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Come è morto il Commissario Luigi Calabresi?

ULTIMO AGGIORNAMENTO 21:48

Luigi Calabresi, commissario di Polizia e addetto alla Squadra politica della Questura di Milano, ancora oggi è uno dei nomi più importanti della storia italiana: come è morto?

Per parlare di quello che la storia italiana ricorda come l’omicidio Calabresi dobbiamo fare un passo indietro al 17 Maggio 1972 quando il Commissario di Polizia davanti alla sua abitazione veniva raggiunto da dei colpi di pistola per mano di due uomini. Ci troviamo in via Cherubini a Milano, Calabresi aveva trentaquattro anni e oltre al suo lavoro lascia la moglie Gemma in attesa del suo terzo figlio e i figli più grandi Mario e Paolo.

Luigi Calabresi
Ansa

I colpi di pistola che lo colpirono furono tre, i primi due da un uomo di schiena e il terzo quando il Commissario era già a terra davanti alla sua macchina, i soccorsi anche se furono velocissimi non riuscirono a salvargli al vita.

A sparare, era stato un giovane alto ed atletico chiamato ‘il biondino’ o ‘il tedesco’, l’arma l’aveva nascosta sotto il giornale come a quel tempo ha riportato la ricostruzione fatta dal Corriere della Sera.

Luigi Calabresi, chi sono i responsabili del suo omicidio?

Luigi Calabresi resta ancora oggi una delle figure più importanti della storia italiana per la ricerca della verità che ha pagato con la sua stessa vita. Inseguito alla sua morte le indagini sui responsabile dell’insano gesto sono durante a lungo cosi come i processi che li hanno riguardati.

La sentenza della Corte di Cassazione è arrivata nel 1997 e decretò la condanna e i successivi arresti di  Ovidio Bompressi e Leonardo Marino come esecutori materiali del delitto e Giorgio Pietrostefani e Adriano Sofri come mandanti sovversivi anti democratici e condannati per il reato di concorso morale in omicidio, ma senza l’aggravante del terrorismo.

Tutti i quattro condannati in quel periodo appartenevano alla formazione extraparlamentare Lotta Continua, gli ultimi due erano stati i fondatori della stessa, proprio in quel periodo infatti Pietrostefani e Sofri erano stati accusati dal commissario Calabresi della morte dell’anarchico Giuseppe Pinelli inseguito alla strage di piazza Fontana. Nel 2000 arrivò anche il rigetto del processo di revisione che di fatto confermò la condanna precedente.

“Se mi uccidono non vedrò in faccia il mio assassino” sono state queste le parole del Commissario Calabresi confidate ad un suo amico pochi giorni prima della sua morte, quasi come se lui stesso in cuor sui sapesse già quello che poi purtroppo è successo per davvero.