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Ottavia Fusco Squitieri, ESCLUSIVA: “Mio marito Pasquale un vero intellettuale, sia scomodo che preveggente”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 12:23
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Il rapporto tra Ottavia Fusco e Pasquale Squitieri è stato profondo. Ed è proprio per questo che l’attrice ne ha parlato ai nostri microfoni.

ottavia fusco
Ottavia Fusco e Pasquale Squitieri (Fonte: Instagram)

Ottavia Fusco è una grandissima attrice. Tanti gli spettacoli teatrali a cui  ha preso parte e di cui è stata protagonista. Nella sua vita però uno degli aspetti più importanti è senza alcun dubbio stato il suo rapporto con  il grande regista Pasquale Squitieri, colui che è stato suo marito. Ed ecco che, a poco più di tre anni dalla sua morte, la donna ha voluto ricordarlo ai nostri microfoni, dandone un ritratto sia umano che professionale.

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Ottavia Fusco Squitieri, ESCLUSIVA: “Mio marito un intellettuale scomodo e preveggente”

Ottavia Fusco Squitieri (Fonte Instagram)

Qual è il primo ricordo professionale che le viene in mente pensando a suo marito?

Il primo pensiero va a uno spettacolo teatrale, ‘Lettera al Padre’ di Franz Kafka, con cui abbiamo debuttato al Festival di Taormina. Quello è stato il primo lavoro che abbiamo fatto insieme. Se però devo pensare a un film dico ‘Io e Dio’. Era in bianco e nero, ma è stato un vero e proprio concentrato di puro talento. Da quella pellicola se ne possono fare almeno altre 20. Insomma, si può dire, che fin da giovane, Pasquale Squitieri prometteva di diventare quello che poi è diventato“.

La carriera di suo marito inizia con degli spaghetti western e con lo pseudonimo di Wiliam Redford…

Il suo primo film, prodotto da Vittorio De Sica, è stato ‘Io e Dio’. Dopodiché lui si è divertito a fare un paio di spaghetti western prima di passare a dei film impegnati. Comunque di quelle pellicole lui aveva sempre un ricordo molto bello e divertito“.

A un certo punto, come lei ha detto, Pasquale Squitieri ha iniziato impegnarsi di tematiche storiche, politiche e sociali estremamente importanti e delicate, come la mafia e il terrorismo. Da che cosa è dipesa questa scelta e questa svolta?

Mio marito incarnava il vero intellettuale. Lui aveva una personalità estremamente curiosa, anche per questo ha scelto di entrare in politica. Il suo obiettivo era quello di vedere dall’interno il funzionamento del potere e capirne certi meccanismi. Poi comunque non dobbiamo dimenticarci che Squitieri nasce a Napoli nel rione Sanità. Quindi si può tranquillamente dire che le dinamiche della camorra le aveva vissute sulla sua pelle. Per esempio, nel film ‘I Guappi’, lui ha raccontato la camorra di un tempo, che aveva un suo codice d’onore. Ovviamente poi lui ha assistito purtroppo all’involuzione della criminalità, a cui stiamo assistendo ancora oggi. Ma mio marito è sempre stato molto critico anche, per esempio, sulla gestione della cultura in Italia. Molto spesso mi domando come avrebbe commentato i momenti che stiamo vivendo. Lui aveva un cervello di una lucidità straordinaria e, fino all’ultimo, ha ideato e progettato. Aveva realizzato un film ‘L’altro Adamo’. Questo lavoro era di una preveggenza straordinaria. Infatti è ambientato in un prossimo futuro e parla del rapporto tra uomo, computer e realtà virtuale. Era stato scritto nel 1974, quando ancora era impensabile la tematica della virtualità nell’esistenza. Insomma, lui era un vero intellettuale, uno spirito critico e libero. Ed è per questo che il titolo del premio che io sto organizzando per lui sarà ‘Pasquale Squitieri, il piacere della libertà’. Doveva tenersi a novembre, ma, viste le difficoltà, è stato rinviato al 2021″.

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Lei in parte ha già risposto a questa domanda. Però possiamo dire che suo marito,  tra le tante tematiche,  ha toccato anche quella dell’immigrazione in film ‘Il colore dell’odio’ e ‘Razza selvaggia’. Nonostante i tempi siano cambiati, quanto quelle due pellicole possono essere considerate ancora attuali?

Mio marito era preveggente come tutti i grandi artisti e le grandi personalità. Tra l’altro per ‘Razza Selvaggia’ ha anche avuto dei problemi legali, per cui comunque ha pagato. Questo fa capire che lui era difficile da gestire. Molto spesso hanno cercato di appiccicargli delle etichette addosso per controllarlo e tenerlo a bada. Però ovviamente non ci sono riusciti. Lui era un personaggio molto scomodo, ma lui andava fiero della sua libertà. Il nostro è stato un incontro di intelligenze che è durato 14 anni. Io sono fiera di esser stata sua moglie“.

Cambiando un attimo argomento,  il pensiero non può non  andare al momento difficile che stanno vivendo cinema e teatro. Si sente di dire qualcosa e non crede che, ancor di più in un periodo come questo, l’arte possa invece essere davvero la nostra salvezza?

Sono d’accordissimo. Io sono convinta che, da un disastro come questo, possa solo salvarci la bellezza, intesa come arte e cultura. Noi purtroppo stiamo diventando degli esseri di un’aridità spaventosa. Io pensavo che il primo lockdown ci avrebbe aiutato a farci apprezzare di più il contatto umano che avremmo ritrovato. In realtà io mi sto accorgendo che questo periodo così brutto ci sta inaridendo moltissimo. Ed è per questo che penso che l’unica salvezza possa essere la bellezza. E le più grandi espressioni di quest’ultima non possono che essere l’arte e la cultura“.

Un’ultima domanda. Analizzando il momento del cinema italiano, pensa possa esserci un erede di suo marito o cmq trarne ispirazione?

Il premio di cui ho parlato è stato istituito per questo motivo,  ossia per cercarlo questo qualcuno. Io sono convinta che esista. Pasquale credeva molto nei giovani. Nel nostro premio ci sarà un limite di età, che stiamo decidendo e concordando nella giuria. Il mio obiettivo è comunque trovarlo questo personaggio, che faccia della libertà la sua bandiera esistenziale e che riesca a realizzarla con lo  strumento del cinema“.