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Rocco Chinnici magistrato omicidio Peppino Impastato, la svolta del caso

ULTIMO AGGIORNAMENTO 18:35
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Rocco Chinnici è stato un brillante magistrato italiano che si occupò della lotta contro la mafia, portando ad una svolta sull’omicidio Peppino Impastato.

Rocco Chinnici
Rocco Chinnici

Rocco Chinnici è stato un magistrato italiano molto importante che diede un contributo notevole contro la lotta alla mafia e portò ad una svolta sull’omicidio di Peppino Impastato.

Nel 1980, quando Cosa Nostra uccise il capitano dell’Arma dei Carabinieri Emanuele Basile e Gaetano Costa, amici dell’uomo, Chinnici decise di istituire il primo pool antimafia.

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Fu proprio lui dunque che istituì per la prima volta una struttura collaborativa dei vari magistrati dell’Ufficio, che si impegnassero a lottare contro le organizzazioni mafiose.

Ne fecero parte anche nomi molto importanti di magistrale del calibro di Paolo Borsellino e Giuseppe Falcone.

Rocco Chinnici, lotta per la legalità

Rocco Chinnici
Rocco Chinnici

Rocco Chinnici impegnò la sua intera vita per combattere contro la criminalità, individuando spesso patrimoni dei mafiosi e cercando di fare una attenta analisi sulle origini e lo sviluppo della mafia.

Nel 1978 si occupa del caso di Peppino Impastato, un attivista e giornalista di Cinisi che fu terribilmente ucciso dalla mafia.

L’uomo, figlio di un boss mafioso, si dissociò presto dalla sua discendenza familiare e si oppose a qualsiasi forma di criminalità, fondando Radio Aut dove parlava e sbeffeggiava spesso i capi mafiosi.

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La mafia decise di togliere di mezzo Impastato e provò poi a depistare le indagini dell’omicidio facendo passare questo incidente come suicidio, posizionando il corpo dell’uomo tra i binari di un treno e disponendo al di sotto di questo un carico di tritolo.

Nel maggio del 1984 ci fu una grande svolta del caso dell’omicidio di Peppino Impastato poiché sulla base delle indicazioni del giudice consigliere istruttore Rocco Chinnici si riconobbe la matrice mafiosa di questo delitto.

Nel frattempo però nel luglio del 1983 quest’ultimo fu assassinato dalla mafia quando una Fiat 126 verde fu imbottita di 75 kg di esplosivo e parcheggiata davanti casa sua, facendolo saltare in aria non appena si trovò nei pressi dell’automobile.