Home News Fuori onda ESCLUSIVA Giuseppe Mastrangelo: “Vi spiego perché il mio libro si...

Fuori onda ESCLUSIVA Giuseppe Mastrangelo: “Vi spiego perché il mio libro si presta a tv e cinema”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 6:00

Giuseppe Mastrangelo ha raccontato il suo ultimo libro Fuori onda. Ecco tutto quello che ci sta da sapere su questo romanzo.

giuseppe mastrangelo fuori onda

Fuori Onda. È questo il titolo dell’ultimo libro di Giuseppe Mastrangelo. Quest’ultimo è un avvocato che si occupa di diritto civile e amministrativo, ma che spicca anche per la formazione dei giovani avvocati. In questo libro però ha deciso di abbracciare anche la tematica del giornalismo televisivo.

Un romanzo tutto da leggere e da scoprire. L’autore ne ha parlato ai nostri microfoni, raccontando alcuni dettagli molti importanti e che non possono non suscitare grande curiosità. Tanti gli argomenti toccati, tra cui anche una possibile trasposizione cinematografica di questo libro. Insomma, delle riposte davvero tutte da leggere.

PER APPROFONDIRE LEGGI ANCHE >>> Teorie del cancro ESCLUSIVA Antonio Mazzocca: “La comunicazione conta moltissimo”

Fuori onda ESCLUSIVA Giuseppe Mastrangelo: “Ecco cosa può affascinare del libro”

fuori onda giuseppe mastrangelo
(Fonte: Pixabay)

Il protagonista, giornalista, trova molto faticoso continuare nel lavoro che aveva scelto e che dovrebbe amare, ritrovandosi bloccato in un limbo di insoddisfazione e noia. Se dovesse immaginare una trasposizione cinematografica sarebbe suo interesse mettere in luce questo aspetto come critica sociale ai dogmi stereotipati del “per sempre felici e contenti”?

Si. Il protagonista del mio libro è un personaggio che conosce fin nei minimi dettagli gli schemi stereotipati della presunta società dell’immagine. Ha un ruolo importante, è ricco e risiede in una zona Vip di Roma. Poi è socio di un circolo esclusivo e conosce la gente che conta. Però è stanco e finanche schifato di questo
mondo di apparenze privo di un vero benessere personale, il benessere dell’anima si sarebbe detto una volta. Quest’indagine, che lui deve seguire a Trieste, diventa così l’occasione di una resa dei conti con se stesso. La città di Trieste è stata scelta volutamente perché è una città di confine, con delle caratteristiche uniche, che consentono meglio la descrizione di questa sua crisi di coscienza a contatto con un luogo lontano dai suoi soliti “giri” professionali e personali. A mio avviso la storia potrebbe benissimo essere la trama di un film, che può mettere in evidenza questo malessere che è un malessere di vita nonché un malessere di una società che in cinquant’anni con la televisione ha modificato ogni abitudine e in dieci anni con i telefonini ha completamente smarrito se stessa. Il protagonista è un complice e un “pentito” “.

In un’ottica televisiva come gestirebbe i numerosi flussi di coscienza del protagonista?

“Gli intensi monologhi interiori del protagonista potrebbero essere a mio avviso la costante nella narrazione storica degli eventi e della trama del film. Una sorta di leit motiv con una voce magari fuori campo, oppure anche con frasi pronunciate da lui stesso. Certo la voce fuori campo darebbe un’aura di poeticità e anche di
drammaticità. Un regista avrebbe la possibilità di un ampio spettro espressivo in cui inserire questi monologhi, che, a mio avviso, sono la parte più bella del libro. Mi vengono in mente alcune frasi celebri di molti film che rimangono impresse proprio perché pronunciate in alcuni momenti topici. Ad esempio la
consapevolezza espressa dal protagonista di essere un “avvoltoio della notizia” e le frasi connesse potrebbero essere recitate con una voce fuori campo in una scena in cui si vedono i giornalisti accorrere con le telecamere sulle loro prede, un po’ come gli avvoltoi su un cadavere. Allo stesso tempo i lunghi
monologhi in cui lui osserva il mare di Trieste o partecipa alle trasmissioni televisive potrebbero essere inseriti per descrivere questo stridente contrasto tra i sui pensieri e le parole dette in televisione. Sarebbe, sempre a mio avviso, un contrasto di scena molto efficace.

In un’ipotetica interpretazione sullo schermo come immagina rappresentati i suoi personaggi? Si è ispirato a qualcuno per tracciarne i lineamenti somatici?

“I lineamenti somatici che immagino del protagonista sono di un uomo di mezza età, di aspetto annoiato e distaccato in privato, ma fermo ed austero in video quando lavora. Anche in questo caso il contrasto del personaggio potrebbe evincersi dalle espressioni dell’attore. Credo ci siano molti attori italiani idonei per una parte del genere. Non lo so, penso ad un Castellitto, un Barbareschi. Anche per i personaggi femminili, in particolare Eva ed Alessandra, vi sono bravissime attrici che le potrebbero rappresentarle. Alessandra più giovane e piena di entusiasmo. Eva più consapevole e con una grande esperienza di vita. I personaggi si prestano a forti caratterizzazioni comunque. Per il personaggio di Alessandra penserei ad una Alice Pagani,
Benedetta Porcaroli, Matilda De Angelis. Per il personaggio di Eva a Virginia Raffaele“.