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Il Primo Re, la storia vera dietro il film: davvero sensazionale

ULTIMO AGGIORNAMENTO 12:00
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Il Primo Re, un film di Matteo Rovere. Scopriamo la vera storia che si cela dietro il film. Davvero sorprendente. 

Questa sera in prima serata su Rai 4 andrà in onda il film della nascita di Roma. Il Primo Re, una pellicola interamente girato in protolatino che ha per protagonisti Romolo e Remo. Nel ruolo dei dei due gemelli troviamo Alessandro Borghi e Alessio Lapice. Le vicende storiche e quelle mistiche si intrecciano in un film potente e ambizioso. Dietro la pellicola c’è stato uno studio approfondito del Lazio di epoca preromana. Nonostante tratta di temi legati al mito, il film ha ricostruito con fedeltà l’ambiente naturale e gli oggetti materiali che caratterizzavano territorio e la società del VIII Secolo a.C.. Scopriamo la storia vera dietro il film.

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Il Primo Re, la nascita di Romolo e Remo: tra mito e realtà

Il “Primo Re”, la pellicola sulla fondazione di Roma, riesce a coniugare realismo, azione e proto–latino, trasformando la nota leggenda in “storia”. O, almeno, in una versione possibile della storia. Esteticamente perfetto, l’inquietante racconto diventa realtà grazie a regia ed attori.
Le immagini riescono letteralmente a catapultare lo spettatore nella vicenda, ricostruendo una storia per noi oramai lontanissima, avvicinandola e rendendola profondamente contemporanea.

Romolo e Remo sono due gemelli. Travolti da un’improvvisa e violenta esondazione del Tevere, si ritrovano senza più una terra e senza un popolo a cui appartenere. Catturati dai guerrieri della nemica Alba Longa, vengono resi prigionieri ed obbligati a combattere in violentissimi duelli nel fango, insieme e contro altri schiavi. E’ Romolo allora ad avere l’intuizione, si offre di lottare contro il fratello Remo. Con grande astuzia i due riescono a scatenare una grande rivolta e a fuggire via, liberando tutti gli altri prigionieri. Inizia qui la loro leggenda.

Con un mix perfetto tra storia, leggenda e romanzo, negli occhi di Romolo e Remo e nella loro ferocia, riecheggia il ricordo epico di un popolo che a scapito della sua decadenza ancora esiste e resiste, che forse ha dimenticato il suo passato, distratto dalla routine, dalla civilizzazione e dalla incivilizzazione, dal finto pudore e dalla paura della morte.

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Schiacciato da una società volgare, costrittiva e accelerata tanto da perdere il suo talento e la sua energia viscerale e fiera. Un popolo che non sa più ricordare e che se anche non racconta più le proprie gesta alle nuove generazioni ancora oggi possiede quel daimon delle genti antiche.
Forse un giorno torneremo a ricordare da dove veniamo e chi sono stati i nostri padri.