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La città verrà distrutta all’alba, un film di George Romero

LA CITTA’ VERRA’ DISTRUTTA ALL’ALBA GEORGE ROMERO –

Titolo Originale: The Crazies
Nazione: Usa
Regia: George A. Romero
Sceneggiatura:
Musica:
Cast: Lane Carroll; W.G. McMillan; Harold Wayne Jones
Durata: 103′

VALUTAZIONE  * / * * * *

Trama: E’ precipitato un aereo militare sulla Pennsylvania, diffondendo un virus che rende la gente furiosa e pazza. I pochi superstiti, con l’aiuto dell’esercito, dovranno cavarsela…

Recensione: Nel 1973 dopo l’insolito La stagione della strega Romero ritorna a descrivere ciò che gli piace di più (anche se qui in toni leggermente diversi) e ciò che lo porterà a chiudersi nel compito del regista di genere. La città verrà distrutta all’alba è un film che tenta di dare una motivazione al virus che si impadronisce di una città. Un materiale batteriologico l’ha invasa provocando pazzia e violenza. L’esercito è costretto a passare al fuoco ma non senza problemi.
All’interno della solita storia horrorifica, che a volte perde anche delle solide fondamenta che il regista riesce sempre a impiantare, c’è anche un tono romantico che rompe con il cinema di questo genere. La protagonista, un’ infermiera, aspetta un bambino. Il dottore, che controlla l’evolversi del virus, contro tutte le direttive recepite la invia con una dose di antibiotico dal fidanzato. Mosso da compassione il medico tradisce le regole. Le cose peggioreranno solo.
Romero decide di dare un tono malinconico per sostenere questa storia e va anche contro quella che è la sua solita abitudine estranea a questi formalismi. Il film riceverà un colore e l’evidente sforzo del regista sarà solo un modo per preparare la strada a capolavori futuri quali Zombie ad esempio.
Il cast tutt’altro che eccezionale sembra muoversi per tutto il film nella maniera dinoccolata in cui si muovono i mal capitati colpiti dal virus. Il tutto è un’accozzaglia di rebus e di errori più a livello narrativo che tecnico. I numerosi buchi di sceneggiatura progressivamente si inspessiscono fino a diventare evidenti e fastidiosi. Più di una volta ci troveremo di fronte al quesito che riguarda le tute “anti-virus”. Quando devono essere indossate? Perché in alcuni luoghi si può contrarre il virus e in altri no?
La pellicola però scivola via leggera e il film è a tratti anche movimentato e gradevole. Vari espedienti vengono insinuati a poco a poco nell’intelaiatura per cercare di dare un senso a un tutto che non lo ha. La storia parallela della ragazza ritardata mentalmente né è un chiaro esempio.
Il finale porta il marchio di casa Romero. Tra i titoli di coda si intravede una spiegazione più chiara a questo virus. La sperimentazione di un’arma batteriologica ha portato al rilascio di una sostanza in grado di far impazzire l’uomo. Come al solito è la società ad essere criticata e questo è l’aspetto più interessante dei 103 minuti. La stanza da dove i dottori cercano di trovare una soluzione è la stanza del potere. Solo lì dentro ci si può togliere la scomoda tuta che sarà di ispirazione per la Umbrella di Resident Evil. Solo lì ci si sente al sicuro. E fino alla fine non ci si spiega il motivo. La volontà di differenziare i due stati sociali è quindi netta. La società americana è guardata con lo sguardo di traverso. E pensando di essere nel ’73 il tutto ci sembra essere davvero coraggioso. La strada per Zombie è pronta.