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Bastardi a mano armata, ESCLUSIVA Gabriele Albanesi: “Un gioco al massacro tra i personaggi”

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In una lunga intervista ai nostri microfoni, il regista Gabriele Albanesi ha parlato del suo nuovo film: Bastardi a mano armata.

Gabriele Albanesi
Gabriele Albanesi

‘Bastardi a mano armata‘: è questo il titolo dell‘ultimo film diretto da Gabriele Albanesi, regista, produttore cinematografico e sceneggiatore romano. Una pellicola che abbraccia in tutte le sue sfaccettature e in tutti i suoi aspetti il genere thriller, ma che si rifà, in un certo senso, anche allo stile noir. L‘uscita è prevista l‘11 febbraio su tutte le piattaforme TVOD, tra cui Amazon Prime Video, e su Sky. A parlare nei dettagli della sua nuova creazione è stato lo stesso 42enne in una lunga e interessante intervista rilasciata ai nostri microfoni.

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ESCLUSIVA Bastardi a mano armata, Gabriele Albanesi racconta il suo ultimo film

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Gabriele Albanesi (Fonte: Instagram)

Com’è nata l’idea del film ‘Bastardi A Mano Armata‘?

Il film nasce da un’idea di realizzare un thriller in un luogo chiuso. Quindi è una sorta di gioco al massacro in interni. Soprattutto volevo che si rifacesse agli stilemi del cinema noir. Dopo l’horror dei miei primi film, questa volta volevo realizzare un noir. Il film mantiene tutti gli elementi principali del genere. Possiamo dire che è un gioco al massacro tra tre personaggi che si scannano per un bottino da recuperare. Ma solo andando avanti con la storia potremo capire che c’è dell’altro dietro che muove le loro azioni. La mia prima ispirazione era quella di realizzare un film piccolo, molto concentrato e intenso a livello emotivo“.

La scena iniziale e quella finale del film assumono una particolare valenza simbolica per l’intero racconto. Qual è stata la scelta registica che si cela dietro queste due scene?

“L’incipit è un prologo che si rifà ad un evento accaduto molti anni prima nel passato. È un escamotage quello di iniziare la storia con un evento misterioso che poi, come capiremo mano a mano, è in realtà ciò che ha scatenato il trauma del protagonista. Si può dire dunque che è anche il motore dell’azione. Nella migliore tradizione ‘Leoniana’ è un flashback che si risvela progressivamente e mano a mano capiamo quello che è accaduto. Mentre la scena finale è un tocco ironico, che ci fa capire che quello che a lungo era cercato non era poi così nascosto“.

Il personaggio di Fiore, figura emblematica nel film, incarna le difficoltà adolescenziali. Com’è nata l’idea di questo personaggio? E come mai ha deciso di inserirlo in un film che tratta una tematica completamente diversa?

Il personaggio di Fiore, questa giovane teenager chiusa nel suo mondo fatto di selfie e social, è ispirato molto alle reali adolescenti di oggi. Vedremo come questo vizio della protagonista sarà anche un elemento che torna nella storia, in quanto sarà uno dei motivi cardine delle dinamiche narrative del film“.

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Rimanendo sempre sul personaggio di Fiore, si può dire che in ‘Bastardi a mano armata’ si ritrova una figura già presente in altri tuoi film, tra cui ‘Il Bosco fuori’, ossia quella della ragazza innocente. Ci sono delle similitudini e un filo conduttore in questa scelta?

Si, quello della teenager un po’ conturbante c’è sia nel ‘Bosco fuori‘ che nel seguente mio film ‘Ubaldo Terzani Horror Show‘. La figura della ragazzina rappresenta un personaggio anche un po’ perverso e conturbante. Questo è un qualcosa che suscita nel protagonista maschile dei conflitti. Il personaggio di Fiore è il corrispettivo nel cinema noir della femme fatale. Infatti è lei che si posiziona al centro di un triangolo, tra il patrigno, Michele e Sergio, il delinquente che fa irruzione nella villa. In un qualche modo li vediamo ossessionati da lei o che finiranno per prendere le sue difese. È una calamita emotiva per il mondo maschile. Così come lo è stata nei miei film precedenti. Un personaggio dunque che ha un ruolo destabilizzante“.

Sergio (Marco Bocci ndr) sembra quasi rappresentare la figura del “delinquente buono”. C’è qualche aneddoto e segreto legato al suo personaggio?

Il personaggio di Marco Bocci è anch’esso tipico del noir, perché questo genere, a differenza del poliziesco, dove vi è la figura del tutore della legge senza macchia, spicca spesso una personalità ai margini con la delinquenza, una figura più ambigua e sfaccettata tra luci ed ombre. In ‘Bastardi a Mano Armata‘ è un criminale che nel corso della storia andrà incontro a una redenzione. È un personaggio tra il bene e il male, così come anche gli altri personaggi del film. Marco Bocci? Lui ha dato un’interpretazione molto sentita. Inoltre lui stesso ha contribuito personalmente con idee e suggestioni interessanti che successivamente sono state inserite nel film. Una persona molto attiva che ha messo molto di sé stesso in questa pellicola“.

Il tuo genere è sempre stato prevalentemente horror. Come mai hai deciso di cambiare stile?

Sono passato dall’horror al noir perché sentivo che era arrivato il momento di una maturazione successiva. E poi volevo allargarmi un po’. Possiamo poi dire che, soprattutto l’horror italiano, è rilegato ad una nicchia di pubblico. Invece con il noir, anche a livello produttivo, era possibile fare un film più solido. Questo è avvenuto anche grazie al fatto che in Italia negli ultimi anni il mercato si è aperto molto di più al genere del noir o del poliziesco, grazie a serie televisive e film. Questo mi permetteva di fare un film con un budget più importante e di poter parlare ad un pubblico più ampio. Questo senza rinnegare la mia visione del cinema o le mie passioni. Il noir è un genere che amo sin da quando ero bambino tanto quanto l’horror. Sentivo dunque che era arrivato il momento, dopo i primi due film horror, di affrontare questo genere un po’ più adulto come approccio. È stata una sfida per me“.

‘Bastardi A Mano Armata‘ esce in questo periodo, con i cinema chiusi con tutte le difficoltà che il mondo del cinema sta vivendo a causa della pandemia globale. Vuoi lanciare qualche messaggio per far capire quanto in realtà il mondo del cinema non è solo un mondo dorato, ma c’è tanta gente che lavora e fa sacrifici?

La scelta di chiudere del tutto i cinema è stata necessaria agli inizi della pandemia, durante i primi mesi del lock-down. Ma adesso, che quasi tutte le altre attività hanno riaperto, la scelta di tenere chiusi solamente i cinema e i teatri, forse è un po’ insensata. Inoltre è stato provato che non è avvenuto nessun contagio all’interno delle sale. Penso che questa sia una cosa ingiusta. Il film sarebbe dovuto uscire nelle sale a luglio scorso, ma le problematiche vigenti hanno portato allo slittarsi della data a febbraio. Ma in realtà era già nell’aria, ancor prima del Covid-19, vi era questa proliferazione delle piattaforme, che piano piano stanno prendendo il posto delle sale cinematografiche. Probabilmente in un futuro la sala cinematografica rimarrà riservata esclusivamente ai grandi film o eventi e tutto il resto rimarrà sulle piattaforme. Penso che questo sia il futuro imminente, come del resto aveva predetto Sergio Leone, nei lontani anni ’80.

Intervista a cura di Clarissa Rollo e Gianpiero Farina