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Lettera di Mogol a Battisti, cosa c’era scritto? Il commovente addio

ULTIMO AGGIORNAMENTO 18:57
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Si parla molto di una lettera che Mogol mandò a Battisti alla fine della sua vita, quando era ricoverato. Ma cosa c’era scritto dentro? Il commovente addio.

Mogol Io e te
Mogol

Fu lo stesso Mogol a raccontare alcune emozioni importante a PosteNews.it: “Affidai la lettera a un medico che conosceva un’infermiera che lavorava dentro la clinica. Avevo scritto ‘Caro Lucio, spero si esageri e che la stampa esageri, comunque questo è il mio numero se hai bisogno io ci sono’. Solo dieci anni dopo sono venuto a sapere da una giornalista amica che quella lettera arrivò a Lucio che si commosse dopo averla letta”.

Lettera Mogol a Battisti, grande emozione

Grande emozione per la lettera di Mogol a Lucio Battisti in grado di far riflettere anche 22 anni dopo. L’artista nel librio intervista di Claudio Sabelli Fioretti e Giorgio Lauro, Il mio amico Lucio Battisti, sottolineò: “Ho cercato di contattare Lucio Battisti in ospedale, scrivendo una lettera che ho affidato a un dottore. Non seppi più niente, forse era già in coma e forse qualcuno l’ha stracciata. Mi piacerebbe incontrare l’infermiera per scoprire cosa è accaduto, ma non so come si chiama”.

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Le parole del dottore

Il Dottor Del Santo ha parlato a La Stampa raccontando: “Non era un’infermiera ma un medico, una ginecologa. Mi affidò personalemetne la busta perchè ero io e solamente io che potevo decidere cosa fare arrivare o meno a Lucio Battisti. Gliela consegnai, non sono cose che dimentichi. Ero lì quando la lesse. Impiegò qualche minuto per arrivare in fondo, poi ripiegò la lettera, la infilò nella busta e la posò sul comodino con un’ombra di commozione sul viso”. Non commentò però: “C’è da stupirsi? In quelle settimane ho imparato che era il suo modo di essere era estremamente riservato anche se gradevole”.

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Aggiunge: “In tutti questi anni e anche allora non ho mai parlato della sua degenza né rilasciato dichiarazioni sul paziente più illustre che io abbia mai avuto. Sono cresciuto con le sue canzoni. Ho seguito il decorso della malattia con una partecipazione particolare. Se ora racconto tutto è per sollevare Mogol che ha un dubbio che ancora oggi lo assilla”.