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Cinema di Costume, ESCLUSIVA Teodosio di Genio: “Ecco come nasce il libro”

Teodosio Di Genio è l’autore del libro “Cinema di costume: registi tra le onde” che è stato edito da YouCanPrint. Sicuramente si tratta di un saggio interessante e che merita un approfondimento.

Abbiamo avuto la possibilità e il piacere di intervistare proprio l’autore del libro che è stato molto disponibile e ci ha aperto la porta verso il suo mondo.

Teodosio di Genio, Cinema in costume (YouMovies)

Chi è Teodosio Di Genio?
Potrei rispondere dicendo “uno che vede tanti film e prende tanti appunti”. Scrivo da un po’ di tempo per Il Golfo, quotidiano delle Isole Campane, e per Artesettima. Ho frequentato la Scuola di Cinema e Fotografia Pigrecoemme di Napoli con Rosario Gallone, Massimiliano Virgilio e Giacomo Fabbrocino,

Come arriva alla scrittura di “Cinema di costume” registi tra le onde?
Avevo in mente di scrivere un libro su alcuni film girati sulle isole, poiché vivendoci (abito a Ischia) mi sembrava di avere tanto da dire, Poi però è prevalsa la mia passione per film che parlassero anche di altri elementi non prettamente collegati alla circolarità o all’isolamento. Scoprivo film girati su delle spiagge, ripensavo ad altri girati semplicemente in piscina o in pieno inverno nei pressi dei fiumi, o sulle barche. E quindi, scherzando un po’ con il titolo, ho intuito che il costume da bagno potesse essere il giusto comune denominatore. Ho dovuto creare altri collegamenti e per fortuna non è stato difficile. Volevo parlare di Agnès Varda e di Abdellatif Kechiche e scoprivo che entrambi avevano girato i loro film principali nella stessa cittadina di mare, volevo parlare di Nanni Moretti e di Roberto Rossellini e mi accorgevo che entrambi avevano le Eolie nel loro destino. Anche le tematiche dei film sembravano rincorrersi, E allora mi sono messo comodo e ho continuato in questa mia “visione”, rimanendo io stesso stupito dai tanti punti in comune che c’erano tra quei registi che avevo in qualche modo già scelto.

Ci racconti il percorso che ti ha portato alla realizzazione del libro?
Avevo messo da parte un bel po’ di materiale nei primi mesi del 2022, da cui poi ho attinto davvero poco. Il libro è stato praticamente distrutto e poi ricostruito in pochissimo tempo alcuni mesi dopo (ottobre-novembre). Ogni regista tra quelli scelti ha diversi collegamenti con l’acqua, quindi è stato anche un percorso fortunato. Basti pensare a Jean Vigo che in una brevissima carriera è riuscito a parlare di un nuotatore, di un battello sul fiume e su una cittadina di mare. Ma, in generale, l’acqua fa solo da sfondo a ben altri temi sociali: l’integrazione, il female gaze, il concetto stesso di vacanza, la cinefilia, la musica, l’adolescenza. È stato scritto in un rush, ma è stato anche tanto riflettuto, mi permetto di dire.

Motivaci la scelta della copertina
La copertina raffigura Amanda Langlet e Melvil Poupaud in una scena di Un ragazzo Tre Ragazze. Mi piaceva l’idea che il libro avesse il fronte e il retro collegabili e che quindi in qualche modo si guardassero l’uno con l’altro. Il primo capitolo si unisce all’ultimo e quindi mi piaceva che ci fosse questa liaison anche nella copertina. L’onda generata da Jean Dasté nel suo tuffo nel fiume nella scena madre dell’Atalante, (1941) nella mia testa può essere la stessa profetizzata da Bodhi in Point Break (1991). Il surfista parla di una grande onda che si infrangeva sulla spiaggia ogni 50 anni. E’ stato, secondo me, un tocco fantasioso e divertente.

È un libro pubblicato col selfpublishing, come ti sei trovato e cosa pensi di questa possibilità?
Personalmente mi sono trovato molto bene. Come primissimo lavoro, poter scegliere tutto, dai temi, alla copertina, al semplice layout di stampa, può essere un’esperienza divertente e formativa. Non avevo la minima idea di come fare e quindi ho imparato davvero tanto, e in questo Youcanprint mi ha dato alcune dritte importanti. Ovviamente c’è il rischio di finire nel “calderone” di tantissima gente a cui viene data la possibilità di scrivere, e a cui magari può venire frettolosamente affibbiata l’etichetta di dilettanti. Personalmente ho letto tanti prodotti pessimi provenienti da case editrici e tanti altri scritti davvero bene facendo tutto in auto produzione. C’è ancora qualche piccolo pregiudizio ma credo che nei prossimi anni verrà superato agevolmente.

Che cinema ama Teodosio Di Genio?
Mi piace il cinema di puro sguardo. Più di tante altre componenti filmiche mi colpisce l’immagine. Nel 90% dei casi, per me il film è ciò che ti rimane impresso negli occhi, anche più di come sia stato scritto o recitato. Se mi piace l’immagine, accetto anche l’artefatto o il visto e rivisto. C’è Old Boy di Park Chan-wook che è un film scritto meravigliosamente, ma se esco dal cinema la prima cosa che mi viene in mente è la scena della diga in cui il ragazzo lascia cadere la sorella, esclusivamente per i colori con cui è stata costruita la posa. Ci sono periodi storici che hanno, per me, una grande estetica nonostante i film siano quasi considerati di serie B. In alcuni periodi, vedrei solo film di piena epoca reaganiana, da Karate Kid al cinema di John Hughes,

Qual è il tuo film preferito?
Mi sento molto vicino al cinema francese, come si può intuire dai registi scelti nel libro. Però se devo scegliere i miei film preferiti, bisogna spostarsi dall’altro lato della cartina. Il podio è composto da Stati Uniti, Canada, Messico. La vita è un sogno di Richard Linklater, Maps to the Stars di David Cronenberg e Amores Perros di Alejandro Gonzalez Inarritu. La vita è un sogno può sembrare il classico teen movie americano con tanti luoghi comuni, dal quarterback alle matricole, dalle cheerleader ai nerd del liceo. Eppure Linklater ha un modo di raccontare che mostra allo spettatore sempre tanta verità, e per me non c’è nulla di più emozionante. Grazie mille.

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Pubblicato da
Matteo Fantozzi

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