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“Coco”: la recensione

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E venne il Giorno dei Morti

Ogni Natale al cinema tutti sanno che ad aspettarli c’è un appuntamento Disney, di quelli che portano in sala milioni di spettatori, tra bambini ed adulti; e la cosa ancor più curiosa è capire quale argomento intende trattare ogni volta la casa del caro zio Walt, che su questo tende sempre a voler sbalordire.

Ora, dopo l’avventura dei mari avuta col precedente Oceania, più le varie ed eventuali che ci hanno propinato negli anni scorsi (Zootropolis, Inside Out, Big Hero 6), la Disney, accoppiata nuovamente alla Pixar di John Lasseter, stavolta intende salire di qualche gradino nei riguardi dei suoi piccoli spettatori, portandoli in un contesto alquanto macabro come quel Giorno dei Morti che si festeggia in Messico, tradizione che rende rispetto alle anime dei defunti nell’aldilà.

Quindi, con Coco, i nostri maghi dell’animazione moderna si promettono di portare i loro piccoli spettatori al cospetto di una storia ultraterrena, tra anime in cerca di pace o, semplicemente, in vena di essere ricordate per sempre, sullo sfondo di una trama che apre le danze all’ombra delle sonorità
messicane tramite chitarre e canti popolari.

Regista di Coco è un esperto di casa Disney•Pixar come Lee Unkrich, a cui dobbiamo opere come Monsters & Co., Alla ricerca di Nemo e i capitoli due e tre di Toy Story, qua affiancato dalla co-regia dell’esordiente Adrian Mollina.

Ritorno dall’aldilà

Il piccolo Miguel è l’abitante di un paesino messicano che ha nel sangue l’amore per il canto, una passione che lo ha sempre fatto sentire più vivo del dovuto, nonostante nella sua famiglia tutto ciò è proibito.

Infatti, a causa del suo misterioso bis bis nonno, uno scapestrato musicista, le note musicali sono tassativamente vietate in casa di Miguel, e l’unico interesse che deve essere coltivato è quello per la riparazione delle scarpe.

Ma il bambino, che è un amante del grande compianto chitarrista Ernesto de la Cruz, durante El Dia de Los Muertos (il Giorno dei Morti) decide di andare nella cripta del suo idolo e prendere in prestito al sua chitarra; solo che magicamente Miguel si troverà nell’aldilà, al cospetto delle anime dei morti, e dovrà vivere una rocambolesca avventura se vorrà tornare al mondo reale.

E nel frattempo ci sarà anche modo di approfondire i rapporti con i suoi defunti parenti.

Una visione per crescere

Esplosiva ed ingegnosa Disney•Pixar, capace di trarre un suo degno punto di vista da un’opera che sulle prime riecheggia la poetica di un Tim Burton di turno; infatti, nonostante un prodotto come Coco possa lasciar presagire di sembrare una variante più colorata dell’oscuro La sposa cadavere, con l’andare avanti della visione ecco che invece scopre le carte, mostrando quella tecnica strutturale e quel modo di sviluppare (e di scrivere) che solo la nota casa di Up poteva mostrarci.

Tramite il loro film, il duo Unkrich/Mollina si diverte a trasportare lo spettatore nel mezzo di un racconto che sembra voler essere l’ennesimo atto d’amore disneyano nei confronti della musica (messicana in tal caso, e ad opera di Michael Giacchino), quando invece svia totalmente l’argomento passando a contesti all’apparenza meno superficiali e più sentiti, come quelli riguardanti i defunti e i ricordi che li fanno rimanere vivi nei cuori dei loro cari.

Esatto, Coco è uno spassoso elogio funebre che dire adatto a grandi e piccini sembra essere un’eresia, dato l’argomento macabro in sé, ma che con tutto il suo ingegno riesce a scaldare i cuori di chiunque, colpendo nel segno e portando un’ulteriore lezione di vita nei suoi piccoli spettatori; perché credeteci, dopo la visione di quest’opera, i bambini non rimarranno totalmente tali dentro il proprio animo, perché una parte di loro maturerà in riguardo.

Ed il che è un punto a favore per un cartone animato adulto come questo Coco.

Mirko Lomuscio