Home Cinema Ridley Scott, Riccardo Antoniazzi ESCLUSIVA: “Autore post-moderno stilisticamente dotato”

Ridley Scott, Riccardo Antoniazzi ESCLUSIVA: “Autore post-moderno stilisticamente dotato”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 10:08

Ridley Scott è un regista che tutti abbiamo amato per un film o per un altro. Da Blade Runner a Alien, da Thelma e Louise al più recente House of Gucci.

L’autore ci ha raccontato il mondo con ferma intelligenza, cosa che nel volume Ridley Scott Cinema e visioni della New Hollywood, edito da NPE, ha fatto con grande intelligenza Riccardo Antoniazzo che abbiamo oggi il piacere di intervistare.

Ridley Scott
Ridley Scott (Getty Images)

Cosa rappresenta Ridley Scott per il cinema contemporaneo?

A livello personale, Ridley Scott è il demiurgo che mi ha introdotto alla Settima Arte, facendomi interrogare sul serio sui processi creativi che si nascondono dietro un film. Se guardiamo alla storia del cinema anglofono contemporaneo, la sua importanza è ben maggiore: in qualità di autore post-moderno, Scott è sempre stato capace di rimanere sul pezzo per quanto riguarda le tendenze artistiche, e ha sfruttato questo intuito per spaziare da un genere all’altro, ridefinendone le regole tramite sapienti tocchi personali. Si pensi all’influenza che Blade Runner ha avuto sulla configurazione del cyberpunk; o al modo in cui Thelma & Louise distrugge dall’interno i dettami del road movie, fino a quel momento incentrato su un immaginario estremamente machista; o ancora, all’aggiornamento del peplum fuso alla tecnologizzazione degli Anni Duemila visto ne Il Gladiatore. Ma, cosa più importante, ha fatto capire a critica e pubblico che persino un artista d’estrazione pubblicitaria, se ha qualcosa da dire, non è secondo a chi il cinema l’ha masticato da sempre, sin dalla gavetta.

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In grado di muoversi tra vari generi se dovesse dare una lettura generale come definire Ridley Scott?

Riallacciandomi al discorso che ho fatto prima, la versatilità fa di Scott probabilmente l’autore post-moderno stilisticamente più dotato in assoluto, anche più di Quentin Tarantino e dei Coen Bros., che per ovvie ragioni anagrafiche hanno iniziato a influenzare l’immaginario collettivo quando ormai Scott aveva già più di un successo sul groppone. La peculiarità più affascinante del suo modus operandi è il modo in cui riesce a far dialogare film completamente diversi per genere ed estetica, grazie alla ricchezza di contenuti e punti di contatto tematici. Sfruttare il pretesto del genere permette al regista di South Shields di sviscerare le proprie ossessioni in più contesti differenti, sia sociali che storici, e a guardare alla filmografia complessiva non si può non rimanere a bocca aperta: si parla dell’uomo, del suo posto nell’universo e delle sue contraddizioni con un tocco oserei dire umanistico. Il tutto senza trascurare l’intrattenimento popolare, che prende vita grazie a contrapposizioni nette tra nemesi, viaggi alla riscoperta di sé stessi e rapporti con i propri padri/prole.

Il secondo Ridley Scott che non piace a tutti

Ridley Scott però è stato anche vessato da polemiche per gli ultimi film da Tutti i soldi del mondo fino a The Last Duel e l’ultimissimo House of Gucci. Cosa ne pensa Riccardo Antoniazzi?

Cosa è mancato secondo lei a Ridley Scott fino a questo momento?

Un guilty pleasure personale sarebbe vedere Scott alle prese con un western (anche se molta critica considera a suo modo Thelma & Louise un esponente del genere): trovo sia un genere con cui i suoi stilemi si sposerebbero perfettamente, soprattutto il discorso sulla donna vittima della ruvidità patriarcale e sul viaggio formativo. Una recente chiacchierata tra Scott e Clint Eastwood (a cui il regista inglese ha alluso durante un’intervista) lascia aperto lo spiraglio all’avverarsi di questo sogno.

Le piace il nuovo cinema di Ridley Scott quello dei giorni nostri?

So che negli ultimi dieci anni non ha incontrato i favori di tutti, ma la mia idea è che Scott non abbia mai perso mordente, né l’umiltà di mettersi continuamente in discussione anche laddove pare arrancare o compiere passi falsi. Basti vedere i recentissimi The Last Duel e House of Gucci, perla d’altri tempi il primo, scheggia di pura follia il secondo.

Sta pensando di scrivere qualcos’altro?

Al momento ho in cantiere un volume su un altro regista che sta polarizzando molto il pubblico in anni recenti. Più avanti vorrei toccare anche argomenti relativi alla cinematografia asiatica, che meriterebbe molta più visibilità nel nostro paese.