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Sorella Fiorello su Sanremo 2020 attacca Diletta Leotta e Rula Jebreal

ULTIMO AGGIORNAMENTO 14:07
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Catena Fiorello, intervistata su Sanremo 2020, sferra un duro colpo contro Diletta Leotta e Rula Jebreal, ecco perché.

Catena Fiorello
Catena Fiorello (Facebook)

Catena Fiorello, la sorella di Rosario e Beppe Fiorello, intervistata sulla partecipazione del fratello alla settantesima edizione del Festival di Sanremo, ha avuto modo di dire la sua. In particolare, la scrittrice e presentatrice televisiva, ha avuto modo di esprimere la propria opinione in merito a quello che è stato un tema ampiamente dibattuto durante Sanremo 2020: il ruolo della donna nella società.

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A questo proposito la sorella di Rosario e Beppe, non ha condiviso particolarmente gli interventi di Diletta Leotta e di Rula Jebreal: “La vera modernità sarà quando noi donne non saremo costrette a fare i monologhi per dire: guardate che ci siamo anche noi. Se Rula Jebreal deve raccontare quella bella storia drammatica per attirare l’attenzione, tutta questa parità non c’è. E se Diletta Leotta dice che la bellezza è un dono, non aggiunge qualcosa alla buona causa delle donne”, ha riferito.

Dunque per la scrittrice le donne dovrebbero poter vantare la loro parità di genere a prescindere da intensi monologhi, come quello di Rula, e comunque, come tanti, anche lei dimostra di non aver sicuramente apprezzato il discorso della Leotta sulla bellezza.

Catena Fiorello: il peso di un cognome

Catena Fiorello
Catena Fiorello (Facebook)

Poi, nel momento in cui si finisce per parlare del peso del suo cognome, Catena dichiara:

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“Ho condotto dignitosamente programmi, ma non ho fatto niente per fare tv, consapevole che era pericoloso perché domani avrebbero detto che sono raccomandata dai due fratelli famosi. Rosario mi consigliò di usare lo pseudonimo, gli risposi: il nostro cognome ce l’ha dato papà. I libri mica me li scrive Fiorello, né lo porto alle presentazioni. In Italia si vive sulle raccomandazioni, non si può credere che uno possa andare per la sua strada. Ci ho messo otto anni a fare questo film (‘Picciridda’, ndr), perché è cinema d’autore e non una commedia ridanciana. Oliver Stone al Festival di Taormina mi disse: mi porterò dietro l’intensità dello sguardo della ‘Picciridda’”.