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Coronavirus, Cinema di isolamento (interiore ed esteriore)

ULTIMO AGGIORNAMENTO 15:59
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Cinema e Coronavirus: una lista di 10 film da vedere o rivedere che spaziano attraverso gli anni per indagare il concetto di isolamento.

L’enigma di Kaspar Hauser

Il Cinema ha da sempre affrontato il concetto di isolamento, sia esso interiore o esteriore. Nozione molto terrena ma al tempo stesso sfuggente, che mette in gioco discorsi sui Massimi Sistemi. Cos’è l’isolamento? Una costrizione imposta dall’io, un’agente esterno o, ancora, un concetto filosofico insito nella natura stessa dell’uomo? Le 10 pellicole che sono state selezionate (L’angelo sterminatore, Fuoco fatuo, L’enigma di Kaspar Hauser, The Truman Show, Solo contro tutti, Panic Room, Old Boy, Le conseguenze dell’amore, Room, El Bar) affrontano, sotto vari aspetti e sfaccettature, tale argomento e cercano, ognuna a loro modo, di fornirci un pezzetto del puzzle.

L’angelo sterminatore (1962), metafora grottesca dell’isolamento

L’angelo sterminatore

Capolavoro diretto dal maestro Luis Buñuel, L’angelo sterminatore narra la surreale vicenda di un gruppo di invitati ad una cena, i quali, bloccati da una forza inspiegabile e misteriosa, non riescono ad abbandonare la villa. Feroce e dissacrante metafora di una classe alla deriva, quella borghese, vuota, dissoluta ed incapace di stare al passo coi tempi.

Fuoco fatuo (1963), isolamento come incapacità di vivere

Fuoco fatuo

Un uomo incapace di vivere e di trovare pace, quello descritto da Louis Malle in Fuoco fatuo, mirabile dissertazione sull’esistenza vista come fonte di isolamento e sofferenza senza fine. Forse la soluzione è proprio la non vita scelta dal protagonista Alain (Maurice Ronet).

L’enigma di Kaspar Hauser (1974), isolamento del diverso

L’enigma di Kaspar Hauser

Ghettizzare il diverso, ciò che non conosciamo e, quindi, ci spaventa. Come accade all’orfanello d’Europa Kaspar Hauser (Bruno S.), un individuo senza identità e radici, nel capolavoro di Werner Herzog. È più facile isolare che comprendere.

The Truman Show (1998), la finzione di una non vita

The Truman Show

Truman (Jim Carrey) vive una vita apparentemente appagante, se non fosse che il tutto è mera finzione. Le telecamere riprendono ogni suo gesto, in uno show di cui è l’inconsapevole protagonista. Peter Weir gioca con la dicotomia realtà/finzione e ne esce fuori uno dei film più iconici degli anni novanta.

Solo contro tutti (1998), solitudine e alienazione

Solo contro tutti

Il Macellaio senza nome (Philippe Nahon) di Gaspar Noé è la quint’essenza della solitudine e dell’alienazione. Un uomo in lotta con sé stesso e con un mondo che lo ha relegato ai margini. Il gioco al massacro che ne viene fuori mette in luce tutte i numeri di un regista controverso ma geniale.

Panic Room (2002), stanze di sicurezza che ti salvano la vita

Panic Room

Una stanza che è fonte di salvezza, quella in cui madre (Jodie Foster) e figlia (Kristen Stewart) si rinchiudono per scappare dalle grinfie di un pericoloso gruppo di ladri. David Fincher è maestro della suspense e la panic room su cui ruota il film crea non poca ansia e senso di claustrofobia.

Old Boy (2003) e Oldboy (2013), la prigionia che porta alla vendetta

Old Boy

Un uomo viene rinchiuso per quindici lunghi anni in una stanza buia e inaccogliente. Liberatosi, cercherà vendetta. Magnifico dramma psicologico condito da sangue, violenza ed inquadrature geometriche quello diretto dal talentuoso coreano Park Chan-wook del 2003, copia sbiadita e fiacca invece il remake del 2013 di Spike Lee con protagonista Josh Brolin.

Le conseguenze dell’amore (2004), la reclusione svizzera di Titta Di Girolamo

Le conseguenze dell’amore

Toni Servillo e  Paolo Sorrentino, accoppiata vincente. Un commercialista della mala si trova recluso in un lussuoso hotel in svizzera, perché in Italia non è il benvenuto. Opera magna di Sorrentino, è il film che lo ha reso famoso al grande pubblico.

Room (2015), un capanno che è il mondo intero

Room

Jack, cinque anni, non sa nulla del mondo esterno, perché la mamma (Brie Larson) lo ha tenuto rinchiuso sin dalla nascita in un capanno degli attrezzi. Ma cosa succede quando Jack scoprirà quello che c’è fuori? Film strappalacrime e (nelle intenzioni) strappa Oscar (conquistato dalla Larson come miglior attrice protagonista nel 2018) che non convince pienamente.

El Bar (2017), la gabbia nel centro di Madrid

El Bar

Un gruppo variegato di persone si ritrova chiusa in un bar, dato che fuori dal locale si spara a vista. Cosa sta succedendo? L’eccentrico regista spagnolo Alex de la Iglesia ci porta in una Madrid spaventata dal terrorismo e da profetici virus (ogni riferimento al Coronavirus è puramente casuale) in un tripudio di battute al vetriolo, splatter e cattivo gusto, come solo lui sa fare.