Home Recensioni “La casa di famiglia”: la recensione

“La casa di famiglia”: la recensione

CONDIVIDI

La prima volta di Augusto

Lui, Augusto Fornari, è un attore italiano che si è mosso nel sottobosco dei caratteristi, prendendo parte a svariate pellicole dirette da alcuni dei nomi più importanti del nostro panorama; da Ettore Scola (Gente di Roma, Concorrenza sleale) a Pupi Avati (Ma quando arrivano le ragazze?), da Alessandro Siani (Il principe abusivo) a Carlo Vanzina (Torno indietro e cambio vita), arrivando addirittura al cospetto di Woody Allen (per To Rome with love).

Oggi, dopo aver tanto militato sulle scene, è arrivato anche per Fornari il momento di esordire dietro la macchina da presa, portando sui grandi schermi una commedia dai toni dolceamari, come ormai riesce bene dalle nostre parti; con La casa di famiglia il nostro neo-regista cerca di raccontare una trama che vede al centro della vicenda una situazione da “fratelli coltelli”, dove alcuni familiari si ritrovano ad avere a che fare con le comiche avventure della casa d’infanzia appartenuta al proprio padre.

Per l’occasione è stato raggruppato quindi un cast di volti dal sicuro impatto ironico, buono per la caratterizzazione di questi assurdi protagonisti; ecco quindi che nei panni di quattro fratelli troviamo Stefano Fresi, Libero De Rienzo, Lino Guanciale e Matilde Gioli, mentre in quelli del loro nostalgico padre c’è il veterano Luigi Diberti, attivo sui grandi schermi sin dagli anni ’60 (era anche in film come La classe operaia va in paradiso, Mimì metallurgico ferito nell’onore e I nuovi mostri)

Non ditelo a papà

Col padre Sergio (Diberti) in coma ormai da cinque anni, quindi con la certezza che forse mai tornerà in vita, i fratelli Alex (Guanciale), Oreste (Fresi), Giacinto (Di Rienzo) e Fanny (Gioli) hanno preso la loro decisione definitiva; ovvero vendere la casa di famiglia, quella in cui sono cresciuti nei tempi d’infanzia.

I documenti sono stati firmati e i mobili venduti ad un antiquario, tutto sta aspettare la tragica notizia; solo che tale notizia mai arriverà, perché Sergio, miracolosamente, torna in vita e la prima cosa che gli viene in mente è quella di voler tornare a casa sua, dove ha vissuto con la propria moglie, finché lei era viva.

A questo punto i quattro fratelli dovranno fare di tutto per mettere le cose a posto, solo che riuscire in tale impresa creerà le sue tragicomiche vicende, soprattutto se dovranno tenerlo nascosto al loro rinato padre.

Un poker ben assortito

Commedia di facile presa per un pubblico di poche pretese, La casa di famiglia non è opera che apre le danze nel migliore dei modi, dato il suo tocco ironico che ha poca intenzione di voler travolgere lo spettatore con gag fin troppo facili.

Ma con l’andare avanti della visione il film di Fornari acquisisce una sua dimensione, creando un certo appeal nei quattro scapestrati protagonisti, soprattutto se messi a confronto con l’entusiasmo del papà Sergio, interpretato da un funzionale Diberti.

Ci si diverte con La casa di famiglia, questo è poco ma sicuro, però è anche vero che l’opera in questione non ha tutta l’intenzione di impegnarsi a livello narrativo, adeguandosi ad uno stile da fiction televisiva e giocando, in fase di scrittura, il facile confronto tra le caratterizzazioni contrastanti del suo, ben assortito, poker di interpreti; De Rienzo direttore di banca dall’animo freddo e deciso, Fresi musicista fallito, Guanciale traffichino tutto (insopportabili) smorfiette e la Gioli ragazza dalla vita sentimentale distrutta.

E’ sulle loro spalle che si affida innanzitutto la regia dell’esordiente Fornari, e lo fa cercando di non creare troppe sbavature, nonostante qualche inspiegabile inutilità di fondo la si trova nella narrazione (il gratuito coinvolgimento della badante straniera interpretata da Nicoletta Romanoff).

Con La casa di famiglia due risate facili vi saranno concesse, questo è poco ma sicuro, ma a fine visione vi dimenticherete subito quello a cui avete assistito.

Mirko Lomuscio