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Addio al Nubilato Esclusiva, Francesco Apolloni: “Un inno alla felicità”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 14:49
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Il regista Francesco Apolloni, ai microfoni di YouMovies, ha raccontato il suo nuovo film: “Addio al Nubilato”, da oggi su Amazon Prime Video.

Addio al Nubilato, il titolo del nuovo film firmato Francesco Apolloni, vanta di un cast davvero d’eccezione: Laura Chiatti, Chiara Francini, Antonia Liskova e Jun Ichikawa. Il regista, attore e sceneggiatore italiano ha concesso ai nostri microfoni una lunga e interessante intervista. Francesco Apolloni è conosciuto dal grande pubblico, in particolar modo, per il film, “La verità vi prego sull’amore”, che fu il trampolino di lancio per attori quali, Pierfrancesco Favino, Gabriella Pession e tantissimi altri. Oggi ritorna con una divertente commedia. Una storia davvero interessante che fa riflettere lo spettatore sull’importanza della vita. Un vero e proprio inno a gioire di ogni singolo momento.

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ESCLUSIVA “Addio al Nubilato”, Francesco Apolloni racconta il suo nuovo film

Iniziamo subito con la prima domanda. Il tuo ruolo nella pellicola non é solo quello di regista, ma anche di sceneggiatore. In merito a ciò, vorrei chiederti da cosa é nata l’idea di Addio al nubilato. É partita da qualche necessità di voler comunicare qualcosa?

L’idea nasce tantissimi anni fa quando a Giovinastro ho affittato una stanza ad una ragazza. Un giorno, lei di rientro a casa, mi disse che aveva partecipato ad un addio al nubilato. Da quel racconto pensai subito che poteva essere una buona idea per una commedia, così mi sono appuntato il soggetto. Qualche anno dopo, due attrici: Veronica Logan e Maddalena Nicosia mi chiesero se volevo scrivere qualcosa per loro. Così ho espresso la mia idea di voler incentrare la vicenda sull’addio al nubilato, loro da subito si sono mostrate entusiaste, così ho scritto questa commedia che è stata messa in scena a teatro, alla Sala Umberto nel 2007. Un racconto totalmente al femminile, ognuna delle quali ha una ferita originaria con la figura maschile: chi ha subito un abuso, chi ha perso un genitore, chi è stata colta da un aborto. Dei segni che si porteranno appresso per tutta la vita. Ebbene, in questa notte in cui svolgono l’addio al nubilato, queste ferite verranno fuori.

Il film é tratto dalla tua omonima commedia teatrale. Qual é stata la differenza sostanziale che hai riscontrato trasponendo l’opera teatrale al cinema?

Dalla commedia alla sceneggiatura sono cambiate tante cose. L’idea delle ferite originarie delle protagoniste persiste, ma nel film, invece, la sposa si è trasferita a San Francisco e, da quattro o cinque anni, non vede le sue amiche, così le raduna per il suo addio al nubilato. Organizza una sorta di caccia al tesoro all’interno della città di Roma. Il messaggio che mi piacerebbe arrivasse al pubblico è che noi pensiamo che abbiamo tanto tempo per vivere, invece non è così, quindi tanto vale provare ad essere felici e a vivere le nostre passioni. La stessa Loredana Bertè lo dice in un cameo della canzone “Non sono una signora”, che ritorna nel film, in quanto è la traccia preferita delle protagoniste. Il cinema inoltre mi ha permesso di raccontare le quattro attrici a 18 anni, cosa che in teatro non ho potuto fare. La commedia a teatro forse era più frivola, mentre, anche perché l’ho ripresa dopo tanti anni, nel film c’è un aspetto amaro che a teatro non c’è.

Il cast é totalmente diverso da quello teatrale. Come mai la scelta di cambiare le protagoniste? Perché la sua attenzione é ricaduta su di loro?

In realtà io con il mio primo film “La verità vi prego sull’amore”, ho fatto già un’operazione del genere. Presi infatti tutti gli attori del teatro, fu una scelta molto aristocratica perché erano dodici attori completamente sconosciuti all’epoca. Con quel film ho fatto esordire attori quali: Pierfrancesco Favino, Gabriella Pession, Yari Gugliucci. In Addio al Nubilato la commedia è del 2007 ed oggi siamo nel 2021, le attrici del teatro non rientravano più nell’età anagrafica giusta che mi servivano per il film. Quando io scrissi la commedia, il cinema italiano non aveva mai fatto un film sull’addio al nubilato, quello anglosassone nel 2015/2016 ha iniziato a fare dei film al femminile su quest’argomento.

Le tue protagoniste sono quattro donne. Cosa rappresenta per te la donna e soprattutto che ruolo svolge in questo film?

Io sono figlio di una ragazza madre, femminista, comunista sindacalista, quindi non posso che patteggiare sempre per le donne. L’esempio di mia madre, una ragazza che a 18 anni mi ha messo al mondo, povera, venendo da un piccolo paese della Calabria, mi ha segnato. Sono cresciuto con tutte femmine, mia madre, per l’appunto e mia nonna. Credo di aver sviluppato un’anima e una sensibilità femminile. Così ho imparato ad ascoltarle. La mia figura femminile è una donna-uomo, fragile, ma forte allo stesso tempo. Nonostante le loro ferite, riescono ad essere consapevoli e ad andare avanti. Per me la donna ha un’importanza e una marcia in più rispetto all’uomo.

Nelle tue pellicole ricorri molto spesso al tema dell’amore. Appunto dal latino a-mors significa tutto ciò che non muore, anche qui rappresenta un legame indissolubile? 

L’amore fa muovere il mondo è ciò che ci spinge a vivere. Tutta la mia produzione, i romanzi, i film, li ho fatti sotto la spinta dell’amore. È sicuramente una grande fonte d’ispirazione, è quello che tutti cercano. Lo stesso film Quarto Potere di Citizen Kane, quando lei dice “Tu non sai cosa significa andare sul palco e non essere amata” e lui risponde “sì, lo so, e apposta per questo devi continuare”, è l’emblema di ciò. Anche la mia storia personale ha influito. Un bambino che cresce senza alcune figure è come se sentisse che qualcuno non l’ha amato, quindi pensa di aver qualcosa di sbagliato. E infatti la spinta che mi ha portato prima a fare l’attore, poi a scrivere e a dirigere è dettata dalla ricerca dell’amore. L’amore ti fa fare delle cose inimmaginabili e impensabili. Il mio inno in questo film è almeno provateci. Infatti vorrei che sulla mia tomba qualcuno ci scrivesse “almeno c’ha provato.

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Come mai, nonostante sia un’opera scritta molti anni fa, hai deciso di riportare in auge questo progetto proprio in quest’anno così particolare? 

La fortuna di “Addio al Nubilato” è stata quella di incontrare la mia agente, Tiziana Di Matteo, che è anche produttrice associata del film con Gianluca Curti e Minerva Pictures. Lei ha dunque portato il progetto da un produttore che l’ha voluto sposare, in quanto anche lui volveva fare un film al femminile. È capitato che c’è stata una sinergia, l’accordo perfetto. Inoltre è un caso che l’abbiamo fatto sotto pandemia, in realtà era previsto prima, poi c’è stato il lock-down, e successivamente abbiamo deciso di rischiare comunque, l’abbiamo fatto e fortunatamente è andato tutto bene. Anche se appena finito il film mi sono preso il Covid. Purtroppo ho capito che è un problema serio, speriamo che ci vaccinino tutti il prima possibile.

Avete riscontrato delle difficoltà sul set? 

Una delle attrici purtroppo ha avuto il Covid, quindi sono stato costretto a sostituirla. Per fortuna sua, il mio film non era fondamentale per la sua carriera, in quanto sta facendo tanti altri progetti.

E lei era fondamentale per la tua pellicola? 

Devo dire che sono sempre stato fortunato nei miei progetti, o almeno quasi sempre. Ho avuto gli attori, gli sceneggiatori che volevo. Ma credo che a volte ci sono degli attori che attraggono i personaggi, un po’ Pirandelliano come concetto. Io infatti proprio per quel ruolo feci un provino ad un’attrice che poi non presi e invece, quando si è ammalata la mia prima scelta, la sostituii con lei, e forse, con il senno di poi, devo dire che era anche più giusta fisicamente.

Stai lavorando a qualche altro progetto in particolare?

Assolutamente sì. Non bisogna mai lavorare ad un progetto, averne almeno un paio. Ne ho infatti due: una commedia e un crime. Mi piace molto far ridere, ma sono anche molto affascinato dal crime.