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Fellini Roma, ESCLUSIVA: Andrea Minuz ci parla del regista visionario

ULTIMO AGGIORNAMENTO 16:55
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Andrea Minuz è l’autore di “Fellini, Roma”, in cui si racconta la visione apocalittica della città vista dallo sguardo del noto regista.

Federico Fellini
Federico Fellini (Fonte: Getty Images)

Andrea Minuz è un professore associato dell’Università La Sapienza di Roma e grande conoscitore e appassionato di cinema. Nella sua carriera ha avuto modo di scrivere anche vari articoli su riviste e volumi molto interessanti. Tra questi si può ad esempio citare “La Shoah e la cultura visuale. Cinema, memoria, spazio pubblico”, “Viaggio al termine dell’Italia. Fellini politico” o “Quando c’eravamo noi. La crisi della sinistra nel cinema italiano da Berlinguer a Checco Zalone”. Impossibile però non fare cenno anche alla sua ultima fatica intitolata “Fellini, Roma” edito da Rubbettino. In questo straordinario lavoro si va a toccare da vicino uno dei film più interessanti e significativi lavori del regista Federico Fellini, raccontato attraverso gli occhi di un abile autore.

Fellini Roma di Andrea Minuz, l’intervista all’autore

Scena del film Roma
Scena del film Roma (YouTube)

Il suo libro viene descritto come un excursus all’interno del capolavoro cinematografico Roma, di Federico Fellini. Attraverso i capitoli di questo viaggio si mettono in luce vari aspetti storico-artistici e una visione del regista che aveva sulla città eterna. Che cosa l’ha colpito personalmente di questo film a livello profondo?

Trovo che “Roma” sia il film più divertente di Fellini, quello dove emerge più che altrove la sua cifra ironica. Ma allo stesso tempo lo sguardo sulla città è impietoso. Non esalta la “bellezza di Roma” come ne “La dolce vita”, ma sprofonda nelle viscere, si inabissa tra ricordi, fantasticherie, incubi, allucinazioni. Roma è stata sempre raccontata al cinema. Dai film storici al neorealismo, dalla commedia ai film hollywoodiani, e molti film hanno Roma nel titolo, da “Roma città aperta” a “Vacanze romane” o “To Rome with Love” di Woody Allen. Nella maggior parte dei casi Roma fa da sfondo alle vicende raccontate nel film ed è lo scenario in cui si muovono i personaggi. Con Fellini invece Roma diventa il soggetto, il tema, direi anche la vera star del film. In questo senso “Roma” è il film che racconta meglio di ogni altro la città, il suo cumulo di simboli, miti, stereotipi, Roma come sogno e allucinazione.

Quali sono i punti di forza e quelli secondo lei più deboli della pellicola?

La cosa più strabiliante di “Roma” sono le sue invenzioni visive, l’abilità felliniana di trasformare, ad esempio, la documentazione degli scavi della metropolitana in una specie di “viaggio al centro della terra” dove perdiamo ogni riferimento spazio-temporale, oppure il Grande Raccordo Anulare in un mostruoso girone infernale che sembra uscito da un film di fantascienza. Per molti critici dell’epoca la sua debolezza stava soprattutto nell’assenza di una vera storia, di una trama, di un personaggio centrale. “Roma” è infatti un film pensato per sequenze e scene autonome. Forse oggi sarebbe stato una serie televisiva. In effetti, anche per questo motivo, lo consiglio spesso ai miei studenti che magari non hanno mai visto un film di Fellini. “Roma”, infatti, si può vedere anche a pezzi, su YouTube. Certo si perde la visione d’insieme, ma la forza dell’immaginazione visiva felliniana arriva lo stesso.

Quanto di Roma del 1972 è rimasta al giorno d’oggi?

Nella percezione della città, direi tutto.

Fellini, Roma
Fellini, Roma (Fonte: Instagram di Minuz)

Da uomo visionario quale era Fellini, secondo lei ha saputo rappresentare con sguardo vero la realtà del suo tempo?

Fellini ha attraversato l’Italia in un arco che va dalla Resistenza (è stato assistente di Rossellini per “Paisà”) al berlusconismo. Tutta l’Italia del dopoguerra, del boom economico, del terrorismo degli anni Settanta, della frenesia degli anni Ottanta è racchiusa nei suoi film. Basta saperli guardare.

Quali sono gli aspetti e le peculiarità che colpiscono di più di un artista come Federico Fellini?

Le invenzioni visive, una grande immaginazione capace di pescare un po’ ovunque, tanto da Kafka come dal circo e dall’avanspettacolo, la libertà artistica, ma anche una formidabile abilità nella promozione di sé stesso. Fellini è stato il primo e più grande creatore del suo mito.

Secondo lei può ancora fare breccia nel cuore delle nuove generazioni un regista come Fellini? Può essere considerato ancora moderno?

Sono sicuro di sì. Certo, molte cose vanno contestualizzate e viste alla luce del loro tempo, ma il cinema di Fellini resta la tra le cose migliori prodotte dalla cultura italiana nel dopoguerra. Senza Fellini non ci sarebbero stati né David Lynch, né Paolo Sorrentino, solo per dire i primi due che mi vengono in mente.