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I dieci comandamenti delle PR, in Esclusiva l’intervista a Francesca Caon

ULTIMO AGGIORNAMENTO 20:18
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I dieci comandamenti delle PR, in esclusiva Francesca Caon ci ha rilasciato un’intervista sul suo saggio: “Comunicare è tutto“.

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Francesca Caon, I dieci coandamenti delle PR

I dieci comandamenti delle PR, Francesca Caon ci ha rilasciato in esclusiva un’intervista in cui ci ha parlato del suo ultimo saggio, da poco disponibile in tutte le librerie e sui siti e-commerce.

La Caon è una vera professionista del settore, non proviene dal mondo del giornalismo, come racconta nel suo libro, ma ha imparato il suo lavoro per lo più all’estero dove ha riscontrato una considerazione, nei confronti delle PR, ben più evoluta rispetto a quella italiana. Oggi vanta un’esperienza decennale e un’agenzia tutta sua con sede a Milano che conta collaboratori sparsi in tutta Italia.

Francesca nel suo I dieci comandamenti delle PR spiega con parole molto chiare e dritte al punto che cosa sono le Public Relation, qual è la loro vera funzione. In particolare si sofferma sulla loro importanza in tutti i settori, non solo quelli commerciali, e racconta quanto siano state spesso sottovalutate, soprattutto nel nostro Paese.

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I dieci comandamenti delle PR, Francesca Caon ce ne parla in esclusiva

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Francesca Caon

Abbiamo avuto il piacere di farci raccontare dall’autrice qual è lo scopo del suo saggio sul mondo della comunicazione e a chi si rivolge principalmente

Mi viene naturale dire che il target di riferimento principale siano gli imprenditori titolari di aziende ma verità mi rivolgo a tutti coloro che vogliono far volare il proprio “brand”. In realtà comunicare e la necessità di farsi conoscere sono due caratteristiche comuni a tutte le le categorie professionali per questo, per esempio, ho deciso di includere nel mio libro il fenomeno degli influencer e degli youtuber. In definitiva il saggio potrebbe essere utile davvero a tutti, soprattutto ai giovani che si vogliono avvicinare al lavoro di influncer e a tutte quelle professioni che sono nate il che nasceranno sul web“.

 Affermi nel tuo libro che in Italia ci sia una sorta di pregiudizio nei confronti di chi si occupa di PR come mestiere, secondo te come mai e perché in altri Paesi non è così?

Si c’è sempre stato una sorta di pregiudizio nei confronti delle Pubbliche Relazioni perché sono sempre state travisate. In Italia è sempre stato confuso il connettere le persone con il conoscere la gente giusta oppure, ancor peggio, ci accostano al PR delle discoteche, quello che distribuisce i flyers dei locali notturni. Le PR in realtà riguardano un ambito serissimo che è quello del mondo del giornalismo, e quindi dell’informazione. Devo dire che mi ha sempre colpito molto come negli Stati Uniti politici, manager, artisti e chiunque sia esposto all’attenzione mediatica non faccio mai un passo senza aver prima consultato un PR, ancor prima di un avvocato. Credo che la principale ragione per cui questo non avvenga in Italia sia sicuramente un tardivo approccio alla rete e al marketing e, in generale, una mentalità un po’ conservatrice in materia di innovazioni. Certo è che con il boom del web, generato anche dalla pandemia, è probabile una rivoluzione digitale e che anche il nostro Paese possa fare in questo campo passi avanti importanti“.

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 Ormai vanti molti anni di esperienza nel settore, la professione è cambiata molto, negli ultimi anni, con l’avvento dei nuovi social media?

Sicuramente Internet e la sua velocità hanno cambiato per sempre il mondo delle pubbliche relazioni ma la transizione è stata pressoché indolore rispetto ad altre professioni. Le Pubbliche Relazioni non hanno fatto fatica ad adattarsi ai nuovi modi di comunicare, proprio perché sono sempre state costrette ad assorbirli, a farli propri a volte persino reinventarli. La capacità di adattamento è sicuramente una delle principali caratteristiche che le rendono un settore sempre attuale. Credo siano poche le discipline che possono vantare una storia così lunga e avere davanti un avvenire così promettente“.

Un’ultima domanda, nel libro si consiglia di non affidarsi ad un addetto alle PR autodidatta: che percorso consiglia di intraprendere a coloro che vogliono imparare a fare il suo mestiere? Si sente di dare loro un suggerimento fondamentale?

“Le pubbliche relazioni sono probabilmente il segmento della comunicazione più delicato perché quando siamo sotto i riflettori mediatici costantemente è chiaro che potremmo incappare in quegli errori, che certe volte sono fisiologici, ma in altri casi sono davvero grossolani. Nel mio libro ho cercato di ricreare una sorta di bussola, un vademecum, per orientarsi in questo mondo. Entrare a contatto con i giornalisti è sicuramente un’ottima opportunità di crescita ma suggerisco a coloro che vogliono intraprendere questo mestiere la formazione continua per arricchire le proprie capacità. Sicuramente bisogna leggere i quotidiani, leggere i media ai quali ci si rivolge e sviluppare un approccio versatile, per riuscire a capire quali mutamenti sta subendo la comunicazione. Diciamo che essere sempre aggiornato sui media credo sia davvero un aspetto fondamentale per un professionista delle PR“.