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La Gomera – L’isola dei fischi: l’evoluzione di un genere

ULTIMO AGGIORNAMENTO 8:45
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La Gomera – L’isola dei fischi è un thriller/noir asfissiante e vibrante che ci racconta le contraddizioni dell’essere umano. Imperdibile.

La Gomera – L'isola dei fischi: l'evoluzione di un genere
La Gomera – L’isola dei fischi: l’evoluzione di un genere

Nell’ultimo film travolgente di Corneliu Porumboiu, uscito nelle sale italiane pochi mesi fa con il titolo di “La Gomera – L’isola dei fischi”, molto spazio viene dato al comunicare attraverso i fischi per via di un particolare motivo tutto da scoprire.

Infatti, il thriller del regista rumeno (con derive noir anni ’60 francesi provenienti dal cinema di Jean-Pierre Melville) gioca proprio sulle dinamiche del fischiare.

All’interno del film troviamo difatti personaggi che continuamente fischiano per passare le informazioni più importanti o più semplicemente per instaurare un rapporto comunicativo. In pratica tutto ruota attorno all’arte del fischiare.

È interessante poi vedere come il fischio abbia sostituito la parola e in un certo senso privato dell’elemento più determinante, ovvero l’esprimere dei concetti attraverso le frasi.

Il fischio rimpiazzando la parola diventa cosi una specie di linguaggio universale, da imparare ed assimilare alla perfezione. Proprio come accadrà al protagonista della rocambolesca storia narrata in immagini dal regista Porumboiu.

Il film La Gomera – L’isola dei fischi sembrerebbe dirci scherzosamente ed un po’ affettuosamente: no fischio, no party.

Curiosamente il film però per tutta la sua durata mantiene in secondo piano una linea di comicità per certi versi inaspettata date le premesse iniziali, assolutamente esilarante e scoppiettante.

Nonostante sia di base un thriller/noir, i momenti più spensierati e romantici non mancano di certo, nel finale poi raggiungono il picco massimo con una sequenza indimenticabile.

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La Gomera – L’isola dei fischi: trama e recensione del film

La Gomera – L'isola dei fischi: l'evoluzione di un genere
La Gomera – L’isola dei fischi: l’evoluzione di un genere

La Gomera – L’isola dei fischi narra di un agente di polizia che dovrà recarsi nell’isola La Gomera (da cui il regista si è ispirato per il titolo del film) situata nell’arcipelago delle Canarie per degli affari sospetti.

Si troverà ben presto coinvolto in situazioni disperate e pericolose che lo porteranno a ricredersi su alcuni  principi che dava per scontati.

Il film di Porumboiu si diverte a cambiare le regole del thriller di sua natura stratificato e complesso, proponendoci invece una struttura narrativa all’apparenza semplice, ma ben delineata.

Giocando con il genere si può permettere di inserire una sotto trama romantica suadente e bollente, dove a colpire più affondo non sono le pallottole di una pistola, ma un bacio spezzato dal sapore amaro e dolente.

In questo La Gomera – L’isola dei fischi rispecchia la struttura classica del thriller/noir, se non fosse che la bella femme fatale non tradirà quasi mai la fiducia del protagonista.

Il protagonista che nel film sembra ligio al dovere di cittadino e alla sua professione, ben presto rivelerà la sua natura e si dimostrerà  essere un uomo meschino e subdolo, così da andare contro alle logiche del personaggio da noir piacente e guascone.

Il nuovo lungometraggio del regista di “A Est di Bucarest” e di “Polițist, Adjectiv” è un film dal ritmo leggero e rilassato, ma che esplode in tutta la sua efferatezza e brutalità nel finale scoppiettante.

A Porumboiu interessa maggiormente tracciare un discorso sull’etica dei personaggi e sulle scelte sbagliate che si possono compiere nella propria vita, che il raccontare di una società che ingloba e respinge.

L’attrice Catrinel Marlon (tanto cara alla televisione ed al cinema italiano, basti pensare al giallo “La Città Ideale” di Luigi Lo Cascio, alle serie

Un passo dal cielo, CSI, L’ispettore Coliandro e La porta rossa, al fantasy Il racconto dei racconti di Matteo Garrone sino alla commedia Loro chi? di Francesco Miccichè e Fabio Bonifacci) rappresenta l’anima ruggente e pulsante del film, lei è quella che manovra a proprio piacimento le regole del gioco e che deciderà le sorti del protagonista. Lei comanda, lui obbedisce.

Il thriller/noir di Corneliu Porumboiu funziona proprio perché riesce a mantenere bene la tensione, con un intrattenimento di buon livello.

Ad un lungometraggio del genere si può perdonare una seconda parte frettolosa ed una sceneggiatura non sempre efficace e pungente, perché sa come rialzarsi nel malinconico e fiammeggiante finale.

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Il trailer del film