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Amici Miei, Monicelli dirige un film di Pietro Germi

AMICI MIEI MONICELLI –
Nazione:
Italia
Regia: Mario Monicelli
Soggetto: Pietro Germi
Sceneggiatura: Pietro Germi; Leonardo Benvenuti; Pietro De Bernardi; Tullio Pinelli
Musica:
Carlo Rustichelli
Cast:
Ugo Tognazzi; Gastone Moschin; Adolfo Celi; Philippe Noiret; Dullio Del Prete; Bernard Blier; Marisa Traversi; Milena Vukotic; Silvia Dionisio; Franca Tamantini; Olga Karlatos; Angela Goodwin; Maurizio Scattorin; Mauro Vestri
Durata:
130’

Valutazione   * * * * / * * * *

 

Trama
Una combriccola di amici di mezza età si diverte a combinarne di tutti i colori, per dimenticare il dolore della vita di tutti i giorni. Uno spaccato su quello che è la vita quando si è varcata la metà e si entra nella soglia della decadenza, senza volerci pensare troppo ma non potendone fare a meno.

Recensione
Un film di Pietro Germi, così iniziano i titoli di testa di Amici Miei e verrebbe da pensare il perché dato che poi scorrendoli un pochino si vede scritto regia di Mario Monicelli.
La spiegazione viene da se, pensando che Germi doveva realizzare, e aveva fatto di tutto per farlo, la pellicola quando morto all’improvviso la regia scivolò tra le mani di Monicelli. Il regista romano ne revisionò la sceneggiatura insieme all’aiuto di Leonardo Benvenuti spostando la vicenda da Bologna a Firenze e dandogli il tocco all’italiana che ha sempre distinto il suo cinema.
La favola farsesca inizia nella redazione di un giornale dove lavora il Perozzi, Philippe Noiret, che inizia a raccontare la sua vita presentandosi e che sarà il nostro narratore per l’intero film. La melanconica musica mostra subito quanto si tocchino le corde dell’anima e quanto il senso di morte pervada tutto fin dall’inizio. Perché quello che può essere a prima vista un’operetta sulla risata comica e sulla zingarata, per dirlo come loro, è in realtà un’ampia riflessione sulla durezza della vita e sull’incessabile verità della morte. Dimostrazione di questa più di tutti è il Conte Mascetti, uno splendido Ugo Tognazzi, che perse le sue fortune e quelle della moglie vive da poveraccio ma con i suoi principi. Non ha perso lo stile che contraddistingue un nobile e il suo umorismo è forse il più pungente, tra l’altro inventore e ideatore della supercazzola. Accetta di essere ospitato come tutti i più grandi aristocratici ma non vuole ne soldi, ne opportunismo. Milena Vukotic interpreterà la moglie in quello che sembra davvero un atto di una tragedia greca. Accanto al Mascetti vedremo poi molto spesso la splendida Titti, Silvia Dionisio, sempre semi nuda e in atteggiamenti provocanti nella tipica veste dell’amante del pezzente. Non stupirà nessuno quando saputo di questo la moglie tenterà il suicidio col gas.
Altri membri della combriccola sono il Necchi, Duillio Del Prete, proprietario di un bar e forse il più benestante e il meno scavato psicologicamente e il Meandri rispettabile architetto che si rovina la vita quando vede la “Madonna”. Divinità che si rivela essere moglie di un noto psichiatra, il Sassaroli che si unirà anche lui alla gang irrimediabilmente, con a carico due figliolette; San Bernardo e governante.
Tra le piccole storielle di vita quotidiana e di ordinaria sopravvivenza si intramezzano le zingarate, questi atti di puro ludo che possono durare quanto si vuole e sono all’insegna del divertimento più puro. Il tutto visto con gli occhi del figlio del Sassaroli sarebbe anche troppo moralista, spaccando quello che è un rifiuto di un mondo che non soddisfa a  brutale infantilismo. Le maschere di questi uomini ormai avviati alla terza età è però quello di cinque/sei uomini scavati dall’età e dai dolori che la vita offre. E c’è sempre il ritorno di un accento dolente della vita, vista come una colpa più che come una gioia e il ludo visto come una liberazione dai mali che la contengono.
Emblematica poi la figura del vecchietto che ruba i cannoli al bar del Necchi, sarà coinvolto in una finta lotta tra bande. Sarà messo ripetutamente in mezzo dai cinque che rifletteranno su di esso ansie e paure. Agli occhi di tutti questo poveretto risulterà essere il più disprezzato ma sarà solo lo specchio di una condizione precaria che attanaglia tutti.
Finirà nel tragico con la morte del Perozzi, tra gioco e dolore si capirà solo dopo il funerale che stavolta non era una zingarata e che la morte, come elemento forte, è imprevedibile e invincibile. Nonostante questo lo spirito del film continuerà anche dopo la morte del Perozzi, apostrofando in off la canzone da loro fatta a inno “Bella figlia dell’amore”.
In quello che è un periodo florido per la commedia all’italiana Amici Miei ne rappresenta il manifesto non dichiarato, la cornice di intenti che realizza quello che è un modo di fare cinema che ci invidieranno in molti. La trama intessuta di comicità, si pervaderà di un atroce tragicità fino a poi cadere nella più violenta e inaspettata morte.
Semplicemente sublimi tutti, un qualcosa da vedere e rivedere non per il cinema ma per la vita.

 

Matteo Fantozzi