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Domenico Russo scorta Carlo Alberto dalla Chiesa: una missione di vita

ULTIMO AGGIORNAMENTO 19:01
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Domenico Russo fu un agente che fece parte della scorta del generale Carlo Alberto dalla Chiesa, nome legato alla lotta contro l’illegalità.

Domenico Russo
Domenico Russo

Domenico Russo è stato un abile agente di polizia che fece da scorta al generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, morto durante un agguato.

Il generale Dalla Chiesa è stato un personaggio davvero importante per la storia italiana, poiché si è sempre battuto per la legalità.

Sue le indagini contro le Brigate Rosse, che portarono importanti risultati, ma anche la battaglia contro Cosa Nostra.

Nel 1982 fu inviato a Palermo in qualità di prefetto, con l’incarico di occuparsi di contrastare l’avanzata della mafia.

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In breve tempo riuscì a farsi un’idea di quelle che potevano essere le famiglie più importanti mafiose, organizzando anche un organigramma per avere un’idea più chiara di come si sviluppasse la fitta rete illegale attorno alla città.

Proprio il suo impegno lo porto però ad avere contro personaggi molto potenti, che vollero la sua morte, che avvenne il 3 settembre del 1982.

Quella sera l’uomo si trovava a bordo della sua autovettura, in compagnia della seconda moglie Emanuela Setti Carraro e improvvisamente i due furono affiancati da una BMW dal quale partirono vari colpi di kalashnikov che li raggiunse e li uccise istantaneamente.

Domenico Russo, la medaglia al valore

Carlo Alberto dalla Chiesa
Carlo Alberto dalla Chiesa

Domenico Russo è stato una guardia scelta della Polizia di Stato e fu incaricato di prendere il ruolo di scorta del generale Carlo Alberto dalla Chiesa.

Purtroppo proprio questo compito gli fu fatale perché nella sera del 3 settembre 1982, quando il generale dalla Chiesa fu affiancato da un’automobile dal quale partirono raffiche di kalashnikov decretando immediatamente alla loro morte, dopo poco la stessa fine capitò anche a lui.

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Russo infatti si trovava a fare la scorta in una autovettura che si trovava subito dietro la macchina dove erano i due coniugi, che fu raggiunta e accostata da una motocicletta dal quale partirono colpi di arma da fuoco che ferirono in modo molto grave l’uomo.

L’agente non muorì sul colpo ma dopo ben 12 giorni di agonia presso un ospedale di Palermo.

Per il suo compito svolto con coraggio, ottenne poi la medaglia d’oro al valor civile alla memoria.