Home Televisione Aeham Ahman, chi è? “Sono nato rifugiato”

Aeham Ahman, chi è? “Sono nato rifugiato”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 15:07
CONDIVIDI

Aeham Ahman è il pianista siriano che questa sera accompagnerà Elodie, sul palco del Festival di Sanremo con il brano Adesso tu.

Aeham Ahman
Aeham Ahman

Nella terza serata del Festival di Sanremo 2020, in onda su rai uno questa sera, Amadeus, conduttore e direttore artistico, ha deciso di lasciare spazio alle cover. Ovvero tutti i contanti big in gare dovranno da soli o con un’artista in duetto cantare uno dei tanti brani che hanno fatto la storia della kermesse musicale.

Elodie, che è in gara con il brano Andromeda, ha scelto il pianista siriano per essere accompagnata nell’esibizione di Adesso tu di Eros Ramazzotti.

Leggi anche: ELODIE E LA SORPRESA PER I FAN

Aeham Ahman, conosciamolo meglio

Aeham Ahman è il pianista arrivato dalla Siria che questa sera accompagnerà Elodie nel brano in gara tra le cover di Sanremo 2020.

Nato in Siria, a Damasco, fin da piccolo ha vissuto in un campo profughi, luogo trovato da suo nonno come rifugio molti anni fa, ha iniziato a studiare il pianoforte quando aveva cinque anni, passione che poi è cresciuta fino a diventare il lavoro dei suoi sogni, all’età di ventitré anni si è laureato anche al Conservatorio di Damasco.

“Chi nasce lì, nasce da rifugiato, senza nessuna cittadinanza, né palestinese, né siriana. Mio papà fin da piccolo mi ripeteva che dovevo imparare a suonare il piano, mi pareva assurdo, in quella situazione, in un campo di rifugiati grande come una città di 700 mila abitanti” ha ammesso il musicista, che poi continua per Fanpage: “A me non piaceva suonare, fino ai miei 16 anni abbiamo combattuto, lui spingeva, io frenavo. Alla fine ho capito che avevo in mano gli strumenti per cambiare la mia vita, come succede a chi studia medicina o legge”.

Leggi anche: TOMASO TRUSSARDI E IL GESTO PER EROS RAMAZZOTTI

La musica come protesta

Aeham Ahmad

Quello che è certo è che la sua musica, oltre ad essere una passione, negli anni è diventato l’unico mezzo di ribellione a tutto quello che vedeva succedere intorno a lui.

“La musica è stata l’unica via d’uscita, l’ho usata per denunciare la nostra situazione visto che fino ad allora nessuno conosceva il campo di Yarmouk” ha concluso infine in una lunga intervista per il Corriere della Sera.