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“Ferdinand”: incontro con il regista Carlos Saldanha

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In principio, nel 1936, c’è stato un libro di Munro Leaf, dove si narrava le gesta di un toro amante dei fiori e poco incline alla violenza della corrida; poi, nel 1938, è arrivato Walt Disney, che con la sua casa decide di trarne un cortometraggio animato, Ferdinando il toro, al punto da vincere un Oscar per la categoria apposita.

Oggi, 2017, è la nota casa di produzione per cartoni animati Blue Sky (quella de L’era glaciale) a prendere le redini di quel racconto, trasformando con il film Ferdinand quella breve storia per bambini in un qualcosa di più corposo, con tanto di trama trainante.

Il film, dal 21 dicembre nelle sale italiane, parla di un toro dagli ideali pacifisti, non intenzionato a seguire le orme dei suoi simili e del suo defunto padre, tant’è che decide di vivere tra le coccole di una bambina; questo finché non verrà costretto a ritrovare la strada di casa, prima che lo coinvolgano in una sanguinosa corrida.

Ferdinand è quel tipo di storia natalizia che potrebbe riempire i cuori di chiunque, una premessa che il regista Carlos Saldanha ovviamente si promette di mantenere, grazie al suo operato (è stato anche regista del dittico Rio).

Intervenuto in conferenza romana alla Casa del Cinema, il nostro autore ha incontrato al stampa subito dopo aver risposto ad una serie di domande fatte da un pubblico di curiosi bambini; “Trovo molto divertente vedere la reazione dei bambini” ha esordito Saldanha “Ti dicono immediatamente quello che provano. E’ bello avere la sensazione che ti danno da subito, sia che il film valga oppure no per loro”.

In seguito ha spiegato “La prima domanda che un regista si pone è perché vuole fare questo film. Il processo di un film di animazione è molto lungo; con Ferdinand io sapevo che volevo raccontare questa storia , una grande sfida che affronti se sai di amarla”, poi sui significati della sua pellicola ha spiegato “Il vero messaggio è che è possibile risolvere i problemi senza far ricorso alla violenza. Sono partito dal terzo atto e sono andato a ritroso per costruire tutto ciò che serviva come sostegno per il messaggio finale”.

Sui messaggi contro la corrida Saldanha ha detto “La storia riguarda il fatto che le persone non si giudicano dalle apparenze. Non è propriamente contro ‘la corrida’, è semplicemente la storia di un toro che rifiuta la violenza. Tutto il resto è secondario”.

Sul libro di Leaf e tutto ciò che ha rappresentato ha confessato “Quando ho letto il libro la prima cosa che ho amato è il messaggio, però non ero sicuro di voler fare il film dopo averlo letto, anche perché non tratto mai un lungometraggio da un libro.
La famiglia dell’autore però mi ha spiegato che avrei dovuto mettere tutto ciò che provavo, inserendolo nel film. Una cosa che mi ha dato un senso di libertà. Poi mi hanno spiegato il perché fu bandito all’epoca, per i messaggi che avrebbero spinto la gente a reagire all’oppressione dell’epoca”, poi sulla poliedricità dei significato del libro ha raccontato “La cosa interessante è che, a seconda della cultura, viene interpretato in modo diverso: in Germania fu bandito, in Asia invece fu considerato un prodotto alla Gandhi”.

In più ha aggiunto “Altra cosa importante è che questo libro è un classico, letto e riletto per bambini attraverso diverse generazioni.
Io nel 2010 ho cominciato i disegni per questo film, erano tempi diversi ed oggi è cambiato il concetto di questo libro, con messaggi validi ed importanti anche per questi tempi che viviamo”.

Ovviamente, dato il significato, è stato chiesto se avrebbe potuto essere passato anche alla Casa Bianca, e Saldanha, divertito, ha confessato “Non sarebbe male l’idea che venisse proiettato alla Casa Bianca. Certo ne trarrebbero il messaggio che vogliono”.
Sull’animazione utilizzata per Ferdinand ha spiegato “Una sfida nel realizzare il film è stato il look. Con questo film volevo dare vita ad una rappresentazione di colori che potessero toccare il cuore, usando i colori della terra, con dei rossi tipici dei paesaggi spagnoli.
Nella sequenza onirica dell’arena abbiamo usato un’animazione 3D che in rendering desse l’idea di essere stato dipinto”.

In conclusione ha ammesso su quali premesse ha voluto realizzare Ferdinand e ciò che ha rappresentato il libro originario “Voglio fare solo bei film. Ho chiesto anche alla famiglia dell’autore, ma a loro bastava che facessi un buon film e una buona storia”.

Mirko Lomuscio