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“Blade Runner 2049”: incontro con Denis Villeneuve e Sylvia Hoeks

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L’appuntamento è per il 4 ottobre 2017, e i cultori della fantascienza più osannata davvero non possono mancare; Blade runner 2049 vedrà la luce in sala, 35 anni dopo che il capostipite diretto da Ridley Scott cominciò il suo percorso di opera ispiratrice in ogni dove della settima arte.

Le vicende dei replicanti ribelli e dei cacciatori di taglie che li stanano proseguono in questa nuova avventura,  con protagonista stavolta Ryan Gosling, che veste i panni dell’agente K, e l’immancabile presenza di Harrison Ford, che ricopre di nuovo i panni di Rick Deckard, come nel primo film.

Il cast comprende inoltre la bravura di attori del calibro di Jared Leto, Robin Wright, Sylvia Hoeks, Dave Bautista e Ana de Armas; prodotto da Scott stesso, Blade runner 2049 vede dietro il timone di regia il talentuoso, di origini canadesi, Denis Villeneuve, autore di pellicole come Sicario e il recente Arrival, titolo per cui è stato candidato agli ultimi Oscar.

In occasione della presentazione di 15 minuti della sua nuova pellicola, Villeneuve è intervenuto a Roma per un panel, dove ha presenziato assieme all’attrice Hoeks; non molto è stato possibile tirar fuori dal film, che ovviamente è tenuto nell’assoluta segretezza in tutto e per tutto, ma il nostro regista si è lasciato andare in una lunga chiacchierata che ha voluto aprire dicendo “Io vorrei partire con la definizione di replicanti, progettati per essere sfruttati come schiavi. La maggior parte di coloro che viaggiano nello spazio sono portati ad abitare dei pianeti per renderli poi vivibili. Ma questi di replicanti sono vietati dalla legge e i blade runner servono per scovarli e catturarli”.

Inoltre ha aggiunto “Chi conosce il mondo del primo Blade runner troverà qua le cose diverse, potrà notare infatti che le cose non sono andate per il verso giusto e le condizioni climatiche sono peggiorate. Abbiamo escluso internet dal contesto, inserendo un blackout che bloccasse i terminali e portasse il protagonista a sondare gli indizi a mani nude, come i film di una volta”.

Su come ha cominciato ad approcciarsi con Gosling ha detto “Quando abbiamo inizialmente visto l’evoluzione di Blade runner 2049, Ridley Scott mi ha subito proposto Ryan Gosling come protagonista. Ho letto la sceneggiatura e l’ho trovata perfetta, poi ho chiamato Ryan, che non aveva mai fatto un film di questa portata. Ha accettato spontaneamente e ovviamente si è ispirato al lavoro svolto da Harrison Ford nel primo Blade runner”; in più ha aggiunto “Io amo gli attori che non fanno gli attori a tutti i costi, amo colo che sono il personaggio. Quegli artisti che con poche espressioni danno quelle emozioni necessarie, come Clint Eastwood o Harrison Ford stesso”.

Poi è stata la volta della Hoeks, che ha detto emozionata “Non mi sarebbe mai potuta capitare un’offerta migliore. Non posso parlare tanto di Luv: lavora per Wallace, interpretato da Jared Leto, ed hanno un rapporto complesso e una relazione intensa”, specificando anche “Uno degli aspetti che può attirare l’attenzione del pubblico è la presenza di personaggi femminili molto forti. Ho lavorato con Robin Wright, con cui ho collaborato molto volentieri. E’ stato possibile per me esplorare elementi molto ricchi, come la saggezza, la satira anche”.

Inevitabile per Villeneuve parlare dell’aspetto visivo di Blade runner 2049 “Il primo film è stato dal punto di vista estetico un film che ha lasciato il segno. Abbiamo voluto creare qualche analogia con il primo film, un mondo che nel frattempo è peggiorato, soprattutto a livello climatico, infatti unico elemento differente presente qua è la neve. Cerco sempre di pensare al mio punto di partenza per l’aspetto visivo, e la mia ispirazione sono state le luci del nord, come anche per il direttore della fotografia Roger Deakins. Ho detto a Roger di affrontare qualche sfida per arrivare alla tonalità giusta”.

Importante per il regista è stato l’utilizzo di set veri “Ovviamente quando si fa un film futurista la CGI è importante, ma la prima premessa è stata quella di avere tutti i set ricostruiti. Cosa che ha rincuorato me e il resto del cast. Io sono grato alla produzione di questo, perché è stato come un ritorno alle origini per il cinema così”.

La Hoeks invece ha aggiunto sul suo ruolo “E’ molto difficile dire altro, ma forse dovremmo rivederci una volta uscito il film. Jared è stato affascinante poterlo vedere al lavoro in scena, lui non è mai uscito dal suo personaggio. E’ così che abbiamo lavorato ed in più ci sono stati elementi che hanno intensificato il rapporto tra Luv e Wallace”.

Sull’imminente mezza età a cui sta andando incontro Villeneuve, il regista ha confessato “Mi piace invecchiare; più si invecchia, più sono in pace con me stesso. Ho fatto tanti film in poco tempo e questi imminenti 50 anni mi consentono di riflettere su cosa voglio fare in futuro”, mentre in riguardo la Hoeks ha dichiarato “Io ho accettato l’imperfezione col passare degli anni. Sono felicissima delle esperienze avute negli anni”.

Grande poi è la responsabilità per l’autore di Arrival nel prendere in mano questo progetto “Non ho certamente accettato a cuor leggero questo film, ho accettato sapendo che sarebbe stato fondamentale sapere se sarà venuto diverso dal primo film e cose del genere. E accettando questo pensiero ho accettato di fare questo film. Per me il cinema è arte e non si può fare arte senza rischi”, aggiungendo anche un punto di osservazione sull’uso odierno della tecnologia “Ci troviamo in un periodo di transizione e il rapporto con la tecnologia è tale come fossimo scimmie davanti ad uno specchio, senza renderci conto che cosa succede intorno”.

In più Villeneuve ha stilato una serie di elementi utili per la realizzazione di un’opera così importante “Un film di Blade runner deve avere un tono melanconico e poi molto fumo (ride). Devono esserci elementi forti, come la musica e atmosfere create in maniera esemplare. Per la musica sono stati usati i medesimi strumenti utilizzati da Vangelis per il primo film”.

Anche la Hoeks ha avuto modo di esprimere il suo giudizio sui ricordi legati al film orignale del 1982 “Il primo Blade runner lo vidi con la mia famiglia e Rutger Hauer era il nostro eroe olandese, ricordo che al sera non riuscii a dormire perché continuavo a chiedermi diverse cose nella mia mente. Anche al provino avuto per Blade runner 2049 ho avuto la stessa sensazione di ansia che ebbi alla visione del primo film”.

Infine Villeneuve spiega cosa rappresenta per lui un lungometraggio fantascientifico del genere “Quando si fa un film futurista non si parla esclusivamente del futuro, ma bensì del presente”, chiudendo con al dichiarazione “Per me Arrival è sì fantascienza, ma al tempo stesso è un viaggio nell’intimo, come anche questo Blade runner 2049. Mi piace poter esplorare l’esistenzialismo”.
Preparatevi quindi, il 4 ottobre un nuovo viaggio tra la magnificenza del futuro vi attende: Blade runner 2049.

Mirko Lomuscio