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Paolo Borsellino, come è morta la moglie Agnese?

ULTIMO AGGIORNAMENTO 20:41

Paolo Borsellino forse non sarebbe stato lui senza al fianco il supporto della moglie Agnese: sapete in che modo è morta la donna?

Sono passati 30 anni dalla strage di Via D’Amelio ucciso dalla mafia il 19 Luglio 1992, eppure fino alla sua morte la moglie Agnese è sempre stata presente.

Paolo Borsellino
Ansa

Mi conforta oggi possedere tre preziosi gioielli: Lucia, Manfredi, Fiammetta; simboli di saggezza, purezza, amore, posseggono quell’amore che tu hai saputo spargere attorno a te, caro Paolo, diventando immortale. Hai lasciato una bella eredità, oggi raccolta dai ragazzi di tutta Italia” sono queste le parole delle lettera che la donna aveva dedicato al marito a 20 anni dalla strage poco prima di morire.

Ma cambiamo completamente argomento e scopriamo in che modo dopo molti anni il punto di riferimento del giudice è venuta a mancare: era il 2013.

Paolo Borsellino, la moglie Agnese morta a 71 anni

Paolo Borsellino continua a vivere nel cuore di tutti gli italiani nonostante siano passati 30 anni da quando la mafia ha deciso di mettere fine alla sua vita.

Al suo fianco però c’è sempre stata la moglie che fino alla fine non ha mai smesso di cercare la verità a qualsiasi costo con il sostegno dei suoi tre figli, la sua morte è arrivata all’età di 71 anni tramite una nota resa pubblica da Salvatore Borsellino, fratello del giudice: “È andata a raggiungere Paolo. Adesso saprà la verità sulla sua morte sono queste state le sue parole scritte proprio sul profilo Facebook, parole a cui si sono aggiunte quelle dei figli che sempre in una nota hanno detto: “Oggi sia un momento di preghiera strettamente privato nel rispetto di una perdita che ha una dimensione prima di tutto familiare”.

Sulle cause della sua morte non ci sono mai state notizie in merito, fino alla fine infatti la donna ha preferito mantenere il riserbo che fin dal principio è stato parte integrante della sua vita e di quella dei tre figli.

“Io e i miei figli siamo rimasti quelli che eravamo. E io sono orgogliosa che tutti e tre abbiano percorso le loro strade senza trarre alcun beneficio dal nome pesante del padre. Di questo siamo grati a Paolo” queste erano state alcune delle sue parole rilasciate all’ANSA e ancora: “Ci ha lasciato una grande lezione civile. Diceva che chiedere un favore vuol dire diventare debitore di chi te lo concede. Era così rigoroso e attento al senso del dovere che alla fine della giornata si chiedeva: ho meritato oggi lo stipendio dello Stato?”