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ANTEPRIMA: The Lords of Salem – Recensione

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di Maurizio Ragazzi

The Lords of Salem è uno dei film più attesi di Rob Zombie ed è un’opera che sicuramente dividerà, e non poco, la nutrita schiera dei suoi fan e ne esalterà altri per il fatto di essere un punto di svolta e di rottura rispetto alle pellicole precedenti, dove si registra un vero e proprio cambiamento nello stile visivo e registico del regista. Si tratta infatti del primo “film artistico” e quindi d’autore dell’eclettico rocker-regista. Nonostante lo stesso Rob Zombie abbia pubblicamente dichiarato le difficoltà produttive che hanno caratterizzato le fasi di realizzazione di The Lords of Salem, dovute ad un budget ristrettissimo (lo “shooting schedule” per le riprese era di 20 giorni), che non ha certamente aiutato e facilitato la messa in scena di un’opera che vuole prendere le distanze rispetto alle precedenti, nel suo tentativo di essere più un “grande dramma” che un “Horror puro”, dove la “lentezza” della visione, un découpage più curato, un simbolismo più riflessivo e astratto e il tentativo di “mostrare le cose” in modo differente attraverso gli occhi e la mente della sua protagonista Heidi (una poco credibile Sheri Moon Zombie), avrebbero richiesto un budget a disposizione e dei tempi di produzione ben più consistenti, The Lords of Salem rimane comunque un film “coraggioso” che stupisce e disorienta. Le tematiche cardine del cinema di Rob Zombie, come la famiglia, questa volta non sono presenti in The Lord of Salem, anche se rimane presente una forte sottotraccia critica dell’America (puritana) e delle sue contraddittorie “tradizioni”.

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Il film ha come protagonista Heidi, una DJ notturna di un emittente radiofonica di Salem che, insieme ai suoi colleghi Herman ‘Whitey’ Salvador (Jeff Danile Phillips) e Herman Jackson (Ken Foree), gestisce un programma di musica rock-alternativa chiamato il “Big H Radio”. Durante la trasmissione Heidi riceve da un ipotetico gruppo musicale chiamato “I Signori” una scatola di legno contenente un 33 giri. Quando la donna lo ascolta per la prima volta, il disco sembra girare al contrario e la musica inquietante proveniente dal vinile, scatena in lei degli antichi profondi “atavismi”, dei ricordi riguardanti dei terribili eventi che hanno visto coinvolte le streghe di Salem.
Quando il suo collega Whitey riascolta in un secondo momento il disco dei “ I Signori”, da lui rinominati “Lords of Salem”, con sorpresa scopre che la canzone si sente normalmente, diventando così una grande hit tra gli ascoltatori della radio. Successivamente i “Lord” ringraziano l’emittente radiofonica inviandogli dei biglietti gratuiti e dei poster per un evento che si terrà in un teatro di Salem. Un evento che sarà ben diverso da ciò che Heidi e i suoi amici si aspettano. La musica e le note dei “I Signori”, insieme a tre spietate e insospettabili streghe di mezza età, possiedono Heidi allo scopo di prepararla ad un terribile avvento. La maledizione dice che le streghe torneranno per possedere l’anima delle donne di Salem e l’eletta partorirà colui che erediterà la terra: il figlio di Satana.

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Messo a confronto con i due precedenti “reboot” di Halloween e con la Casa dei mille corpi e la Casa del Diavolo, Le Streghe di Salem di Rob Zombie vuole essere una produzione minore, più piccola, psicologica, di carattere personale e con maggiori “velleità artistiche”, dove le influenze (e le citazioni) del cinema di Ken Russel, Stanley Kubrick, Roman Polansky, Dario Argento, Mario Bava , Alejandro Jodorowsky e David La Chapelle, sono evidenti nel tentativo da parte di Rob Zombie di costruire un “film-opera” caratterizzato da scelte stilistiche tendenti a privilegiare la “lentezza, la contemplazione del significato più profondo dei simboli, una fotografia e una ricerca di immagini più raffinate e stranianti , unitamente a dei movimenti di macchina più precisi che segnano indubbiamente, come abbiamo visto, un punto di svolta e di rottura con il suo precedente stile di regia ( riprese piuttosto mosse fatte a mano o a spalla, immagini grezze e parzialmente fuori fuoco unite a un montaggio al cardiopalma, veloce e nevrotico fino allo spasmo ), soprattutto per quanto riguarda l’originale utilizzo della musica classica in alcune sequenze chiave del film.

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Ne The Lords of Salem sono presenti tutti gli elementi classici che ci si aspetta di trovare in un film di questo genere: streghe, sacrifici, omicidi, possessioni, blasfemie, apparizioni demoniache e soprattutto il sabba di un gruppo di streghe capeggiate da Margaret Morgan ( una brava Meg Forster ), letale e blasfema fattucchiera, cui da la caccia il reverendo Jonathan Howtorn ( Andrew Prine ) che, nonostante in passato riesca a bruciarla viva, spargendo il suo sangue sulla terra di Salem ( e quindi sul suolo americano ), ritornerà assetata di vendetta e bramosia per l’imminente avvento del figlio di Satana. In The Lords di Salem Rob Zombie sembra privilegiare nettamente la storia ed il punto di vista del personaggio di Heidi. Heidi è una donna decisamente alternativa che vive da sola con il suo cane in un appartamento che ricorda uno stile contemporaneo misto ad uno anni 70’-80’, colmo di statuine, feticci, poster, dischi e quadri. Il personaggio di Heidi è quello di una donna con delle debolezze, apparentemente spensierata, che vive serenamente e in pieno le sue convinzioni e la sua cultura musicale alternativa. Ma nel suo passato c’è una pesante macchia: la donna è infatti una ex tossicomane ed anche se ne è uscita da tempo, il riascoltare la musica de “ I Signori di Salem” la fa precipitare nella follia e nella possessione più profonda. Nonostante i suoi colleghi, specialmente ‘Withey’ che la ama e che conosce bene il suo triste passato, cerchino di aiutarla, il percorso di Heidi è segnato. Un oscuro segreto la lega ai Signori di Salem.

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Nella scelta di Rob Zombie di legare il film alle vicende del personaggio di Heidi, seguendo un viaggio psichico di sette giorni che descrive le fasi di un atavica possessione ( e dipendenza ) della donna da parte di un qualcosa (una verità) che fa parte di un antichissimo passato e che la porterà comunque ad una sorta di “rinascita” e “santificazione inversa”, si nasconde una delle molteplici chiavi interpretative del film. Heidi è una donna americana che vive nella sua nazione, insieme alla sua cultura alternativa rock, con i suoi problemi i suoi conflitti e i suoi scheletri negli armadi. L’esplorare la mente (i flashback) di una donna che “ricade” negli errori del passato tramite un “ritorno” ad uno stato di possessione e dipendenza che, deforma la sua natura, la sua cultura e la sua “identità” grazie a un contatto con musiche, simboli e rituali ( che sembrerebbero fargli recuperare la sua vera identità e natura originaria ) provenienti da un oscuro passato, significa per dissomiglianza, esplorare anche il passato, le tradizioni ed il presente della nazione americana, mettendo sotto la lente d’ingrandimento i suoi traumi, la sua tendenza a ripetere gli errori del passato e soprattutto i suoi orrori, quindi a un determinato livello, il ritratto del percorso di possessione e della follia della mente di Heidi è anche il ritratto di un paese che non può stare in “astinenza di orrori” per troppo tempo. L’America in se stessa è la madre e il ritratto di tutte le follie? The Lords of Salem è un opera assai coraggiosa, figlia anche dell’America puritana ( dove l’eterno scontro tra il bene e il male, Dio e Satana, ha lasciato alle sue spalle una interminabile scia di sangue ) e che non lesina pesanti critiche alla chiesa, mostrando preti e vescovi in versione blasfema (notevoli le scene della fellatio al prete in chiesa da parte di Heidi, del “Papa” in versione satanica che si masturba assieme ad altri preti-demoni, senza contare l’immagine finale di un Heidi trasfigurata dalle sofferenze in una sorta di Madonna “al neon” che si pone come una sorte di “redentrice”, al vertice di tutte le donne brutte, grasse e ripugnanti del mondo che una società perbenista e benpensante comunque “rifiuta”).
Il Satana di Zombie, o l’orrendo bambino “mai nato” di Heidi ( possibile rimando a un suo trauma dovuto ad un aborto spontaneo quando era tossico dipendente), che tenta di riallacciare un doppio cordone ombelicale con la madre, ha le sembianze di un ridicolo e mostruoso nanetto alto 70 centimetri, che quasi sparisce all’interno degli immensi e grandiosi “spazi vuoti” della sua cattedrale.

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In The Lords of Salem le chiavi di lettura si moltiplicano grazie anche a un’estetica dell’accumulo che se da una parte arricchisce l’opera rendendola visivamente impressionante, dall’altra può confondere lo spettatore con i suoi eccessi visivi ai limiti del Kitsch, ma al cui interno è presente comunque una riflessione ed una visione del male quasi “salvifica” ( il parto di Heidi, dove le streghe estirpano la “radice vivente” dal suo ventre-utero, fonte di tutti i suoi mali, nevrosi e dipendenze rendendola una vergine-martire delle donne derelitte ). Insomma del film le Streghe di Salem si può dire tutto e di più, a molti non piacerà e alcuni forse lo troveranno, a tratti, anche ridicolo e imperfetto, ma è un opera che va vista più volte e giudicata solo a posteriori, per poterla apprezzare o bocciare definitivamente. E tenendo conto del fatto che il film è stato prodotto con un budget ristretto di un milione e mezzo e realizzato in venti giorni, il talento visivo di Zombie rimane comunque innegabile.

Maurizio Ragazzi