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Somewhere di Sofia Coppola, vivere o non vivere a Los Angeles

ULTIMO AGGIORNAMENTO 12:46
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Somewhere è un film del 2010 diretto da Sofia Coppola dove il rapporto tra padre e figlia si sfoca in una Los Angeles che tutto inghiotte.

Somewhere

Johnny Marco (Stephen Dorff) è un attore di successo che ha lavorato con le star più famose di Hollywood come Al Pacino e Meryl Streep. Vive a Los Angeles e ha una figlia (Elle Fanning) di 11 anni, che vede sporadicamente. Fino a quando una serie di coincidenze lo porteranno a trascorrere più tempo con lei e a mettere in discussione la sua vita.

Fra macchine potenti, impegni cinematografici, feste, alcool e donne, le giornate di Johnny Marco sono, apparentemente, piene ed appaganti. Ma non è cosi, perché la noia e la depressione attanagliano l’attore, opprimendolo nel profondo: in realtà Johnny Marco è un uomo solo e profondamente in crisi. I legami occasionali che instaura con le donne, attratte dalla sua celebrità, non lo soddisfano, anzi, accrescono ancora di più il suo vuoto esistenziale. Neanche i coreografici spettacoli di lap dance di due formose bionde nella camera d’albergo in cui vive scatenano in lui alcuna emozione, bensì gli creano torpore e sonnolenza.

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Poi c’è Cleo, la figlia undicenne che stravede per il padre, anche su lui non c’è mai per lei. Ma ora il destino (o forse no) ha voluto che Cleo trascorra del tempo con Johnny, giusto qualche settimana, prima di andare al campo estivo. La sua apatica quotidianità viene così stravolta da un ciclone inaspettato che lo aiuterà a capire quali siano le cose davvero importanti nella vita.

Somewhere, la Los Angeles di Bret Easton Ellis

Somewhere

In Somewhere la vera protagonista è Los Angeles, megalopoli tentacolare e dai mille volti, dove sembra più facile perdersi che ritrovarsi. Luogo quasi metafisico che riunisce nel suo agglomerato star e starlette in cerca di fama e gloria, Los Angeles è popolata da spettri celati dietro gli addominali scolpiti, i denti bianchissimi e gli abiti firmati. Una città che tutto inghiotte, dove il fatto di essere una celebrità diventa anche un fardello, creando nevrosi ed ossessioni, come quella di Johnny, perennemente convinto di essere seguito da un grosso SUV.

La Los Angeles descritta da Sofia Coppola ha non poche similitudini con la grande meretrice narrata dallo scrittore americano Bret Easton Ellis in libri come Meno di Zero o Glamorama. A tal proposito, giova anche citare The Canyons, un film scritto proprio da Ellis e diretto da Paul Schrader nel 2013, incentrato su un gruppo di giovani “bruciati” che si perdono e sfiorano il baratro in una Los Angeles quanto mai viva e pulsante.

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È (soprattutto) il mondo patinato e mostruoso dello star system, un mondo fatto di meri esecutori privi (forse) di un reale talento come Johnny Marco, la cui folta agenda è organizzata nei minimi dettagli dall’agente. Oggi è il giorno del calco facciale, per il film in cui dovrai sembrare invecchiato, bisogna andare agli Studios, dove un gruppo di truccatori ti metteranno uno strano composto in faccia che dovrà agire per quaranta minuti, lasciandoti libere solo le vie respiratore del naso. Domani, invece, si vola a Milano per presentare il tuo ultimo film, dove alloggerai nella suite dell’hotel Principi di Savoia. E via discorrendo. Johnny è totalmente assorbito dai suoi impegni, i quali contribuiscono solo a creargli ulteriore alienazione e distorsione della realtà.

Sofia Coppola affronta con grande maestria ed eleganza un tema delicato come il rapporto tra padre e figlia in una Los Angeles molto luminosa e colorata ma, al tempo stesso, inquietante, enigmatica e spettrale, dove le luci della ribalta sono accecanti come un potente neon che sfoca la realtà che ci circonda, facendoci scordare quello che più conta: i valori veri ed i sentimenti autentici. Forse è il caso di fermare la giostra, fermarsi per un attimo e iniziare a riflettere su ciò che stiamo facendo. Per ripartire e tornare a vivere.