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Edoardo Daumiller, ESCLUSIVA: “Programmi tv sulla cucina rischiano di dare un’immagine surreale”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 17:45
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Edoardo Daumiller, in un’intervista ai nostri microfoni, ha raccontato il suo percorso per diventare cuoco, toccando poi tanti argomenti.

Edoardo Daumiller

Un percorso fatto di sacrifici, scelte difficili e tanta gavetta. Questo è il modo in cui Edoardo Daumiller è diventato cuoco, trasformando una passione in una professione. La sua storia è tutta da raccontare e da scoprire, tra aneddoti, pensieri e un immancabile sguardo al futuro.

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Edoardo Daumiller, l’intervista

Com’è nata questa tua passione per la cucina?

Tutto è cominciato quando io ero molto piccolo e non mi spiegavo come facesse mia madre a mettere tutti gli ingredienti in una padella e poi a ottenere un risultato che era buonissimo da mangiare. Piano piano ho cominciato a provare, capendo che, quando mettevo un ingrediente piuttosto che un altro, veniva fuori un altro sapore. Posso dire che è nato tutto per curiosità e per stupore“.

Quando hai capito che questa tua passione sarebbe potuto diventare il tuo lavoro?

Crescendo ho fatto tutt’altro. I miei studi sono stati completamente diversi. Non posso dire di essermene pentito, perché comunque ho fatto lingue e quindi mi è servito a qualcosa. Poi però quando sono diventato grande ho capito che avrei potuto scegliere l’indirizzo che poi mi avrebbe portato a fare questa professione. Ed è per questo che mi sono trasferito nel Regno Unito e ho iniziato a lavorare in cucina. Sono partito dalle basi, com’è giusto che sia. Piano piano sono cresciuto sempre di più, scoprendo che potevo dare e che sapevo fare. Ed è da quel momento che non sono più uscito dalle cucine“.

Parlando della tua esperienza nel Regno Unito, quanti problemi hai avuto da italiano all’estero che sogna di fare il cuoco?

Tantissimi, nonostante siano stati sempre molto rispettosi nei miei confronti. Ho iniziato lavando i piatti. Quindi io mi sono sentito spiazzato, perché non pensavo che avrei lavato piatti tutto il giorno. Poi comunque da lì piano piano ho iniziato a fare altro, partendo dal tagliare le patate e le verdure. Sicuramente non è stato semplice“.

Insomma la tua esperienza si può riassumere in un solo modo: tanta gavetta…

“Tantissima. A oggi comunque ringrazio di aver tagliato sacchi di patate da 25 chili e di esser tornato a casa con le unghie nere. Acquisire manualità e capacità di gestire un carico di merce in un determinato lasso di tempo è fondamentale per averne dell’altro per fare altre cose“.

La tua storia è sicuramente un esempio da seguire. Ti senti di dare un consiglio a quei ragazzi che hanno il tuo stesso sogno, ma che magari si arrendono al primo sacco di patate e alle prime unghie nere?

Secondo me il principale segreto è capire se questa professione fa per te. Il mestiere del cuoco è un cammino vero e proprio e ognuno ha la propria scuola. Per dire, se vai a mangiare da Cracco o da Cannavacciuolo mangi un piatto che non avevi mai assaggiato prima. Questo testimonia che ci sono diverse scuole di pensiero. Bisogna capire se ognuno in questo mondo può fare il suo cammino, perché poi a contare è l’entrare dentro la professione, il non smettere di imparare, l’ essere umili e forse il riuscire ad accettare di non esser trattati benissimo quando si è agli inizi“.

Tu hai nominato Cracco e Cannavacciuolo. Secondo te il fatto che alcuni cuochi siano diventati dei personaggi televisivi può essere d’aiuto per un mondo come il vostro?

Sicuramente questi personaggi danno tantissimi spunti a noi cuochi, perché capita spesso rivisitare delle ricette partite dalla loro base. Il rischio però è quello che molto spesso si finisca per creare nel cliente una pretesa esagerata e una capacità di giudizio che non gli compete. Sicuramente non li vedo come degli esempi negativi. Sono persone che hanno fatto il loro percorso e che possono insegnare tantissimo a noi che siamo dentro le cucine“.

Tu che pensi che i programmi di cucina possono essere un trampolino di lancio per chi sogna di fare il cuoco?

Questo sicuramente. Chiaramente se inizi a lavorare in un ristorante di un certo livello fin da subito impari delle basi di un certo livello. Questo ovviamente non toglie nulla alle osterie e alle pizzerie“.

A te piacerebbe partecipare un giorno a queste trasmissioni?

Sinceramente no, perché conosco la mia professione e so che cosa vuol dire lavorare in cucina e dovrei comportarmi in maniera completamente diversa. Mi è capitata comunque di vederne qualche puntata, ma il rischio è che sia dia un’idea sbagliata di quello che è il mestiere del cuoco, creandone un’immagine surreale“.

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Passiamo ora al capitolo cinema. Sono stati tanti i film e le serie tv dedicati al mondo della cucina. Ce n’è qualcuno che ti è rimasto impresso?

Sicuramente ‘Il sapore del successo’. Parla di uno chef che poi è diventato vittima di alcune forme di dipendenza. Mi è piaciuto molto, perché descrive la pressione che subisce un cuoco e rappresenta la realtà di chi ce la mette tutta e della determinazione di chi lavora con uno chef“.

Chiudiamo con un gioco. Qual è il tuo attore preferito e che piatto gli assoceresti?

Ammetto che non essere espertissimo di cinema, però mi piace moltissimo Keira Knightley. Ho visto un film dove lei era tra le protagoniste, ossia ‘Dangerous Method’. Mi ha colpito per la sua magrezza, un qualcosa che sicuramente era legato al personaggio. Ed è per questo che mi viene in mente un’insalata. Comunque ripeto, l’apprezzo tantissimo come attrice“.

Che piatto assoceresti invece al momento del cinema italiano?

Mi ricordo che quando andavo al cinema da molto piccolo si guardavano i cinepattoni. Comunque se devo associare un piatto mi viene in mente una pizza surgelata“.

Ultima domanda. Come ti immagini tra una decina d’anni?

Ho 25 anni e ho cominciato questo lavoro cinque anni fa. Sto continuando a studiare e a settembre vorrei iscrivermi all’Università, nel campo della nutrizione. La professione del cuoco è una professione a 360 gradi, perché hai a che fare con gli alimenti, con il mangiare e con le persone che mangiano. Ti si aprono tante porte e tanti modi di comunicare. Mi sono appassionato al nutrirsi in sé. Ho deciso che la mia strada propenderà vesto l’aspetto della nutrizione e dell’aver a che fare con persone che vogliono mangiare bene. Significa aver un contatto con persone che vogliono migliore il loro stile di vita dal punto di vista nutrizionale e poter dare la possibilità a questi di cucinarsi il classico petto di pollo in modo più appetitoso. Ho le conoscenze per poter dare dei consigli e per dare alcune spiegazioni di questo tipo. Insomma, tra dieci anni mi vedo ancora in questo mondo, ma in un aspetto più teorico che pratico“.