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Strage via D’Amelio, il doloroso addio a Paolo Borsellino

ULTIMO AGGIORNAMENTO 19:49
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La morte di Paolo Borsellino ha seguito di qualche mese la morte del suo amico e collega Giovanni Falcone. Tutto sulla strage di via D’Amelio.

Paolo Borsellino

Il 1992 è stato un anno a dir poco nero e drammatico per la storia italiana. Infatti, soltanto qualche mese dopo la strage di Capaci, che ha sancito la morte di Giovanni Falcone, è stata la volta di quella di via D’Amelio, in cui ha perso la vita Paolo Borsellino. La firma in calce è ancora una volta quella della mafia e della criminalità organizzata. Oltre al magistrato hanno perso la vita cinque agenti della scorta Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina. L’unico sopravvissuto è stato l’agente Antonino Vullo, risvegliatosi in ospedale dopo l’esplosione, in gravi condizioni.

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Morte Paolo Borsellino, tutto sulla strage di via D’Amelio

Ed è stato proprio questo a raccontare la strage: “Il giudice e i miei colleghi erano già scesi dalle auto, mentre io ero rimasto alla guida, stavo facendo manovra, stavo parcheggiando l’auto che era alla testa del corteo. Non ho sentito alcun rumore, niente di sospetto, assolutamente nulla. Improvvisamente è stato l’inferno. Ho visto una grossa fiammata e ho sentito sobbalzare la blindata. L’onda d’urto mi ha sbalzato dal sedile. Non so come ho fatto a scendere dalla macchina. Attorno a me c’erano brandelli di carne umana sparsi dappertutto“.

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Si può dire che il lavoro iniziato da Cosa Nostra il 23 maggio è stato completato il 19 luglio, con l’Italia ancora sgomenta e sotto shock. Una vera e propria guerra al potere e ai suoi uomini simbolo. Nei giorni successivi alla morte di Falcone, Paolo Borsellino aveva capito e sapeva che il suo destino era segnato. Ed è per questo aveva iniziato una corsa contro il tempo per scoprire chi aveva ucciso il suo amico e collega. Un lavoro senza sosta, con continui appunti scritti sulla sua agenda rossa, dalla quale non si separava mai. Quell’agenda, scomparsa dalla sua 24 ore pochi minuti dopo la strage, è il mistero attorno al quale ruota la natura stessa dell’attentato. Anche in questo caso, a distanza di anni, non mancano i dubbi e domande.