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“Paprika” di Tinto Brass torna in dvd con un’intervista a regista e protagonista

ULTIMO AGGIORNAMENTO 9:40

Paprika

Sebbene già avesse preso parte, tra l’altro, al “Paganini” (1989) di Klaus Kinski ed a “La maschera del demonio” (1989) di Lamberto Bava (remake dell’omonimo classico del gotico italiano diretto dal padre Mario), il lungometraggio che ha posto all’attenzione del grande pubblico la pettoruta Debora Caprioglio è stato, senza dubbio, “Paprika” (1991), la cui accattivante frase di lancio fu “Tinto Brass riapre le case chiuse”.
Perché, sotto la regia del maestro dell’erotismo che, all’epoca, stava portando avanti la propria ricerca della libertà tramite il sesso su celluloide iniziata con “La chiave” (1983), “Miranda” (1985) e “Capriccio” (1987), la futura Francesca della serie televisiva “Questo nostro amore” vestì i panni (quasi nulli, in verità) della giovane Mimma, la quale, nella Trieste del 1957, si prostituiva con il soprannome Paprika nel casino di Madame Collette alias Martine Brochard per aiutare economicamente il fidanzato Nino, ovvero Luigi Laezza, da cui rimaneva delusa.
L’esile pretesto per dare il via ad un vero e proprio viaggio in quello che fu “il mestiere” nel decennio successivo alla fine della Seconda Guerra Mondiale; senza dimenticare violenti protettori e un principe playboy, perverso e cocainomane incarnato da John”Tenebre”Steiner.
Soltanto uno dei volti noti che, in mezzo a rapporti saffici (uno con fallo posticcio!) e, addirittura, un amplesso in treno, popolano il ricco cast spaziante dal fantozziano Paul Muller al Natale Tulli de “L’ultimo Capodanno” (1998), passando per la pornostar Valentine Demy e il veterano Riccardo Garrone, nel ruolo dello zio della protagonista.
Protagonista la cui discutibilissima recitazione passò, ovviamente, in secondo piano dinanzi all’abbondanza di situazioni bollenti che – comprendenti anche una Nina Soldano giornalista – la portarono a consolarsi tra le braccia di Franco, interpretato da Stéphane Bonnet; man mano che il suo giro per l’Italia la conduceva in ambienti sempre più lussu(ri)osi e che si avvicinava la fine di un’epoca.
Mentre incarnava brevemente un medico abortista lo stesso Brass, il quale, oltre a sfiorare più del solito l’hard (tutt’altro che assenti insistiti dettagli vaginali e membri maschili in vista, seppur finti), non mancò di sfoderare, tra un gluteo e l’altro, tutta la sua anarchia (“Solo i nobili sanno essere così volgari” è soltanto una delle osservazioni presenti nel film).
E, se alla eccitante Paprika veniva consigliato di pensare a Mazzini, Garibaldi e Carducci per non godere, non ci si risparmiava neppure di affermare provocatoriamente che le donne intellettuali sono più disinibite delle prostitute nel corso della oltre ora e cinquanta di visione… resa disponibile su supporto dvd da Mustang Entertainment, con un’intervista di venticinque minuti al regista e alla Caprioglio nella sezione extra.

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Francesco Lomuscio