Home Recensioni “The broken key”: la recensione

“The broken key”: la recensione

CONDIVIDI

Louis all’ombra dei monumenti

Cineasta dalla carriera intensa, piena di titoli cult nell’underground italiano, Louis Nero prosegue il suo personale tragitto artistico realizzando opere che possano affascinare con un linguaggio particolare, ma allo stesso tempo senza rinunciare al gusto di affidarsi puro genere, quello che tanto una volta andava nel nostro panorama; lo ha fatto con il kafkiano Hans per poi riproporlo col recente Il mistero di Dante.

Adesso con The Broken Key il nostro Nero cerca di riproporre una storia di avventura, a tinte fantascientifiche e senza disdegnare un sottotesto didattico, dato che l’intera vicenda si svolge all’ombra di vari monumenti italiani sparsi per il paese.

E come suo solito, il nostro “piccolo” regista si affida alla presenza di un cast forte, composto da nomi internazionali e non, quasi come fosse un kolossal di venti anni fa; infatti in The Broken Key possiamo trovare la partecipazione di Rutger Hauer, Christopher Lambert, Michael Madsen, William Baldwin, Kabir Bedi, Geraldine Chaplin, Franco Nero, Maria De Medeiros, Marc Fiorini, tutti ad accompagnare il lungo tragitto di ricerca affrontato dalla coppia di protagonisti composta da Andrea Cocco (ex concorrente de Il Grande Fratello) e Diana Dell’Erba (già al cospetto di Nero in film come La rabbia e Rasputin).

I predatori della chiave perduta

In una Italia futuristica il mondo è controllato dalla Grande Z, ovvero la Zimurgh Corporation, che grazie alla Legge Schuster riesce a salvaguardare l’eco-sostenibilità, facendo divenire la carta un bene raro.

Sullo sfondo di questa situazione si muovono le gesta del giovane ricercatore Arthur J. Adams (Cocco), spinto a dover intraprendere una lunga avventura per poter trovare una reliquia importante, una chiave che ha la capacità di cambiare le sorti dell’intero universo.

Ma durante questo viaggio, Arthur si troverà ad avere a che fare con insidie e antiche leggende, tutti elementi che lo avvicineranno più di una volta a morte certa.

Un’altra noiosa lezione di storia

Pur nella sua pochezza di mezzi, e quindi di maestranze che possano far divenire la sua opera un blockbuster come si deve, Nero con The Broken Key cerca di tirare su un prodotto avventuroso che misceli gusto per il cinema di genere e voglia di istruire sulle bellezze dell’Italia; insomma un incrocio tra il cinema di intrattenimento e quei video proiettati su pullman turistici, se proprio si vuole fare un paragone.

E con tali affermazioni è facile dedurre che tipo di prodotto possa essere questo The Broken Key che, nonostante gli evidenti limiti narrativi e produttivi, cerca di regalare un immaginario tutto italiano che sfoci nella pura fantascienza (i riferimenti scenografici a Blade Runner) , raccontando anche una storia ricca di colpi di scena ed enigmi vari, come un qualsiasi “Codice Da Vinci” creato da Dan Brown.

Nel mezzo l’apparizione a catena di tutti queste guest star a prezzo scontato, che regalano quei cinque minuti pattuiti e poi si sbrigano ad uscire di scena, e con loro i doppiatori di grido che primeggiano nelle colonne italiane dei nostri cinema attuali (Dario Penne, Francesco Prando, Francesco Pannofino, Luca Ward, Christian Iansante, Francesco Pezzulli, Michele Gammino).

A prima vista un film non propriamente riuscito, The Broken Key un briciolo di rispetto se lo guadagna per questa voglia di raccontare un prodotto avventuroso che sfoci nel didattico, ma in quanto a narrazione si fa fatica a seguirlo, proprio come quelle noiose lezioni di storia che ci stancavano sui banchi di scuola.

Mirko Lomuscio