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Eli Roth, buon compleanno al nuovo re dell’horror

Buon compleanno al regista Eli Roth che oggi compie 47 anni. Noto per la regia di alcuni horror cult della nuova generazione, come Hostel e Green Inferno, è un grande amico di Quentin Tarantino e come lui estremo conoscitore del cinema italiano anni settanta. Nel tempo Eli Roth si è guadagnato la fama di nuovo re dell’horror anche se nei suoi due ultimi lavori ha virato verso azione e fantasy.

Eli Roth

Eli Roth, chi è?

Eli Roth è nato il 18 aprile del 1972 a Newton da una famiglia ebraica ma di origini miste austriache, polacche e russe. Già in casa respirava arte visto che la madre Cora è una pittrice. Il padre Sheldon invece è un noto psichiatra professore all’Università di Harvard. Eli Roth confesserà di aver girato prima di diplomarsi alla Newton South High School ben 50 cortometraggi con i suoi fratelli Adam e Gabe. La sua passione per il cinema arrivò dalla visione scioccante del capolavoro horror fantasy Alien di Ridley Scott. Nel 1994 si laureò alla New York University e iniziò a lavorare per Camryn Manhein nella revisione di copioni. Il grande salto di qualità che gli cambiò per sempre la vita arrivò dall’incontro con Lloyd Kaufmann. Da grande appassionato di tutto il mondo Throma Eli iniziò a seguire Kaufmann per rubargli i segreti del mestiere. Recitò per lui in diversi film di cui si ricorda soprattutto Toxic Avengers IV.

Cabin Fever, la rinascita dello slasher

Con Cabin Fever Eli Roth disegna la rinascita dello slasher. Horror tipico ambientato in una casa nel bosco vede protagonisti dei ragazzi travolti da un virus che si diffonde tramite l’acqua. La pellicola ha il merito di aver rivisitato un genere che negli anni ottanta aveva lanciato Sean Cunningham con Venerdì 13, ma soprattutto di aver aperto una nuova via. La forte presenza di ironia, la velata polemica contro gli Stati Uniti, lo studio sui comportamenti umani e sulla sopravvivenza non scappano a Quentin Tarantino che da quel momento in poi prenderà Eli Roth sotto la sua ala protettiva. Il regista di Pulp Fiction deciderà così di omaggiarlo con un poster all’interno delle puntate di Csi da lui dirette, ma soprattutto lo premierà producendo i suoi lavori successivi.

Hostel 1 e 2: l’estetica della violenza

Fin troppo spesso la violenza al cinema viene esaltata, divinizzata, in una maniera anche pericolosa. Eli Roth con la saga di Hostel è riuscito invece nell’arduo compito di far combaciare dei meccanismi perfetti all’interno di un puzzle molto complesso. Il regista ha suscitato clamore, ma è riuscito a dare anche un messaggio concreto, rendendo il gore un genere di nicchia ancora più di quanto lo era prima. Nei due film non si contano le trovate geniali, oltre anche alla presenza di prestigiosi cammei come quelli di Takashi Miike e Ruggero Deodato.

The Green Inferno, l’omaggio a Ruggero Deodato

Con The Green Inferno Eli Roth si spinge ancora più in là. Decide infatti di andare a ripescare il cinema dei cannibali tanto caro all’horror italiano anni settanta/ottanta dove spopolavano non solo Ruggero Deodato ma anche Umberto Lenzi e Sergio Martino. Interessante è anche la scelta di spingersi all’interno di una tribù che ancora oggi vive in uno stato semi-primitivo e che è costata davvero molte complicazioni al momento delle riprese. Una scelta che aggiunge al tocco horror anche quello sguardo documentaristico che solo il grande Werner Herzog fino a questo momento aveva saputo dare.

Knock Knock, il cinema delle tentazioni

Con Knock Knock il regista va ad approfondire un argomento molto caro al cinema di ogni epoca, quello delle tentazioni. Qui si basa solo ed esclusivamente sui sensi, sulla carne, e coinvolge all’interno della sua trama due splendide ragazze, una delle quali sarà sua moglie, e il giovane padre di una famiglia perfetta interpretato da Keanu Reeves. La pellicola è stata anche criticata, ma funziona e riesce a dare un nuovo sguardo al cinema thriller, riuscendo per l’ennesima volta a fare qualcosa di rivoluzionario e soprattutto intelligente.

Il Giustiziere della notte e Il mistero della casa nel tempo: cambio di passo

L’ultimo Eli Roth è quello che ha suscitato più punti interrogativi nei suoi fan. In molti si sono chiesti infatti perché questa inversione di genere. Fatto sta che il regista ha dimostrato ancora una volta di essere un innovatore, in grado di regalare sorprese. Un artista coraggioso che si prende il rischio di cambiare e di ricevere delle critiche anche perché non si spaventa di mettersi in confronto con dei mostri sacri del passato. Il Giustiziere della notte è un remake di un gran film con Charlton Bronson. Nei panni di quest’ultimo vediamo uno straordinario e vendicativo Bruce Willis, in grado di monopolizzare la scena e di attirare attenzioni. In Il mistero della casa nel tempo riesce con Joe Black a girare un film altrettanto coraggioso e con diversi punti di forza. L’unico dubbio rimane il fatto che questo più di quello con Willis sembra non essere opera di Eli Roth.