza (Una storia di periferia) troviamo i volti di Stella Egitto, Paolo Briguglia, David Coco, Cosimo Coltraro, Antonio Frasca Spada e Lucia Sardo, coinvolti in un contesto neorealista attuale intenzionato a portare un briciolo di verità nella trama qui narrata.

Sulle strade di Catania

A Catania, nel quartiere di Librino, il nome Malarazza apparteneva ad una potente famiglia, la quale era a capo di un grosso giro malavitoso e dedito ai crimini più proficui.

Oggi, tale nome non conta più nulla e l’unico a doverne fare i conti è Tommasino Malarazza (Coco), un uomo ridotto alla vita sedentaria e non più figura importante nella zona, sposato con la bella Rosaria (Egitto) e padre del giovane Antonino (Frasca Spada).

Non essendo una persona esemplare, Tommasino svolge un’esistenza votata all’autodistruzione, creando così un vortice di conseguenze che porteranno la sua famiglia verso un drastico obiettivo, presente tra le strade di quel malfamato quartiere dove abitano.

Vecchia maniera con pregi e difetti

Con lo sguardo sincero di un film che vorrebbe raccontare una pagina tragica tutta italiana, Malarazza (Una storia di periferia) si pone con l’ottica di un prodotto ben congegnato e descritto sotto tale aspetto, portando il regista Virgilio ad approcciare verso la storia del film uno stile che molto si rifà al cinema di una volta.

Infatti, con questo lungometraggio, possiamo osservare ad una narrazione che riecheggia la drammaticità e il tocco neorealista di opere anni ’80/’90 come il dittico Mery per sempre e Ragazzi fuori, entrambi di Marco Risi, senza disdegnare alcune strizzate d’occhio ad altro cinema (la parentesi dedicata ai trans guarda in più di un momento a Pedro Almodovar); Malarazza (Una storia di periferia) inoltre presenta una buona direzione degli attori, sfoggiando una Egitto ben in parte più la valida presenza di Briguglia (è il fratello travestito di Rosaria), Coco e il giovane Frasca Spada, sulla cui presenza ruota tutta la credibilità dell’intera vicenda.

Eccetto qualche sbavatura nella messa in scena (un paio di omicidi mostrati in modo superficiale), quest’opera di Virgilio è degno cinema vecchia maniera; un pregio per chi è un nostalgico e un fedele alla regia di mestiere di una volta, un difetto se invece andate alla ricerca di un approccio moderno simil – Gomorra.

Comunque sia Malarazza (Una storia di periferia) è un film che merita una sua visione, su questo non c’è dubbio.

Mirko Lomuscio