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Never Rarely Sometimes Always: un viaggio chiamato speranza

ULTIMO AGGIORNAMENTO 18:00
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Never Rarely Sometimes Always è l’ultimo film diretto da Eliza Hittman, presentato al Sundance e vincitore dell’Orso d’argento a Berlino. Un film attuale.

Never Rarely Sometimes Always: un viaggio chiamato speranza
Never Rarely Sometimes Always: un viaggio chiamato speranza

Argomenti come la maternità, l’aborto e la gravidanza sono all’ordine del giorno, ancora purtroppo, in alcuni casi, oggetti di tabù.
Le persone di solito si dividono in due macro schieramenti: chi è a favore dell’aborto e chi non lo è, scatenando polemiche su polemiche, senza mai arrivare ad un vero punto di incontro.

Si sa, soprattutto per i tempi che corrono, non è facile mantenere un/una figlio/a ed accudirlo se si è una ragazza giovane; specialmente poi se la situazione economica non è delle migliori.
Quindi il più delle volte si è costretti ad abortire, non per libera scelta, ma più che altro per evitare di accumulare spese che si potrebbero fare sempre più ingenti e dispendiose.

Il nuovo film di Eliza Hittman Never Rarely Sometimes Always (regista di It Felt Like Love e di Beach Rats) parte proprio da questi presupposti per raccontarci di una gravidanza inaspettata e indesiderata, dove la ragazza di turno, in questo caso, Sidney Flanigan nei panni della giovane Autumm, si troverà ad un bivio della sua vita: mettere al mondo un bambino o abortire per paura di non essere realmente accettata nella società?

Eliza Hittman, al suo terzo lungometraggio decide di affrontare questo pungente tema con le dovute accortezze e con la massima libertà e spensieratezza, senza mai cedere nel facile perbenismo o negli abusati cliché tipici di questo genere cinematografico.

Il film della regista newyorchese è un canto sincero e di speranza, dove le due protagoniste Sidney Flanigan (Autumn) e Talia Ryder (Skylar) affronteranno un viaggio impervio e rischioso, che le porterà ad emanciparsi ed a scoprire maggiormente il mondo là fuori.

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Never Rarely Sometimes Always: trama e recensione del film

Never Rarely Sometimes Always: un viaggio chiamato speranza
Never Rarely Sometimes Always: un viaggio chiamato speranza

Never Rarely Sometimes Always per la regia di Eliza Hittman, presentato al Sundance Film Festival e al Festival di Berlino del 2020, dove si è aggiudicato l’Orso d’argento, più comunemente chiamato gran premio della giuria, ci racconta di due giovani ragazze della Pennsylvania che conducono la loro vita tranquillamente finché un giorno una delle due protagoniste, Autumm interpretata da Sidney Flanigan scoprirà di essere incinta.

La nostra protagonista, per allontanarsi e così evitare la sua famiglia e le amicizie che potrebbero compromettere il suo delicato percorso, con l’aiuto della cugina Skylar interpretata da Talia Ryder (presto la vedremo anche nel rifacimento del travolgente classico musical West Side Story, con la regia del maestro Steven Spielberg) si recherà in quel di New York per decidere autonomamente se portarsi dietro un fardello insostenibile per certi versi, come la nascita di un bambino o scappare dai guai con un più semplice – ma solo all’apparenza – aborto dello stesso.

La regista Eliza Hittman porta sullo schermo, con piglio sicuro e ottima direzione degli attrici protagoniste, le difficoltà che potrebbero incontrare le ragazze di oggi se si trovassero in questa reale e spinosa situazione, senza mai lasciare nulla al caso e dando libero sfogo alle due giovani attrici.

Never Rarely Sometimes Always è l’occasione giusta per lo spettatore di conoscere due attrici emergenti e di ampio avvenire, come Sidney Flanigan e Talia Ryder. Difatti, il lungometraggio diretto dalla regista newyorchese è incentrato su di loro e le insegue in ogni momento, senza mai perderle di vista.

Il film della Hittman è la dimostrazione che si possono raccontare storie drammatiche ed intense come queste, con una semplicità e una sincerità inaudite. Il finale travolgente e potente ne è una bellissima riprova.

Film come Never Rarely Sometimes Always è giusto che si facciano, perché riescono ad aprire brillantemente la “mente” di ognuno di noi ed a coinvolgere emotivamente il nostro lato umano.

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Il trailer del film in inglese