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“Il mio Godard”: incontro con Louis Garrel e Michel Hazanavicius

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E’ stato uno dei registi più controversi del panorama cinematografico, pioniere di un movimento riconosciuto in tutto il mondo come la nouvelle vague francese; Jean-Luc Godard è ancora oggi l’emblema di un pensiero e un modo di intendere sia i film che la vita politica, contestatore attivo sin dagli anni ’60 ed ora protagonista di un biography che racconta il suo passaggio nel rivoluzionario ’68.

Il mio Godard è tutto ciò, un lungometraggio tratto da l’autobiografia di Anne Wiazemsky, la terza moglie del regista francese, e diretto dal Michel Hazanavicius trionfatore agli Oscar con la pellicola muta The artist.

Nei panni del noto regista troviamo l’attore Louis Garrel, mentre a ricoprire il ruolo dell’amata Anne c’è la Stacy Martin di Nymphomaniac, entrambi coinvolti nella confessione di un amore contrastato tra arte e politica, nel mezzo dei moti rivoluzionari sessantottini. Il film è stato presentato in concorso al Festival di Cannes 2017.

Intervenuti a Roma per una conferenza, Hazanavicius e Garrel hanno incontrato la stampa per poter raccontare gli eventi e cosa li ha portati alla realizzazione del film; è il regista ad aprire le danze dicendo “Negli Stati Uniti il titolo sarà Godard mon amour, ma sono altamente soddisfatto del titolo italiano. Diventa difficile capire chi è il vero Godard, anche se alla base di questo film c’è un libro.  Godard è un personaggio sfaccettato, paradossale, a suo modo un eroe che ha sempre lottato per ciò che crede. Un personaggio libero, complesso e, ripeto, paradossale”, mentre Garrel ha proseguito “Il Jean-Luc Godard di oggi non è più quello del ’68. E’ un film non nostalgico, è un film su un tono di commedia nel vivere quest’epoca in cui i rapporti erano più intensi”; Hazanavicius si è accodato dicendo “E’ anche una persona innamorata, che non sa amare ed amare se stessa”.

In più il regista ha confermato “Amo il Godard del primo periodo, al di fuori dell’industria di cinema. Ma mi piace il suo modo di affascinare il cinema. Invece quelli del Gruppo Dziga Vertov sono contrari alla mia idea di cinema. Io ho fatto attenzione a non giudicare le scelte artistiche di Godard, con tutte le sfumature che il personaggio ha portato. Ho parlato di un rapporto tra un uomo e una donna”.

In più, parlando dello stile usato per raccontare Il mio Godard, Hazanavicius ha aggiunto “E’ molto difficile capire le scelte da fare, ma se vediamo ad altre arti abbiamo sempre trovato artisti che si tramandano tra di loro. Amo procedere creando una serie di rimandi e, nei riguardi dello spettatore, è anche giusto curare l’aspetto tecnico del tutto; se non ci fosse stata questa cura tecnica anche da Il mio Godard sarebbe uscito un ritratto derisorio”.

Garrel ha aggiunto “Non è un film realista, è una commedia accettabile dall’inizio. Questo film è visto come un documentario inoltre, ed il ’68 è trattato in modo serio”, mentre Hazanavicius ha spiegato “Non c’era la volontà di mostrare Godard come uno che ha sacrificato la propria arte, ma l’affrontare il ’68 ha mostrato una frattura nella sua carriera. Non trovo che abbia fatto un sacrificio ma ha fatto una scelta giusta, reinventandosi”.

Il giovane attore invece ha detto “Ancora oggi, quando ascolto Godard, ho ammirazione per lui. Anche ascoltandolo soltanto posso divertirmi, praticamente lo stesso livello di interesse che ho trovato per questo film”.

 

Sul concetto di cosa sia politico o no oggi, il regista ha confermato “Tutto è politica, anche la commedia più stupida è politica. Allora non erano i film di Godard a portare la gente in sala, quello che mi preme è la potenza del cinema. All’epoca i film non erano molti ed erano preziosi. Oggi con i mezzi che abbiamo, guardandoli in smartphone e computer, si sono molto volgarizzati”, proseguendo poi su che tono ha utilizzato per il suo film “La mia preoccupazione costante è stata quella di trovare un equilibrio, tra tragedia e commedia. I miei riferimenti sono stati i film di Scola, Risi e Monicelli, più Billy Wilder e Ernst Lubitsch, quei film che ci hanno regalato la descrizione del vero essere umano, con i suoi pregi e difetti”.

Su cosa l’abbia convinto a partecipare al progetto, Garrell ha spiegato “Mi interessava e come attore ho fatto anche l’attore autobiografico; la mia generazione ha sempre giocato con i personaggi. Per me Godard aveva un coraggio incredibile, perché era solo contro tutti”.

Sulla ricostruzione dell’epoca sessantottina Hazanavicius ha raccontato “Il ’68 nel mio film non è trattato in modo comico ma al primo livello, cioè ricostruendo l’energia iniziale dei giovani, la loro rabbia. In parallelo con oggi è complicato; assistiamo ad un movimento di radicalizzazione politica. All’epoca lo spirito della rivoluzione era per spodestare la destra dal potere, abbiamo avuto la rivoluzione per sostituire i vecchi con i giovani; oggi tocca mantenere lo spirito rivoluzionario repubblicano”; Garrel ha proseguito “Oggi è più difficile trovare nuove forme di discussione, un nuovo modo di parlare che non sia la stessa cosa, monotona”.
Ha chiuso la conferenza Hazanavicius affermando “In Francia oggi i rivoluzionari sono rappresentati da personaggi catastrofisti e tristi. Ma nel passato non era affatto così”.

Il mio Godard è nelle sale dal 31 ottobre.

Mirko Lomuscio