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Tinto Brass: “Ho scritto 40 film che non mi hanno fatto fare”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 18:44

Tinto-Brass-Uno

Tinto Brass, la rivincita. A ottant’anni, il maestro dell’eros riceve l’omaggio di Venezia che presenta un film-documentario sulla sua vita e la sua carriera: Istinto Brass, diretto da Massimiliano Zanin, con la partecipazione di Helen Mirren, Gigi Proietti, Sir Ken Adam, Franco Nero, Adriana Asti, Serena Grandi e tanti altri.
Al Lido aspettano Tinto le fanfare e i tappeti rossi: sembrano preistorici i tempi in cui il censuratissimo regista di La chiave, Miranda, Salon Kitty, Così fan tutte era costretto a sbarcare da ”clandestino” su una barca affollata di bellezze mezze nude.
Rimpiange quegli anni?
«Inscenavo quel teatrino perché ero in polemica con la Mostra. Oggi le mie attrici svestite un po’ mi mancano, ma sono felicissimo di venire accolto con tutti gli onori. Il documentario, che ho scritto con il regista e Caterina Varzi, è ottimo e ora la mia gloria è meritata».
Ha sofferto di essere considerato a lungo un regista di film erotici, anzi porno-soft?
«Macché dispiaciuto. Le critiche non mi toccavano nemmeno un po’. Anzi, non le leggevo nemmeno perché sapevo che prima o poi il mio valore di cineasta a tutto tondo sarebbe stato riconosciuto».
Qual è secondo lei il suo film migliore?
«L’urlo, senza dubbio. Dei trenta che ho girato è quello che amo di più, il meglio riuscito. C’era la splendida Tina Aumont. E c’era Proietti: l’ho scoperto proprio io nel 1968. E lui, molto simpaticamente, non l’ha dimenticato».
I suoi film hanno lasciato una traccia nell’immaginario erotico?
«Non credo proprio. Il mio erotismo era raffinato, non alla portata di tutti. Oggi c’è solo il porno».
Pensa di aver contribuito a cambiare l’atteggiamento degli italiani verso il sesso?
«Ci ho provato, ma non ci sono riuscito. Gli italiani sono sessuofobi perché condizionati dalla Chiesa. Per me, invece, il sesso è un’espressione di libertà».
Sempre convinto che il lato B sia il centro dell’universo?
«Lato B? Chiamiamolo c…o, per favore (ride). Sì, per me è un concetto filosofico, un momento fondamentale dell’esistenza».
Attualmente chi è la donna più sexy? Belén, forse?
«Belèn? E chi è? Non la conosco, non mi interessa».
E la sua attrice più erotica, invece?
«Tina Aumont. Dopo L’urlo volevo dirigerla in un altro film, purtroppo è morta».
È sempre in contatto con la Sandrelli, che rilanciò spogliandola in La chiave?
«Sì, ora vorrei girare con lei un film sulla menopausa. Ma forse è presto! (ride)».
Cosa pensa della svolta mistica di Claudia Koll?
«All’inizio pensavo fosse una posa, poi mi sono convinto dell’autenticità della sua vocazione. Anche della mia, del resto: resto innamorato del c…o femminile».
E Serena Grandi la rivede mai?
«Vorrei andarla a trovare a Rimini, dove ha aperto un ristorante chiamato Miranda come il film che girò con me. Quando si rivide tutta nuda sullo schermo esclamò: avrei potuto fare molto di più».
Lei si è formato alla Cinémathèque Française con Rossellini, Godard, Bresson. Perché si poi è intestardito sul cinema erotico?
«Sono quaranta i film che non mi hanno fatto fare. Sulla guerra, sul Settecento, su qualunque argomento. Li proponevo ai produttori e quelli mi domandavano: si, va bene, ma dove stanno le orge?».
Ha progetti?
«Girerò Viva l’isola che non c’è, un film ambientato nel 1944 in mezzo all’Adriatico. Lo interpreterà Caterina Varzi, la mia musa ermeneutica e compagna di vita. E’ la donna più disinibita che abbia conosciuto».
La politica la interessa?
«Ma andiamo. Mi fa venire il latte alle ginocchia, manca totalmente di eros».
Nemmeno il bunga-bunga è erotico?
«Mi fa semplicemente ridere».
Qual è il bilancio dei suoi ottant’anni?
«Sono soddisfatto, felice. Ho girato trenta film e quaranta li devo ancora fare. E ho vissuto fino in fondo, come ho voluto».

Fonte: Leggo