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Sanremo: dopo 55 anni un suicidio che ha ancora tanti lati oscuri

ULTIMO AGGIORNAMENTO 13:49

Sono passati ormai 55 anni dal suicidio di Luigi Tenco. Una questione dove restano lati oscuri e che torna d’attualità a pochi giorni dall’inizio della 72esima edizione del Festival di Sanremo, che prenderà il via il primo di febbraio.

luigi tenco
Luigi Tenco (Fonte Foto: Rai Play)

È il 27 gennaio del 1967 quando Luigi Tenco si toglie la vita con un colpo di pistola nella camera numero 219 dell’Hotel Savoy di Sanremo.

Il suo corpo privo di vita viene trovato dalla cantante Dalida, con cui condivide il palco del teatro Ariston poco prima di mezzanotte con Ciao, amore ciao.

Una vicenda molto triste e che, ancora oggi, fa molto riflettere e discutere. Riflessioni che portano inevitabilmente ad analizzare una storia che sembra, ancora dopo tanti anni, avere tanti lati oscuri e poco chiari. Insomma, si può dire che sono molti i dubbi su cosa sia realmente successo quella notte.

Per cercare di capire qualcosa in più su quanto accaduto esattamente 55 anni fa occorre analizzare in primis ricostruzioni, testimonianze, opinioni e sensazioni dell’artista poco prima di morire, legate proprio a quel brano che aveva presentato alla kermesse canora di quell’anno. Tappe che meritano di esser scandagliate e spiegate nel dettaglio e nello specifico.

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Luigi Tenco , la tesi del suicidio

Innanzitutto occorre dire che Tenco si presenta all’appuntamento con grandi ambizioni, visto che puntava alla vittoria finale con un brano, che tra l’altro viene impreziosito dalla presenza della francese Dalida.

La  realtà però è a dir poco totalmente diversa, perché sotto i riflettori l’uomo non riesce a brillare. Canta male, andando fuori tempo.

Ricostruzioni parlano di un consumo di alcool, con aggiunta di Pronox, un tranquillante della classe dei barbiturici. Insomma, secondo le ricostruzioni, la chiave di tutto andrebbe cercato proprio in quell’esibizione.

Ma cosa accade poi realmente? Una versione tirerebbe in ballo addirittura Lucio Dalla. il bolognese infatti dorme nella stanza accanto e chiede  fin da subito aiuto, cercando un medico, in quanto convinto che l’amico avesse avuto un malore.

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La tesi del suicidio resta comunque, ancora oggi, quella ufficiale. In molti, a quei tempi, sottolineano come il cantante si sarebbe tolto la vita in segno di protesta e l’avrebbe anche scritto in un biglietto d’addio, ritrovato nella sua stanza: “Io ho voluto bene al pubblico italiano e gli ho dedicato inutilmente cinque anni della mia vita. Faccio questo non perché sono stanco della vita (tutt’altro) ma come atto di protesta contro un pubblico che manda “Io te e le rose” in finale e una commissione che seleziona “La rivoluzione”.

Spero che serva a chiarire le idee a qualcuno. Ciao Luigi”. Dunque una sorta di arrabbiatura per non esser mai stato apprezzato totalmente.

Suicidio Luigi Tenco, ecco cosa non torna

Ma quindi cos’è che non torna di quel 27 gennaio 1967? In primis il fatto che nessuno abbia sentito quel colpo di pistola. In più si è tanto parlato anche di fantomatiche tracce di quello che si credesse fosse un secondo proiettile ritrovate nello stipite della porta.

E a tanti fanno storcere il naso anche delle indagini che furono frettolose, approssimative e pasticciate. Per di più non c’è stata nessun’autopsia, con il corpo del cantautore prima trasferito all’obitorio, ma poi rimesso al suo posto, perché non sarebbero stati fatti i rilievi fotografici da trasmettere alla Procura.

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La posizione del corpo

Tutti dettagli che non hanno aiutato a capire quale fosse la reale posizione del cadavere, con ben sette diverse descrizioni, Differenti versioni anche su dove fosse la pistola, tra in mano, vicino o lontano dal corpo. A far riflettere ancor di più è l’indiscrezione secondo cui la sera prima di morire Tenco avrebbe vinto al casinò di Sanremo circa 6 milioni delle vecchie lire.

Nella stanza del Savoy però viene solo un assegno da 100 mila lire di un collaboratore.

Dunque una vicenda intricata e complessa, che ancora oggi non ha una risposta univoca, nonostante l’archiviazione abbia chiaramente parlando di suicidio. L’unica certezza è la grandezza di un artista, che ha avuto un’esistenza troppo breve.