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Don Fausto Resmini, confessore Massimo Bossetti: una grande perdita

ULTIMO AGGIORNAMENTO 20:30
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E’ morto Don Fausto Resmini, il prelato che ha seguito da vicino Massimo Bossetti, in carcere condannato all’ergastolo per l’omicidio di Yara Gambirasio.

Massimo Bossetti
Massimo Bossetti

Don Fausto Resmini è conosciuto per essere stato il prete confessore di Massimo Giuseppe Bossetti, condannato all’ergastolo per l’omicidio di Yara Gambirasio.

Resmini purtroppo è recentemente scomparso a causa della pandemia che si è abbattuta a livello mondiale, lasciato un enorme vuoto tra tutte le persone che lo conoscevano e apprezzavano.

Da sempre vicino agli ultimi, il prelato ha fornito supporto psicologico e ascolto tutti coloro che lo richiedevano.

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Di Bossetti il suo confessore diceva di vederlo semplicemente come un uomo, che aveva chiesto il suo aiuto e a cui quindi non poteva o voleva negare un diritto.

Seguendo sempre la parola del Vangelo, Resmini non si è mai risparmiato nell’aiutare le persone in difficoltà, vedendone l’umanità e cercando di non giudicare mai.

Don Fausto Resmini confessore Massimo Bossetti: è morto

Massimo Bossetti
Massimo Bossetti

Don Fausto Resmini conobbe Massimo Bossetti il 25 giugno 2014, pochi giorni dopo l’arresto del muratore per aver commesso il delitto di Yara Gambirasio.

La morte del prete ha scosso profondamente il bergamasco e l’Italia intera, che lo conosceva come confessore di Bossetti.

La malattia non ha risparmiato l’uomo, così come molti altri preti, e se l’è portato via nel giro di pochissimo tempo.

Spesso pare che il prete abbia anche fatto da intermediario tra Bossetti e la moglie Marita, riportandogli alcuni messaggi dell’uomo.

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Per quanto riguarda invece l’omicidio di Yara Gambirasio, non si sa se Bossetti si sia mai aperto e abbia confessato tutti i dettagli e la verità a Resmini.

Attualmente però l’uomo da scontando la sua condanna all’ergastolo, che è stata confermata il 12 ottobre 2018 dalla Corte di Cassazione.

L’uomo era stato incastrato dalle prove del DNA rinvenuto sul corpo della ragazzina, che pare corrispondano a Bossetti.

La difesa negli anni ha tentato di contestare queste prove, sostenendo che mancasse il DNA mitocondriale di Bossetti e che dunque debbano essere riesaminate tutte le prove.