Romina Power rivela il suo desiderio per Sanremo 2026: un duetto con Rosa Chemical

Tra memoria e futuro, Romina Power guarda a Sanremo 2026 con un’idea audace: un incontro fra mondi musicali capace di accendere l’Ariston e rimescolare le carte del Festival.

C’è un’aria di passaggio al Festival di Sanremo. Con Carlo Conti al timone per il biennio 2025-2026, il pubblico si aspetta scelte solide, curate, ma anche qualche scarto di coraggio. Dopo, non ci sono certezze: sul post-2026 non esistono annunci ufficiali. Intanto il palco dell’Ariston resta il luogo dove l’industria italiana misura il proprio tempo, tra tradizione e nuovi linguaggi.

In questo clima, il nome di Romina Power torna con una proposta che profuma di sfida. La cantante italo-statunitense porta sulle spalle una storia che pesa: seconda a Sanremo 1982 con “Felicità” e vittoria nel 1984 con “Ci sarà”, entrambe in coppia con Al Bano. Sono dati che parlano da soli e che spiegano perché ogni suo sguardo verso Sanremo accenda curiosità.

C’è però un dettaglio che rende la sua idea particolarmente contemporanea. Non parliamo di un ritorno alla memoria né di una comfort zone.

Un’ipotesi che fa discutere

Il desiderio dichiarato da Romina Power è un duetto a Sanremo 2026 con Rosa Chemical. Non esiste alcuna conferma ufficiale, né sul format (ospitata o progetto in gara), né su eventuali brani in lavorazione. Ma l’ipotesi, di per sé, apre un fronte interessante: mettere in dialogo una voce simbolo della canzone pop italiana con uno dei performer più divisivi degli ultimi anni.

Chi è, oggi, Rosa Chemical per l’Ariston? Nel 2023 ha chiuso ottavo con “Made in Italy”. La performance, tra estetica provocatoria e pop d’impatto, ha monopolizzato la conversazione mediatica, ricordando a tutti che Sanremo è anche palcoscenico culturale, non solo gara. Dato verificabile: ottavo posto in classifica, dopo una settimana densa di discussioni, meme e prime pagine.

Perché potrebbe funzionare

Il punto non è lo shock. È la combinazione. La timbrica calda e narrativa di Romina Power, amata da generazioni, potrebbe trovare un contrappunto nel registro teatrale e urban di Rosa Chemical. Funziona quando le differenze dialogano: un arrangiamento dal respiro classico, archi e chitarre, e un beat moderno che non copre, ma sostiene. Penso a uno storytelling intergenerazionale, parole che parlano di identità e consapevolezza, con un ritornello largo e una strofa più tagliente. È un incrocio tecnico prima che estetico.

Il contesto aiuta. Carlo Conti ha già mostrato di saper bilanciare repertorio e novità, produzione e ritmo televisivo. Su un palco che negli ultimi anni ha riunito artisti lontani per età e stile, un duetto così avrebbe senso editoriale. E avrebbe numeri: platea televisiva ampia, forte esposizione social, pubblico giovane intercettato da Rosa Chemical e fascia family legata a Romina Power. Il tutto con un potenziale internazionale, se il brano avrà un hook melodico nitido e un’identità visiva coerente.

Resta la prudenza: niente è deciso, e senza un annuncio ufficiale parliamo di un desiderio, non di una trattativa. Ma l’idea spinge una domanda seria sul ruolo di Sanremo 2026: vogliamo un Festival che seduca nella comfort zone o che costruisca ponti credibili tra mondi diversi?

Forse, in quell’immagine – due figure lontane che si incontrano a metà canzone, luci calde, orchestra in crescendo, una parola tenuta più a lungo del previsto – c’è già la risposta. E se fosse proprio questo il suono che ci mancava?

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