Home Cinema Riviera International Film Festival, intervista a Massimo Santinome (ESCLUSIVA)

Riviera International Film Festival, intervista a Massimo Santinome (ESCLUSIVA)

Per il Riviera International Film Festival abbiamo intervistato Massimo Santinome in ESCLUSIVA programmer del festival e presentatore delle proiezioni.

Come è nata anni fa l’idea di questo festival? e perché creare una rassegna di tipo internazionale?

L’idea è nata dal nostro presidente che si chiama Stefano Gallini Durante, produttore cinematografico a Los Angeles di importanti film come La voce della pietra con Emilia Clarke. È stato sempre innamorato del nostro territorio e dei giovani registi che vogliono emergere e magari non hanno molte possibilità e quindi si è scelto di fare una rassegna con in gara registi under 35. Così insieme a Vito D’onghia, il nostro direttore che organizza in maniera fisica il festival a Sestri Levante, hanno realizzato questo sogno che si è concretizzato nella prima edizione del festival nel 2017. Io invece sono stato contattato per selezionare i film in concorso il primo anno mentre dall’anno scorso sono subentrati in gara anche i documentari.

Un buon festival deve il suo successo anche alla qualità dei film in gara. Quali sono i criteri che hai adottato nella selezione dei film?

Io vedo più o meno 120 film all’anno per cercare di selezionare i dieci in concorso e una ventina di documentari perché trovare documentari sull’ambiente è un po’ più difficile, perché non se ne fanno tantissimi. Il criterio è la qualità…io cerco un po’ su Internet, contatto i produttori, mi faccio mandare i film e documentari e vedo se hanno partecipato ad altri concorsi. Per la selezione noi prendiamo solo film di registi under 35 provenienti da qualunque parte del mondo che però non abbiamo ancora avuto distribuzione in Italia, nella speranza che grazie al nostro festival ottengano visibilità e vengano distribuiti e in passato è già successo. Cerco sempre anche di individuare quel registi che, nonostante la giovane età, hanno un’impronta stilistica ben definita e devo dire che quest’anno è stato così per tutti i nostri film in concorso. Vedi i film e pensi siano stati girati da registi quarantenni o cinquantenni cioè da registi navigati. Ad esempio il film che ha aperto la nostra rassegna sembra sia impossibile che sia stato girato da un diciannovenne! Scelgo quindi registi giovani ma che hanno già qualche cosa da dire. C’è una premessa da fare: in questi anni ho notato sempre una certa drammaticità nei loro film, forse perché provengono da Paesi come l’Ungheria, la Lituania, ecc. e quello che accade in questi paesi, soprattutto dal punto di vista dei giovani, non è poi così positivo e questi registi raccontano quindi delle storie forti. Infatti per me trovare delle commedie non è semplice ma quest’anno ne abbiamo avuto due, una spagnola alla Almodovar e un’altra più dolceamara.

Qual è la condizione del cinema indipendente italiano attualmente?

Quest’anno purtroppo di italiano indipendente ho trovato pochissimo e credo che il problema sia la mancanza di coraggio da parte dei produttori e dei distributori. Capisco la necessità di un guadagno certo ma se non si rischia con dei giovani che hanno tanto da dire il cinema italiano non fa passi avanti, anche se qualche volta il miracolo succede. Facendo questo festival ho notato invece che ci sono paesi come Francia, Olanda e Danimarca che hanno molto più coraggio ed danno molti più finanziamenti a giovani autori e registi, che riescono infatti a portare qualcosa di diverso. Infatti capita sempre più spesso di vedere nelle nostre sale film francesi di autori e registi sconosciuti che sono stati invece finanziati e ben distribuiti. In Italia è Infatti più facile che un quarantenne faccia il suo primo film e non un 25enne.

Avete avuto nelle Masterclass J. Miles Dale, produttore del film La forma dell’acqua, un team di sceneggiatori Sky e gli attori Claire Forlani e Dougray Scott, professionisti del cinema in ambiti diversi…

E’ lo scopo del nostro festival quello di fare incontrare grandi nomi del cinema con registi o produttori o attori emergenti. Anche nelle scorse edizioni abbiamo avuto grandi nomi come il produttore del Gladiatore. Tra gli attori quest’anno abbiamo avuto Claire Forlani, conosciuta da molti per il suo ruolo in Vi presento Joe Black e il marito Dougray Scott, un bravissimo attore visto in Mission Impossible 2 e Il gioco di Ripley. Quello che colpisce di questi grandi nomi è la loro disponibilità ed è bellissimo vederli interagire con giovani emergenti.

Per quanto riguarda i documentari siete molto attenti ad un tema che sembra apparentemente noto ma sul quale in realtà c’è tanta disinformazione…

Assolutamente! Il presidente del nostro festival è anche produttore di documentari e ha voluto fortemente questa sezione. Nel selezionare documentari che raccontino l’ambiente cerchiamo qualcosa di nuovo o comunque così forte da far arrivare il messaggio. Arrivano documentari da tutto il mondo ed è molto difficile trovare, anche in questo caso, qualcosa di italiano mentre arrivano documentari dall’India, dal Sud Africa e dal Canada. Non prendiamo solo documentari legati al cambiamento climatico e all’inquinamento ma anche alla natura. Quest’anno, ad esempio, abbiamo un documentario che parla dello sterminio degli squali e uno sul massacro dei rinoceronti, documentato per 2 anni. In alcuni casi abbiamo trovato dei documentari positivi dove ci sono dei giovani che stanno tentando di fare qualcosa ma spesso vediamo quello che noi stiamo combinando al pianeta e alla natura.

Avete avuto dei film di qualità e forti anche fuori concorso come Roma, di cui avete ospitato l’attrice protagonista Yalitza Aparicio. Cosa ci puoi raccontare di questa esperienza con lei?

Sono salito con lei sul palco dopo della proiezione del film Roma, che inizialmente era stato distribuito su Netflix. Yalitza Aparicio si è ritrovata da insegnante a star mondiale e ci ha raccontato del provino, che lei inizialmente credeva fosse una una trappola dei trafficanti di esseri umani. Poi ha capito che era un provino vero e quando Alfonso Cuarón l’ha chiamata la sua vita è cambiata. Ci ha raccontato di questo e dei suoi progetti per il futuro. Le sale erano piene, nonostante Roma fosse già stato distribuito, proprio per per incontrare lei e sentire dalla sua voce la storia del film e del suo percorso. E’ una persona dolcissima e assolutamente fantastica.

Dato che hai incontrato molti professionisti e valutato altrettanti professionisti quali consigli ti sentiresti di dare a chi vuole intraprendere questa strada professionalmente?

Mi rifaccio a quello che ho sentito in queste giornate e in questi anni: il concetto è che bisogna fregarsene. Se credi in qualche cosa ti devi buttare e non aver paura delle conseguenze. Oggi ci sono anche tanti mezzi per farlo, con internet e la tecnologia, una volta era più difficile. L’anno scorso abbiamo avuto in concorso un film che era stato girato in quattro ambienti diversi con quattro attori eppure era un film fresco e forte che il regista non ancora trentenne si è prodotto da solo. Questo film non è costato tantissimo ed era qualcosa di accessibile per tutti, quindi se uno se la sente di raccontare una storia può mettere su un film valido con un direttore della fotografia e degli attori che vogliono cominciare questa esperienza con lui. Avere coraggio è la cosa principale!

Teresa Franco