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Facebook finisce sotto accusa: svelati dettagli inediti

ULTIMO AGGIORNAMENTO 6:00
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Pregi e difetti di Facebook; tutti li conosciamo e, a volte, preferiamo ignorarli perché convinti che non intacchino davvero il nostro modo di intendere la vita. Ma è davvero così?

The Social Dilemma
Fonte Netflix

Stando alle parole del documentarista Jeff Orlowski le cose non sarebbero poi così semplici e tenta di dimostrarlo con il suo docu-film The Social Dilemma in cui affronta nel dettaglio come i social abbiano cambiato profondamente le persone e come agiscano anche a livello inconscio andando a condizionare pensieri e scelte. Se però gli altri colossi non hanno replicato alle accuse, Facebook non si è tirata indietro ed è già partita quella che probabilmente sarà un lunghissimo botta e risposta .

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The social dilemma, tutti i dettagli esposti nel documentario

The Social Dilemma
The Social Dilemma

Facebook, tra tutti è sicuramente al centro di più polemiche da sempre proprio per il taglio che è stato dato fin da subito al noto social. Inoltre nel suo lavoro Jeff Orlowski sembra prendersela più con Facebook che con gli altri colossi, scatenando l’ira di quest’ultima.

Sebbene sia impossibile analizzare nel dettaglio ciò che Orlowski ha spiegato nel documentario, vale la pena soffermarsi su alcuni dettagli, che sono alla base anche delle repliche di Facebook. Nella lettera di risposta si accusa il regista di seppellire la sostanza sotto il sensazionalismo, di non concedere spazio ad un dibattito, ponendo in evidenza soltanto il punto di vista di Orlowski – e non concedendo quindi una posizione diversa – e, soprattutto, che Facebook lavora costantemente per migliorare la qualità del proprio servizio.

Se è vero o meno che il regista abbia fornito un punto di vista un po’ viziato non sta a noi dirlo, ma senza dubbio sarebbe stato inutile fornire il punto di vista di qualcuno interno ad una delle aziende prese di mira; chi è dentro una situazione di questo tipo tende, a sua volta, a fornire un punto di vista non esattamente imparziale, per cui avrebbe avuto poco senso intervistare la controparte – che si sarebbe soltanto limitata a smentire le accuse di Orlowski con le stesse deboli risposte date da Facebook nella sua lettera.

In secondo luogo ciò su cui si concentra maggiormente il regista è la quantità di informazioni che Facebook raccoglie sul consumatore per poi rivolgerle contro lo stesso utente; essendo il social gratuito, infatti, si invertono i ruoli facendo sì che l’utente sia il prodotto e l’azienda che pubblica pubblicità il cliente. Sebbene, infatti, Facebook non abbia una cartellina con il nostro nome nascosto nei loro sotterranei, è pur sempre vero che tutto il sistema si regge su un complesso sistema di algoritmi che legge le nostre ricerche per poi metterci in bella mostra esattamente quello che ritiene più affine alla suddetta ricerca.

Tuttavia l’ultima difesa di Facebook è anche la più solida; il documentario è uscito quest’anno, ma rallentano dalla pandemia, per cui è plausibile sostenere che sia stato girato nel 2019. Se nel quotidiano un anno può non sembrare tanto, per la vita digitale, dove tutto si muove a velocità esorbitanti, potrebbe essere tantissimo. Per cui è senz’altro vero che nel frattempo l’azienda abbia migliorato alcune funzioni, sopratutto dopo le accuse che le sono state formalmente rivolte in altre sedi.

In definitiva sta allo spettatore decidere se Orlowski abbia effettivamente esagerato o se le sue parole siano profetiche; è certo però che un piccolo esame di coscienza non guasta, soprattutto per una società ormai dipendente dai social.

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