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Alessandro Borghi ospite al Tufello: “Il film su Stefano era necessario”

alessandro borghi intervistato al tufello da mario sesti
Alessandro Borghi

“Guardate cosa sta succedendo, adesso mi metto a piangere”, ha detto Alessandro Borghi appena salito sul palco, vedendo la folla accorsa per lui.

Ospite della palestra popolare Valerio Verbano (al Tufello) l’attore, intervistato dal critico cinematografico Mario Sesti si è lasciato andare a ricordi e aneddoti, rispondendo anche alle tante domande del pubblico, rivelando la sua parte più sensibile e la sua vena comica.

Alessandro Borghi ospite al Tufello

Deve la sua carriera a un inizio decisamente fortunato, ma quando è stato il momento di dimostrare il suo valore non si è tirato indietro, emergendo definitivamente. Grazie a registi che hanno creduto in lui e nelle sue capacità ha avuto modo di confermare che chi aveva deciso di puntare, anni prima, su un ragazzo di 18 anni, con le idee confuse, poca voglia di studiare e la passione per la boxe, ci aveva decisamente visto lungo.

La sua carriera cominciò quando, uscendo dalla palestra dopo un incontro di pugilato, un agente (lo stesso con cui lavora ancora oggi, a distanza di 12 anni!) gli propose un piccolo ruolo in Distretto di Polizia. A spingerlo ad accettare non fu certo la vena artistica né l’estro da attore, ma il compenso che gli fu offerto!

Quello che era iniziato come un gioco si rivelò essere qualcosa di più, facendo emergere un talento naturale nella recitazione. “Mi veniva facile” ha dichiarato, ammettendo di preferire l’istinto, allo studio analitico del copione.  Dopo quel colpo di fortuna, una serie di lavori televisivi e la definitiva consapevolezza di voler fare l’attore di mestiere, l’incontro con Stefano Sollima per Suburra – Il film gli fha fatto capire che quello era il punto di svolta. Con quel film avrebbe davvero dovuto dimostrare davvero di che pasta era fatto. Era la grande occasione e come si era prefissato, non l’ha sprecata.

Da quel momento in poi è stato un crescendo di successi e popolarità: Suburra – La serie, The Place, Napoli velata, Sulla mia pelle, Il primo re.

Alessandro Borghi e Sulla mia pelle, il film su Stefano Cucchi

Gran parte della curiosità del pubblico si concentra sul film in cui interpreta il difficile ruolo di Stefano Cucchi. Si commuove e insieme si arrabbia: ricorda con affetto i genitori di Stefano e ringrazia la sorella Ilaria. Era convinto che il film non le fosse piaciuto, quando lei gli telefonò, parlandogli con quel tono di voce distaccato che non tradiva emozione alcuna, frutto della corazza indossata negli anni per affrontare la sua battaglia in nome della giustizia. Invece gli fece i complimenti: “Ho pianto per tre giorni di fila dopo!”, dice Alessandro, che solo in quel momento, confrontandosi con quella roccia che era (ed è) Ilaria Cucchi, era riuscito a scaricare tutto il peso che sentiva addosso, fatto di aspettative e pressioni.

“La prima cosa che mi ha detto il padre di Stefano è stata che non riusciva a smettere di riguardare il film, sperando ogni volta di poter cambiare il finale”. Parole forti, che ancora gli rimbombano nella testa. “Sulla mia pelle – spiega – è un film sull’abbandono. Stefano ha vissuto i giorni in prigione credendo che la famiglia lo avesse abbandonato, invece erano fuori e non veniva loro permesso di fargli visita. Ed è un film sul giudizio: perché se non fosse stato un tossicodipendente niente sarebbe successo. Era una storia necessaria da raccontare: è stato un regalo che mi è stato fatto”, dice.

Il percorso di studio e immedesimazione è stato lungo, ma di base c’è stata una grandissima fiducia nella regia e nella sceneggiatura, che lo hanno convinto da subito. Ha dovuto perdere molto peso: “Pesavo 80 kg e sono arrivato sul set che ero 62 Kg”. Un dimagrimento fisico che è stato parallelo a quello mentale: uno svuotamento vero e proprio, che quella storia ha operato su di lui, necessario per poter rendere giustizia alla storia di Stefano, per poter far sì che ci fosse un riconoscimento visivo da parte del pubblico, ma da cui trasparisse il suo pieno coinvolgimento in quel dolore.

In ricordo di Claudio Caligari

Alessandro spende parole di grande stima ricordando Claudio Caligari, il regista che lo ha diretto in Non essere cattivo scomparso prematuramente a 67 anni, dopo aver a lungo combattuto con la malattia. Aveva appena terminato il lavoro di montaggio di quello che è considerato il suo testamento. E Alessandro su questo non ha dubbi: “Claudio in qualche modo c’è ancora, nei suoi film è riuscito a seminare qualcosa che sta dando i suoi frutti”.

E Alessandro Borghi è proprio uno di quei frutti.