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Rassegne: cinque giornate dedicate al cinema giapponese dal ’45 al ’69 al Cinema Trevi (6-11 marzo)

ULTIMO AGGIORNAMENTO 17:13
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La rassegna, organizzata dall’Associazione Culturale “Cinema senza frontiere” e l’Istituto Giapponese di Cultura, con il sostegno della Japan Foundation, prevede il 9 e l’11 marzo due incontri con la presenza di Oscar Cosulich, Marco Del Bene, Luca Della Casa, Donatello Fumarola, Enrico Ghezzi, Marco Müller, Roberto Silvestri.
Tracciare un percorso che attraversi venticinque anni di storia sociale e cinematografica di una nazione non è mai una sfida da sottovalutare, ma diventa ancor più delicata quando si ha da maneggiare una materia ancora poco conosciuta e studiata nel nostro Paese come la produzione cinematografica giapponese, spesso ridotta a un’elencazione priva di vita dei quattro o cinque nomi di cui si ha una conoscenza diretta. Assumere come coordinate di partenza e di arrivo della rassegna il 1945 e il 1969 non è solo un modo per circoscrivere il periodo storico, ma equivale a scrutare il cinema giapponese da un punto di vista politico e sociale ben definito. Il 1945 è la data in cui si conclude la seconda guerra mondiale: si firmano i trattati di pace, vengono ritirati gli eserciti dai campi di battaglia sparsi per l’intero globo, si chiude (apparentemente) una parentesi storica sferzata da venti dittatoriali e desideri di egemonia. Ma per il Giappone non si tratta solo di questo: tra il 6 e il 9 agosto del 1945 due ordigni nucleari vengono sganciati dall’aeronautica statunitense sulle città di Hiroshima e Nagasaki, radendole al suolo e uccidendo all’istante centoventimila persone. Il computo delle vittime, comprendendo anche coloro che moriranno in seguito all’esposizione radioattiva, supererà le quattrocentomila persone. I bombardamenti atomici squarciano il petto della nazione, ma il colpo mortale lo assesta il comunicato diffuso via radio in cui l’imperatore Hirohito chiede al proprio popolo di non opporre ulteriore resistenza al nemico e di arrendersi. Il conflitto mondiale riesce laddove per più di mille anni tutti avevano fallito: il Giappone è conquistato e occupato da una potenza straniera. Gli Stati Uniti rimarranno nell’arcipelago per sei lunghi anni, fino al 1951, sotto la guida del generale Douglas MacArthur. Durante questo periodo accadranno sconvolgimenti inauditi per il popolo giapponese, a partire dalla rinuncia da parte di Hirohito della sua natura divina, e dall’accettazione di un ruolo puramente simbolico all’interno del sistema politico e sociale dello Stato.
Il Giappone del dopoguerra è una terra ferita, disillusa verso il potere, pentita di aver ceduto con tanta facilità al sogno di predominio sull’Asia che aveva animato il rigurgito militarista degli anni Trenta. Una nazione da ricostruire, partendo dalle fondamenta ma senza gettare via storia e tradizioni millenarie. Nell’arco di questi venticinque anni la produzione cinematografica giapponese diverrà una delle più imponenti colonne della Settima Arte, esportando maestri riconosciuti come Kenji Mizoguchi, Yasujirō Ozu, Mikio Naruse e Akira Kurosawa e dando i natali tanto a sperimentatori del linguaggio (Nagisa Ōshima, Shōhei Imamura, Toshio Matsumoto) quanto a splendidi fautori del cinema popolare quali Seijun Suzuki, Ishirō Honda, Nobuo Nakagawa e Teruo Ishii.
Nelle cinque giornate di cinema giapponese, organizzate al Cinema Trevi dall’Associazione Culturale “Cinema senza frontiere” in collaborazione con la Cineteca Nazionale e con l’Istituto Giapponese di Cultura, e con il sostegno della Japan Foundation, sarà dunque possibile per il pubblico confrontarsi sia con i titoli più celebri del periodo, sia con opere spesso invisibili anche alle schiere di appassionati. Faranno da corollario due incontri sulla storia del cinema giapponese, con ospiti alcuni tra i principali esperti italiani dell’universo nipponico.
Programma a cura di Enrico Azzano e Raffaele Meale