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Andrea Maurizio Lastrico ESCLUSIVA “Io sono Mia”: “Mia Martini una scoperta”

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“Io sono Mia”, Andrea-Maurizio Lastrico

“Io sono Mia”, stasera in onda su Rai 1 ci porta a un‘intervista ESCLUSIVA di YouMovies.it all’attore Maurizio Lastrico che interpreta Andrea al fianco di Serena Rossi nei panni della splendida Mia Martini. Grande attesa anche per il suo ruolo nel film stasera in onda su Rai Uno.

Andrea Maurizio Lastrico ESCLUSIVA “Io sono Mia”: “Che scoperta Mia Martini…”

Ecco a voi l’intervista di cui sopra potrete ascoltare anche l’audio:

Martedì sera sarai in prima serata su Rai 1 con Io sono Mia, il film per la tv ispirato alla vita di Mia Martini. Tu quanto conoscevi di lei e cosa hai scoperto invece grazie al film?

La conoscevo come artista, la conoscevo da fruitore diciamo…e sapevo di quelle storie che si raccontavano, che sono rimaste. Ovviamente dovendo interagire con una persona che ha fatto tutto un lavoro su Mia Martini, parlo di Serena Rossi, ci sono tante pieghe di quella storia ancora misteriose e facendo anche io l’artista, anche se in altro ambito, ne ho visto più la fragilità, l’umanità, che adesso mi tocca molto di più.

Hai nominato Serena Rossi, come ti sei trovato con lei?

Lei ha tenuto, secondo me, una cosa di questi tempi molta rara, una grande professionalità unita ad una grande leggerezza, credo che sia uno spirito partenopeo in questo.  Abbiamo lavorato insieme sulla costruzione del personaggio, e questa è stata una cosa molto bella, anche con la sua coach e questo credo si sia visto anche nell’intesa poi in scena. Come mi è già capitato con altre grandi attrici con cui ho avuto la fortuna di lavorare, lei sente proprio una responsabilità del progetto, pensa non tanto a ‘uscirne figa’ ma sa benissimo che per uscire una bella cosa devono uscir fuori bene anche le altre componenti. Ha contribuito ad un clima di poesia, ha affrontato credo la cosa con rispetto, con sensibilità femminile rispetto a Mia e sapeva che per dare rispetto l’unica mossa era quella di ‘farsi un grande mazzo’.

Nel film tu interpreti Andrea, un personaggio di finzione. Cosa ci puoi dire di lui?

Avendo avuto a che fare nei miei rapporti personali con artiste, essendo uscito con ragazze che facevano le attrici, ho cercato di raccontare quella simmetria e quasi competizione e tante altre cose che incorrono tra due persone che stanno insieme e hanno due lavori artistici.

Con il regista Riccardo Donna, che è un regista televisivo navigato, come ti sei trovato, ad essere diretto da lui?

Lui ha avuto per me parole bellissime…ci si fa sempre un po’ la tara perché i registi cercano sempre di gasarti, ma dopo un po’ che me lo diceva ho incominciato a crederci. Si fidava molto di me, penso che abbia contribuito anche lui all’efficacia poetica di tutto il set ed era molto coinvolto nel progetto, proprio da un punto di vista di ricostruzione, di atmosfere. Ci ha lasciati molto liberi, si affidava molto a noi. Fortunatamente siamo riusciti a fare un bel lavoro prima e questo ha funzionato.

Sui Rai 1 ci sei già stato con altri personaggi, come il pm Marco Nardi in Don Matteo e Elia in Tutto può succedere. In questi personaggi in cosa ti sei rivisto? Così scopriamo qualcosa in più su di te.

Per quanto riguarda Tutto può succedere c’era qualcosa di riferito molto a mio padre, ho raccontato parte del rapporto duro che c’è stato, dell’abbandono e io mi rivedevo molto in questo. Per quanto riguarda il pm Nardi ha delle parti molto mie, una grande concentrazione con il lavoro ma anche un grande bisogno di vita privata, di amore, delle emozioni della vita. In Andrea è difficile trovare qualcosa, perché la scrittura del film porta ad identificarti moltissimo con Mia. Credo e spero di aver fatto più un lavoro tecnico di servigio a Serena e alla storia.

Tu non sei solo un attore, sei anche un comico e il grande pubblico ti ha conosciuto in quel ruolo lì a Zelig. Tra i due ruoli di attore e comico quale ami di più e perché?

Guarda, ad istinto verrebbe da dire che la parte comica e fare le serate da comico danno un impatto, un ritorno a livello di gratificazione che è quasi impareggiabile con qualsiasi ruolo che mi può venire in mente. Però in realtà la cosa bella è veramente poter variare. Non ci si annoia, le due cose nutrono l’una l’altra: la visibilità che arriva dai ruoli al cinema o nelle serie tv porta persone a teatro che poi ti scoprono live; certi affezionati a te come comico ti seguono anche come attore. Sono curioso di vedere come si evolverà la mia carriera, molto curioso.

Io sono tra quelli che ti ha conosciuto prima come comico (a Zelig) e poi nel ruolo di attore.

In realtà io ho studiato allo Stabile di Genova come attore e ho iniziato facendo tanti ruoli a teatro…

E io sul teatro volevo chiederti: lì hai una carriera più che decennale, avendo cominciato quasi in contemporanea con i tuoi studi a recitare in teatro. Hai fatto anche tante opere famose di Shakespeare: tra queste opere ce n’è qualcuna che vedresti bene o ti piacerebbe portare in tv?

Che bella domanda! Mi piacerebbe tanto interpretare Sherlock Holmes, anche se non è di Shakespeare ma di Conan Doyle o una versione di Il Bugiardo di Goldoni fatta in tv mi piacerebbe molto o I Due Gemelli Veneziani, La Bottega del caffè: ecco, secondo me le commedie goldoniane sarebbero molto trasportabili, per un certo verso. Di Shakespeare con un lavoro fatto bene, con tutti i crismi, mi viene in mente Molto rumore per nulla, sarebbe molto scenico mi viene in mente la versione di Kenneth Branagh che fu molto fortunata, è un’opera che si presta molto.

Tu sei nei teatri italiani in questo momento. Cosa ci puoi dire del tuo spettacolo?

È una colletion di tutto il mio percorso di questi anni, c’è una parte predominante delle Divine Commedie, dei pezzi più efficaci, i migliori che ho fatto a Zelig, accostati ad una nuova ricerca sulla Stand-up Comedy americana. Direi che è uno spettacolo che si rifà molto alla tradizione della Commedia dell’Arte italiana, fatto col pubblico, che non vuol dire un’interazione pura e semplice ma una narrazione che presuppone un bel rapporto col pubblico, la loro attenzione, che modifica lo spettacolo. Sono costantemente in ricerca, aggiungo sempre qualcosina ad ogni replica. Ho sempre cercato nuove forme di comicità che mi piacessero. Poi c’è la parte recitativa di supporto al pezzo. Credo sia uno spettacolo che sta andando molto bene, stiamo facendo il tutto esaurito in teatri medi in tutta Italia e quindi sono contento di questa dimensione, di questa crescita costante e controllata, data per data, paese per paese, sipario per sipario. Sono tutte tappe di cui voglio nutrirmi, centimetro per centimetro.

Tu hai portato la tua comicità anche in tv, non solo a Zelig ma anche, più recentemente, a DiMartedì e a Le Iene. Quali sono le differenze tra fare i tuoi pezzi lì e farli in teatro, al di là dell’atmosfera tipica di quest’ultimo?

Hai citato due tipi di trasmissioni che sono anche particolari, in quanto hanno un pubblico lì. Ovviamente le esigenze televisive, soprattutto dell’ultima, Le Iene, presupponeva il fatto di fare venti minuti nuovi da una settimana all’altra. I tempi sono molto ristretti quindi purtroppo si perde una parte fondamentale del nostro lavoro che per delle esigenze economiche di rete si bypassa che è quella di far crescere un pezzo, modificarlo, e poi mostrarlo al grande pubblico quando è maturo. A teatro non proverei mai durante un mio spettacolo una roba così d’emblée. In tv paradossalmente dove hai un bacino di utenza maggiore si tende a non fare questo tipo di lavoro. La differenza è proprio questa: le cose vanno studiate, lavorate, e quando questo non può avvenire il rischio che non venga benissimo è più alto.