Home Cinema Film Pop Anni ’80, ESCLUSIVA Matteo Marino: “È colpa di David Lynch”

Film Pop Anni ’80, ESCLUSIVA Matteo Marino: “È colpa di David Lynch”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 19:28

Abbiamo raggiunto in esclusiva Matteo Marino autore insieme a Simone Stefanini di Film Pop Anni ’80 libro edito da Becco Giallo. Andiamo a leggere allora le sue parole.

Film Pop Anni '80
Film Pop Anni ’80

Da dove nasce l’idea del libro?

Come molte cose della mia vita, è colpa di David Lynch. Io e Simone Stefanini, che ha ideato e scritto FILM POP ANNI ‘80 con me, abbiamo vissuto gli anni Ottanta da ragazzini, ma non insieme: ci conosciamo dal 2014. Eravamo entrambi al Lucca Film Festival a seguire la tre giorni dedicata al regista di Twin Peaks, a farci firmare memorabilia e a proporre domande impossibili. Conservo gelosamente la maglietta con la scritta DIRECTED BY DAVID LYNCH firmata dal Maestro come fosse il tesoro di Willy l’Orbo! Dalla condivisione di quell’avventura, io e Simone abbiamo continuato a seguire e amare l’uno i progetti dell’altro, e abbiamo scoperto un altro pezzo di vita in comune anche se a distanza: l’amore per i film degli Eighties come Ghostbusters o I Goonies. Spesso ci capitava di parlarli su WhatsApp per citazioni di Stand by Me o The Blues Brothers. Da lì la decisione di scrivere qualcosa insieme sull’argomento, che unisse analisi critica, ironia e sentimento, perché se degli anni Ottanta si parla ancora tanto oggi, e quell’immaginario condiziona molti creatori, registi, designer contemporanei, un motivo ci doveva essere. Quei film avevano ancora qualcosa da dire, al di là dell’effetto nostalgia. Il risultato è stato una sorta di romanzo di formazione generazionale (perché a parlare per citazioni di quei film non siamo solo io e Simone), un saggio pop che, partendo dalle emozioni suscitate dalla visione di quei film all’epoca della loro uscita, arriva a esaminare cosa significa rivederli dopo tanto tempo, o proporli ai ragazzini di oggi. Ti ringrazieranno o di daranno del boomer? Spoiler: in molti casi, si entusiasmeranno. Non è scontato però. E abbiamo deciso di non essere mai teneri, sempre viscerali e sinceri. È un libro pieno di amore, ma anche senza peli sulla lingua. Un po’ come gli anni Ottanta.

Da dove arriva la tua passione per il cinema di quel periodo?

In casa mia si amava (e si ama) tanto il cinema. Mio nonno aveva una libreria piena di volumi sui divi e le dive di Hollywood, enciclopedie dei generi. C’era tutta una collana della Milano Libri Edizioni, la Storia illustrata del Cinema, con le sue copertine in bianco e nero e gli inserti color argento. Da piccolo mi piaceva sfogliarli, ancor prima che iniziassi a leggere, e sono stato uno spettatore precoce, non solo di cartoni animati. Sono del ‘77, e il primo film che ho visto sul grande schermo è stato E.T. Non il film a cui oggi porteresti un bambino di 4 anni! Ma io volevo assolutamente vederlo, e avevo chiesto a mio papà di portarmici, e lui lo fece. La mia reazione un po’ drammatica un po’ comica alla “morte” dell’extraterrestre la racconto nel libro. Fu un’esperienza “traumatica” ma magica, che mi rimase impressa anche perché il proiezionista sul finale aprì il tetto della sala – un retaggio degli anni Settanta, quando si apriva per far fumare gli spettatori tra un tempo e l’altro – incorniciando con un vero cielo stellato il decollo della nave spaziale con la quale E.T. tornava finalmente a casa. Un “effetto speciale” live. Mai avrei immaginato che vedere un film in sala potesse essere così bello. Quindi quei film io li ho visti al cinema, ma anche consumando vhs su vhs, e sono stati il mio incontro con lo stupore, l’educazione emotiva, il divertimento, la paura, l’avventura.

Ci spieghi come è nata la scelta dei film?

Abbiamo scelto di restringere il campo (si fa per dire) ai film pop, e più specificatamente a quei film pop che hanno inciso sull’immaginario collettivo mondiale. Non per forza capolavori riconosciuti dalla critica (ci sono anche quelli, perché a volte alcuni film d’autore sono diventati pop, come per esempio Shining e Blade Runner, così come alcuni film d’intrattenimento sono diventati classici), ma il nostro occhio di riguardo è stato per quel tipo di cinema destinato a vivere fuori dalla sala e dentro la coscienza popolare. Certo, poiché volevamo fare capitoli approfonditi, non potevamo metterceli tutti. Seglierne 28 (+1, da aprire solo la viglia di Natale…) non è stato facile, ma abbiamo seguito il nostro cuore e la nostra formazione. Poiché però ci veniva l’ansia al pensiero di quelli che rimanevano fuori, abbiamo aggiunto dieci capitoli, uno per anno, in cui parliamo degli altri film usciti nel periodo (in maniera più sintetica ma non meno appassionata), e infine un EXTRA sui film pop italiani del decennio. Senza pretese di esaustività, speriamo che i lettori trovino nel libro molti dei loro film preferiti degli anni Ottanta. Quelli che percepiamo come inarrivabili.

Pensi che il cinema possa mai ritrovare quegli altissimi livelli?

Parafrasando il Richard Dreyfuss di Stand by me, potremmo tutti dire: “Non ho mai visto film come quelli che ho visto a dodici anni. Gesù, ma chi li ha visti?”… Quindi sicuramente l’effetto nostalgia, il ricordo di un tempo mitico in cui siamo stati giovani e pieni di speranze, ha il suo peso. Ma già vediamo adulti di oggi ricordare come film inarrivabili, anche perché fanno parte della loro giovinezza, cult come Jurassic Park e Titanic, degli anni ‘90, o Il Signore degli Anelli degli anni Duemila. E lo stesso avverrà probabilmente con i film Marvel tra qualche anno. La nostalgia è ciclica. Certo, i film anni ‘80 sono stati dirompenti per vari motivi, e ci torniamo su volentieri ancora oggi perché, come amiamo definirli io e Simone, sono spesso comfort movies. Ti fanno stare bene. É stato l’ultimo decennio in cui i film avevano gli eroi, l’happy ending e tutto quello che girava attorno al mondo dello spettacolo era colorato, ottimista e proiettato verso il futuro. C’era più fiducia nel futuro. Io e Simone scherziamo dicendo che non ci sarebbero state negli anni ’70 le action figure di Kramer contro Kramer: chi avrebbe collezionato Dustin Hoffman e Meryl Streep che litigano? Invece negli anni Ottanta è tutto iconico, è tutto riproducibile. Ghostbusters è un film che nasce già con il suo merchandising incorporato, Guerre stellari ti dà un immenso playset con cui giocare, e così queste storie proseguivano fuori dal cinema, nelle nostre camerette, sui nostri computer, diventavano nostre più che mai. E infatti gli anni ‘80 hanno praticamente inventato il target teen: ragazzini e adolescenti spesso erano sia i protagonisti sia il pubblico di riferimento del racconto, ma non in film “per bambini” o “per teenager” ma per tutti. Una cosa mai fatta prima.

Qual è dunque il segreto della riuscita dei film pop, ieri come oggi?

Dare ai creatori la libertà di rischiare, anziché cercare di prevedere tutto e proporre al pubblico quello che si pensa il pubblico voglia vedere. Dare ai creatori la libertà di fallire persino, per poi rialzarsi come Rocky e Alex di Flashdance dopo la caduta. La libertà di mettere in scena le loro passioni, per farci innamorare.