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“Addio Fottuti Musi Verdi”: la recensione

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Ed ora tocca ai The Jackal

Dal mondo virale a quello cinematografico, recentemente il panorama italiano ha cercato di tirar fuori nuova linfa creativa chiedendo aiuto ai creativi di internet, coloro che con grande successo hanno riscosso consensi tra la gente grazie a dei video ironici o falsi trailer, parodie di tutto ciò che circonda il nostro immaginario; si è partiti con Maccio Capatonda (al secolo Marcello Macchia), regalandogli l’occasione di realizzare ben due pellicole, Italiano medio e Omicidio all’italiana, per poi proseguire con l’approdo dei The Pills e il loro The Pills – Sempre meglio che lavorare.

Un paio di occasioni all’apparenza vincenti, che però, in verità, non hanno trovato il loro riscontro positivo al botteghino; è arrivato quindi il momento di passare il testimone ad un altro gruppo idolo del regno web, ovvero i partenopei The Jackal, un pugno di artisti dediti alla realizzazione di video che hanno fatto il giro del paese con notevolissimo successo.

A capitanare tale gruppo troviamo Ciro Priello, che in qualità di protagonista di tali clip ci mette la faccia e il carisma comico, ed al suo fianco un gruppo di fedeli collaboratori come gli altri interpreti Ruzzo Simone, Fabio Balsamo e Alfredo Felco, mentre dietro al timone di regia si trova sempre stazionato tale Francesco Ebbasta, nome d’arte di Francesco Capaldo.

La pellicola scelta per il loro esordio non lascia nulla al caso a partire dal titolo: Addio fottuti musi verdi, ed è una commedia in salsa sci-fi, con tanto di effetti speciali degni di un kolossal americano qualsiasi.

A credere in questo progetto troviamo anche altri interpreti come Beatrice Arnera, Roberto Zibetti, Rosalia Procaro e un pugno di guest come Fortunato Cerlino e Salvatore Esposito, direttamente presi dalla serie tv Gomorra, ed in più l’amichevole partecipazione di Gigi D’Alessio nel ruolo di se stesso e con esiti altamente esilaranti.

Un lavoro dell’altro mondo

E’ la serie cinematografica di successo del momento, ovvero Addio fottuti musi verdi, un appuntamento per gli amanti della fantascienza che non può essere assolutamente perso. E questo vale anche per Ciro (Priello), un grafico pubblicitario laureato che è perennemente alla ricerca di un lavoro, tant’è che manda curriculum a profusione ma senza alcun risultato concreto.

Complice un contest legato alla saga fantascientifica di successo, il nostro Ciro riesce a mettersi in contatto con gli alieni stessi, venendo risucchiato su un’astronave e costretto a lavorare ad un progetto dell’altro mondo, ma con esiti fantastici.

Solo che ben presto si renderà conto che c’è un prezzo da pagare e se non verrà chiuso allora sarà il pianeta terra a rimetterci.

Involontario cult

Con Addio fottuti musi verdi la teoria che questi idoli del web non sono in grado di poter tener testa alla materia cinematografica si fa ancora più concreta; i The Jackal purtroppo, con il loro esordio su grande schermo, non riescono a regalare quello spettacolo degno di nota, stando alle premesse della storia.

Andando per gradi, e con molta più cautela, possiamo dire che la loro pellicola, sotto un aspetto passionale verso il genere fantastico, è un compendio di professionalità tecnica, ricca di effetti speciali ed anche una certa cura scenografica, regalando dell’italianità di genere a base di alieni e cannoni laser; ma quando si tratta di fare i conti con la sua natura comica, allora ecco che Addio fottuti musi verdi mostra tutti i suoi difetti, giostrando queste scenette ironiche, chi riuscita e chi no, con un andazzo insopportabile ed anche noioso, tra idee vincenti (il parcheggiatore abusivo, il momento da antologia dedicato ad un autoironico Gigi D’Alessio) ed altre meno (Zibetti capo alieno non è sopportabile, come anche Priolo stesso che scimmiotta una recitazione alla Jim Carrey).

Ed a fine visione chiedersi a quale tipo di pubblico possa piacere un’opera del genere è seppur lecito chiederselo; anzi forse ancora non esiste, o magari mai esisterà, ma chi lo sa, nel tempo potrebbe anche divenire un cult. Soprattutto involontariamente.

Mirko Lomuscio