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Cinema

Vittorio Gassman e la curiosa scritta sulla tomba: perché quell’epitaffio?

Vittorio Gassman è sepolto al cimitero del Verano. Sulla lapide dell’attore vi è un singolare epitaffio: ecco il perché di quella scritta 

Fonte Foto Getty Images

Vittorio Gassman è stato uno dei più importanti attori e registi italiani, una e vera e propria istituzione del cinema nostrano, che ha continuato la tradizione anche con il figlio Alessandro, oggi noto attore. Nacque a Genova il 1 settembre del 1922 e morì a Roma il 29 giugno del 2000. Fu sepolto al cimitero del Verano, dove ad attirare l’attenzione è l’epigrafe che ancora oggi fa discutere, in quanto in molti si domandano il significato della frase che è scritta sulla lapide bianca.

“Non fu mai impallato” si può leggere sulla sua tomba. Un epitaffio curioso e singolare che ci lascia con l’interrogativo circa il significato di queste parole. Fortunatamente, possiamo conoscere la verità grazie ad un’intervista che lo stesso Gassman rilasciò a Corrado Augias, in quanto fu proprio lui a scriversi l’epitaffio. Scopriamolo insieme.

Vittorio Gassman: “Non fu mai impallato”, ecco il significato dell’epitaffio

Fu proprio Vittorio Gassman a scrivere l’epigrafe che oggi possiamo leggere al cimitero del Verano. Una scritta che celebra tutto il suo anticonformismo, ma anche l’autoironia che lo ha sempre contraddistinto. In un’intervista risalente al 2 dicembre del 1989, rilasciata a Corrado Augias, l’attore e regista parlò della sua vita e chiarì l’epitaffio che scelse per quando sarebbe passato a miglior vita.

Spiegò che “impallato” è un termine tecnico-cinematografico che si rivolge a ciò che si nasconde alla macchina da presa. E lui non fu mai così, anzi, tutto il contrario perché si fece sempre vedere. Si è sempre esposto, a partire dal teatro, ma anche nel cinema e nella vita.

Sempre nel corso di quella meravigliosa intervista, Gassman fece una riflessione malinconica riguardo al futuro che gli ha sempre fatto provare un certo spleen. Il futuro lo spaventava, la vecchiaia era soltanto il preludio di ciò che più che paura provava disgusto, ovvero la morte. Parlando, appunto, di questo inevitabile epilogo che spetta ad ogni essere umano esternò tutta la sua ripugnanza verso un qualcosa che gli faceva orrore.

Pubblicato da
Amedeo Dutto

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