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Toni Santagata, quella volta che fu censurato dalla Rai: ecco il motivo

ULTIMO AGGIORNAMENTO 14:43

Toni Santagata è morto improvvisamente ad 85 anni. Il cantautore fu censurato dalla Rai per circa un decennio. Ecco il motivo.

Toni Santagata (Facebook)
Toni Santagata (Facebook)

Questa mattina, domenica 5 dicembre, Toni Santagata è morto nella sua casa a Milano. Il cantautore pugliese aveva 85 anni e fra qualche giorno, precisamente il 9 dicembre, avrebbe compiuto 86 anni. A dare la notizia della sua scomparsa è stata la moglie Giovanna Isola.

Il cantautore, compositore e conduttore radiofonico è stato molto popolare negli anni Settanta e Ottanta. Una lunga carriera che gli ha permesso di girare l’Italia e all’estero, e persino cantare al Madison Square Garden di New York, oltre a fare il record di voti all’edizione di Canzonissima nel 1974.

Portò il folclore pugliese a livelli popolati, conquistando le classifiche e le radio dell’epoca con canzoni come Quant’è bello lu primm’ammore e Lu maritiello. Ma non tutti sanno che Toni è stato censurato dalla Rai per diverso tempo, a seguito di un verso del brano che fece impallidire la cast e democristiana televisione di Stato. Ecco come sono andate le cose.

Toni Santagata, vittima della censura Rai

Tra le vittime della censura Rai c’è stato anche l’insospettabile Toni Santagata. Il cantautore, autore di canzoni di successo, negli anni Sessanta fu escluso dai canali di viale Mazzini per una frase che diede “scandalo”.

La frase incriminata appartiene ad una delle canzoni più popolari del repertorio musicale italiana: Quant’è bell’ lu primm’amore. La canzone ha conquistato grandissime personalità di spicco del nostro paese, si tratta del pittore Renato Guttuso, del presidente della Repubblica Sandro Pertini e i registi Pier Paolo Pasolini ed Eugenio Montale.

Tutti loro amavano canticchiare la canzone. Peccato che il ritornello della canzone “Quant’è bell’ lu primm’ammore, lu secondo è chiù bell’ ancòr” diede scandalo per la tv dell’epoca, tanto che fu bandita dalla Rai del tempo. D’altronde era la stessa Rai che proibiva la calzamaglia color carne alle gemelle Kessler e contestò l’ombelico della Carrà.

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Dopo circa dieci anni in cui la Televisione di Stato vietò a Santagata di cantare la canzone nel testo originale, dovette ricredersi e riabilitare così la canzone, invitando il cantautore a Canzonissima nel 1974.