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Kinetta, Lanthimos e la Grecia degli spettri

ULTIMO AGGIORNAMENTO 15:09
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Kinetta è un film del 2005 diretto da Yorgos Lanthimos, dove tre anime in pena si muovono nelle macerie di una Grecia spettrale.

Kinetta

In una Grecia invernale e deserta, durante la bassa stagione, una giovane cameriera d’albergo straniera ha uno strano giro di “amicizie”. Con la promessa di un permesso di soggiorno, asseconda le strane passioni di un fotografo e un impiegato statale, aiutandoli a inscenare, ripresa da una telecamera, fatti violenti di cronaca realmente successi.

Kinetta si apre con una scena difficile da dimenticare: un uomo barbuto e smilzo, vestito elegante, che scopriremo poi essere il fotografo, si trova sul luogo di un incidente automobilistico. C’è un macchina completamente distrutta e capottata sul ciglio della strada. L’incipit cronenberghiano fa balzare subito alla mente l’ambiguo e geniale Crash del 1996, incentrato su un gruppo di persone che prova eccitazione sessuale fra le lamiere contorte delle autovetture incidentate.

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Yorgos Lanthimos, però, vira poi su qualcosa di diverso, portandoci in un paesino della costa greca, dove due loschi individui danno sfogo al loro perverso “hobby”, ricattando ragazze, soprattutto provenienti dai paesi dell’est, con il miraggio di poter ottenere il tanto agoniato permesso di soggiorno. Fra di loro c’è una cameriera, la preferita fra le tante, così presa dall’interpretazione da provare e riprovare le scene anche mentre pulisce le camere dell’hotel. Bisogna mettere bene il braccio dietro la schiena, fare finta di cadere, divincolarsi, simulare il soffocamento: il tutto deve sembrare il più vero possibile.

Kinetta, tra recita e fantasmi

Kinetta

La Grecia descritta da Yorgos Lanthimos è un paese in crisi popolato da spettri che si muovono nella desolazione di un ambiente freddo ed inospitale, dominato da sconforto e rassegnazione. Fantasmi come i tre protagonisti, che si dilettano a rappresentare cinematograficamente situazioni di vita al limite, in cui regna la sopraffazione della legge di natura, dove la violenza sembra essere l’unica via d’uscita per rifuggire un mondo che basa la sua ragion d’essere sulla forza, la prevaricazione e la brutalità.

Il concetto stesso di rappresentazione intesa come recita, che si muove tra la dicotomia realtà/finzione, trova in Kinetta un embrionale spunto che verrà poi ripreso da Lanthimos nel successivo Alps del 2011, dove una singolare agenzia impersona i defunti per alleviare la sofferenza di facoltosi clienti che richiedono tale servizio.

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Kinetta, che è il nome di una località marittima nella zona dell’istmo di Corinto, ma anche quello (non a caso) di una macchina da presa, è indubbiamente un film ostico e poco accessibile, fra dialoghi scarni e glaciali di personaggi che sembrano degli automi, ma, superato l’empasse, si fa indisciplinato rivelatore di un’umanità scellerata in cui il concetto di individuo si dissolve fra gli spettri di una realtà pienamente compiuta solo se, in qualche modo, documentata tramite il filtro di una telecamera.